Droghe “leggere”: cosa cambia dopo la sentenza della Consulta sulla Fini-Giovanardi

13 febbraio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 febbraio 2014



Pene più leggere e prescrizione ridotta per chi spaccia droghe “leggere”, ma per avere chiarezza occorrerà attendere la prossima conversione del decreto “svuota-carceri”.

 

La Consulta ha dichiarato ieri l’incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi [1] (ne abbiamo parlato nell’articolo: “Incostituzionale la legge Fini-Giovanardi”) che aveva parificato le pene per chi spaccia droghe “leggere” e “pesanti”. L’effetto “demolitore” di questa sentenza dipenderà tuttavia anche dal decreto “svuota-carceri” [2], di prossima conversione, che aveva già modificato la legge sulle stupefacenti.

Ecco cosa cambia certamente e cosa resta dubbio, specificando che gli effetti della sentenza della Corte costituzionale si avranno a partire dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma con effetto retroattivo per i fatti commessi in precedenza.

Le pene prima del decreto “svuota-carceri”.

Prima dell’entrata in vigore del decreto “svuota-carceri” (23 dicembre 2013) la legge puniva con le stesse pene chi spacciava droghe leggere e pesanti.

La pena andava da un minimo di 6 a un massimo di 20 anni di reclusione e da un minimo di 26.000 € a un massimo di 260.000 € di multa [3].

Per i fatti di minore gravità (es. piccoli quantitativi di droga) la pena andava da 1 anno a 6 anni di reclusione e da 3.000 € a 26.000 € di multa [4].

Il termine massimo di prescrizione era il medesimo per tutte le ipotesi (25 anni).

Cosa è cambiato con il decreto “svuota-carceri”.

Il decreto “svuota-carceri” ha introdotto un reato autonomo per i fatti meno gravi e limitatamente a questi ha leggermente diminuito le pene.

La pena per i fatti di minore gravità va ora da 1 anno a 5 anni di reclusione e da 3.000 € a 26.000 € di multa.

La novità più rilevante è data dal fatto che per questi fatti – i più frequenti nelle aule di Tribunale – la prescrizione diminuisce di parecchio, scendendo dal precedente termine massimo di 25 anni a quello di 7 anni e mezzo.

La sentenza della Corte costituzionale del 12 febbraio 2014.

La sentenza della Consulta di ieri ha dichiarato l’illegittimità della legge Fini-Giovanardi che aveva parificato le pene per le droghe leggere e pesanti. Le pene quindi tornano ad essere quelle previste fino al 2005, secondo il seguente schema:

Droghe “pesanti”:

–  fatti di maggiore gravità: reclusione da 8 a 20 anni e multa da 50 milioni a 500 milioni di lire;

–  fatti di minore gravità: reclusione da 1 a 6 anni e multa da 5 milioni a 50 milioni di lire;

–  termine massimo prescrizione: 25 anni.

Droghe “leggere”:

–  fatti di maggiore gravità: reclusione da 2 a 6 anni e multa da 10 milioni a 50 milioni di lire;

–  fatti di minore gravità: reclusione da 6 mesi a 4 anni e multa da 2 milioni a 20 milioni di lire;

–  termine massimo prescrizione: 7 anni e mezzo.

Questo è il quadro delle pene per i reati commessi fino al 23 dicembre 2013, data di entrata in vigore del decreto “svuota-carceri”, con la conseguenza che chi ha un processo pendente per questi fatti potrà usufruire di una pena minore e dei termini ridotti di prescrizione, anche se è già stato condannato in primo o in secondo grado e la sentenza non è passata in giudicato.

Per i reati commessi successivamente occorrerà attendere l’intervento del Parlamento, che deve ancora convertire in legge lo “svuota-carceri”.

Se il decreto venisse approvato senza modifiche  ne verrebbe fuori un quadro confusionario, incerto e paradossale.

Si tornerebbe infatti ad avere la medesima pena, senza distinzione tra droghe “leggere” e “pesanti”, ma limitatamente ai fatti di minore gravità.

Per i fatti più gravi resterebbe la distinzione, con la paradossale conseguenza che per le droghe leggere si avrebbe una differenza di pena minima fra fatti gravi e meno gravi, mentre per le droghe pesanti si arriverebbe addirittura ad avere per i fatti minori una pena più bassa di quella previste per i fatti più gravi relativi a droghe leggere.

Occorrerà quindi attendere l’eventuale intervento del Parlamento, sperando altresì che la prossima pubblicazione delle motivazioni della sentenza della Corte costituzionale facciano chiarezza.

note

[1] Artt. 4 bis e 4 vicies ter D.L. n. 272/2005, convertito con modificazioni dall’art. 1 L. n. 49/2006.

[2] Art. 2 D.L. n. 146/2013.

[3] Art. 73 comma 1 D.P.R. n. 309/1990.

[4] Art. 73 comma 5 D.P.R. n. 309/1990.

Autore immagine: 123rf.com


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