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News Estese anche ai dirigenti mobilità e cassa integrazione: lo impone la Corte di Giustizia

News Pubblicato il 13 febbraio 2014

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Sulla procedura dei licenziamenti collettivi, la Corte di Giustizia condanna l’Italia: la nostra legge è contraria alle norme Ue perché esclude i dirigenti da mobilità e cassa integrazione; il diritto comunitario non distingue fra categorie di lavoratori.

Ancora una volta l’Italia è colpevole di non aver armonizzato la propria normativa interna con il diritto comunitario. Secondo la Corte di Giustizia [1], infatti, la nostra legge sui licenziamenti collettivi violerebbe il diritto comunitario poiché esclude la possibilità per i dirigenti di accedere alla mobilità e alla cassa integrazione.

Se da un lato, infatti, le norme dell’Unione Europea [2] non fanno alcuna distinzione tra le varie categorie di lavoratori, la legge italiana [3] sulla mobilità e Cig si applica, invece, solo a operai, impiegati e quadri. In pratica, l’UE chiede che la nostra normativa, così come nel resto d’Europa, consenta anche ai dirigenti di andare in cassa integrazione e mobilità.

La direttiva comunitaria sui licenziamenti [2] è estesa a tutti i lavoratori senza eccezione: non risulta dunque recepita in modo corretto dalla nostra legge [3], la quale ammette a beneficiare delle garanzie previste tutti i lavoratori tranne i dirigenti, circostanza peraltro avvalorata sia dall’interpretazione della Cassazione che della pubblica amministrazione.

 

Il primo problema creato dalla sentenza riguarda l’individuazione della regola da seguire per il prossimo futuro. Mentre fino a ieri il licenziamento del dirigente era una questione sempre e soltanto individuale, a prescindere dal numero complessivo di esuberi gestiti dall’azienda, ora la questione cambia radicalmente.

Ogni volta che dovranno essere effettuati dei licenziamenti plurimi, il computo degli esuberi dovrà tenere conto anche dei dirigenti eventualmente coinvolti e la soglia prevista dalla legge per l’obbligo di utilizzo della procedura collettiva (almeno cinque esuberi per unità produttiva, nell’arco di 120 giorni) scatterà con maggiore facilità.

Il principio affermato dalla sentenza crea un altro problema, ancora più difficile da gestire: come applicare le singole regole della procedura contenute nella legge sui licenziamenti collettivi ai dirigenti? La Corte di giustizia europea si è limitata a dire che questi lavoratori sono ingiustamente esclusi dalla procedura, quindi i datori di lavoro, per essere conformi al principio, dovranno applicare tutte le singole regole della procedura anche ai dirigenti, senza fare distinzioni.

Questa non sarà un’operazione agevole. Potrà essere semplice coinvolgere i dirigenti nella fase di avvio: basterà includerli nella lista del personale in esubero e invitare i loro rappresentanti sindacali al tavolo negoziale. Meno facile sarà l’applicazione di altre regole, come quella sui criteri di scelta dei lavoratori da licenziare o sulle comunicazioni da inviare alla fine della procedura.

A questo punto l’Italia dovrà adeguarsi per evitare nuove sanzioni. In vista, quindi, di una normativa che amplierà le garanzie per i dirigenti (ma chissà quando), nel frattempo, ai dirigenti licenziati senza il rispetto delle norme comunitarie non resterà che il ricorso alla Corte di Giustizia Europea.

note

[1] C. Giust. Ue sent. nella causa C-596/12 del 13.02.2014.

[2] L. n. 223/91.

[3] Il riferimento è alla direttiva 98/59.

Autore immagine: 123rf.com


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