Diritto e Fisco | Articoli

Trasferimento con la legge 104

22 Febbraio 2021
Trasferimento con la legge 104

Diritto al trasferimento ad una sede vicina al domicilio del parente portatore di handicap. 

Il lavoratore che assiste una persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado (o entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti) ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede. È quanto dispone la famosa legge 104/1992. 

Secondo la giurisprudenza, il trasferimento con la legge 104 può essere effettuato o previo accordo con il dipendente stesso oppure, anche in assenza di accordo, solo se sussistono eccezionali ragioni di produzione e organizzazione che rendano il trasferimento necessario.

Al dipendente spetta anche il diritto al trasferimento con la 104 nella sede più vicina al domicilio del familiare disabile da questi assistito: tale diritto sussiste non solo all’inizio del rapporto di lavoro (ossia all’atto dell’assunzione) ma anche nel corso del rapporto stesso ed esso è subordinato all’esistenza di un posto vacante.  

Come ha chiarito di recente la Cassazione [1], il diritto ex art. 33 l. 104/92 del dipendente a essere assegnato alla sede più vicina al domicilio del familiare disabile e l’ulteriore diritto a non essere trasferito senza il proprio consenso trova un limite solo ove il suo esercizio leda in misura significativa le esigenze produttive e organizzative del datore traducendosi in un danno per l’attività. Spetta tuttavia al datore di lavoro fornire la prova circa la sussistenza di queste esigenze ostative. In assenza di una valida dimostrazione, il trasferimento con la legge 104 è illegittimo.

C’è da dire che il dipendente non può comunque arbitrariamente rifiutarsi di prendere servizio presso la nuova sede se, contestualmente, non impugna l’atto di trasferimento del datore di lavoro, non avendo questi il potere di stabilire cosa è legittimo o meno. Solo il giudice, adito dopo il ricorso del lavoratore con la 104, può annullare l’ordine di servizio e, quindi, autorizzare il dipendente a restare presso la precedente sede. 

Con la sentenza appena citata, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che chiedeva, al proprio datore di lavoro, di essere trasferita alla sede di lavoro più vicina al domicilio della madre e del fratello, entrambi disabili, in base alla 104/1992. Di fronte al rifiuto dell’azienda, la lavoratrice adiva l’autorità giudiziaria competente.

Secondo la Suprema Corte, già pronunciatasi sul tema con la sentenza a Sezioni Unite del 2008 [2], il diritto soggettivo del dipendente che assista con continuità un familiare portatore di handicap di scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e a non essere trasferito senza il proprio consenso, sussiste solo ove ciò sia “possibile” e cioè qualora, in un bilanciamento tra gli implicati interessi costituzionalmente rilevanti, il suo esercizio non finisca per ledere in maniera significativa le esigenze economiche, organizzative e produttive del datore di lavoro, traducendosi in un danno per l’attività della parte datoriale. È comunque sul datore di lavoro, privato o pubblico che esso sia, l’onere della prova di siffatte circostanze ostative all’esercizio di quel diritto del dipendente.

Nel caso di specie, era stata la società datrice di lavoro, nella propria memoria di costituzione, a dichiarare che, negli anni anteriori, erano state trasferite 70 risorse verso la provincia richiesta dalla lavoratrice. Dunque, proprio l’allegazione della società di aver già provveduto al trasferimento di un numero cospicuo di dipendenti, avrebbe dimostrato la sussistenza di numerosi posti vacanti, uno dei quali sarebbe potuto agevolmente essere destinato alle esigenze della ricorrente.   


note

[1] Cass. Sez. Lav. 18 gennaio 2021, n. 704 

[2] Cass. S.U. sent. n. 7945/2008


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

  1. Buonasera io sono una oss ho 104 per mio papa’ invalidita’ 100% comma 3 punto 3 ora mi e’ stato chiesto di trasferimi per ora un mese poi non si sa in un altra sede dista circa 200 metri posso rifiutarmi?

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube