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Scelta del luogo di lavoro con la legge 104: ultime sentenze

22 Febbraio 2021
Scelta del luogo di lavoro con la legge 104: ultime sentenze

Trasferimento del dipendente pubblico e privato portatore dei benefici della legge 104 per assistere un familiare con handicap: è un diritto?

Il diritto del parente del disabile a scegliere la sede di lavoro più vicina non è assoluto o illimitato

Il diritto di scelta della sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere non è assoluto e privo di condizioni, in quanto l’inciso “ove possibile”, di cui all’art. 33, comma 5, della l. n. 104 del 1992, richiede un adeguato bilanciamento degli interessi in conflitto, con il recesso del diritto stesso ove risulti incompatibile con le esigenze economiche e organizzative del datore di lavoro, in quanto in tali casi – segnatamente per quanto attiene ai rapporti di lavoro pubblico – potrebbe determinarsi un danno per la collettività.

Di conseguenza la possibilità di applicazione può essere legittimamente preclusa da principi e disposizioni che, per la tutela di rilevanti interessi collettivi, non consentano l’espletamento dell’attività lavorativa con determinate dislocazioni territoriali.

Tribunale Arezzo sez. lav., 15/09/2020, n.169

Le esigenze di cura del familiare disabile del lavoratore vanno contemperate con le esigenze economiche ed organizzative del datore di lavoro

In tema di assistenza a familiari disabili, va precisato che il diritto alla scelta della sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere può essere esercitato anche in costanza di rapporto e tale assistenza non deve essere considerata esclusiva sulla base della nuova formulazione testuale derivante dalle modifiche introdotte dalla l. n. 183/2010; va ribadito come tale diritto deve necessariamente essere bilanciato con le esigenze economiche ed organizzative promananti dalla parte datoriale ex art. 41 Cost. In sostanza, il diritto previsto dall’art. 33 l. n. 104/1992 non è illimitato e incondizionato ma, come emerge inequivocabilmente dall’utilizzo della locuzione “ove possibile”, deve essere bilanciato con le esigenze organizzative del datore di lavoro che, nel caso di specie, è l’amministrazione scolastica.

Tribunale Parma sez. lav., 17/02/2020, n.26

Scelta della sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere: natura e inderogabilità della norma

L’art. 33 comma 5 L. n. 104/1992 è un norma attuativa di quei principi di solidarietà sociale previsti dalla costituzione sicché essa non è derogabile dalla contrattazione collettiva .

Tribunale Cosenza sez. lav., 28/01/2020, n.174

Le esigenze di cura del familiare disabile del lavoratore vanno contemperate con le esigenze economiche ed organizzative del datore di lavoro

Il diritto di scelta della sede di lavoro più vicina al proprio domicilio non è assoluto e privo di condizioni, in quanto l’inciso “ove possibile” di cui all’art. 33 della l. n. 104 del 1992 richiede un adeguato bilanciamento degli interessi in conflitto, con il recesso del diritto stesso ove risulti incompatibile con le esigenze economiche e organizzative del datore di lavoro, in quanto in tali casi – segnatamente per quanto attiene ai rapporti di lavoro pubblico – potrebbe determinarsi un danno per la collettività.

Tribunale Roma sez. lav., 04/09/2019

Il caregiver familiare e il diritto alla scelta della sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere

Secondo quanto stabilito dall’art 33, comma 5, l. n. 104 del 1992, il diritto del cd. caregiver familiare a scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio del congiunto disabile può essere esercitato sia all’atto dell’assunzione, mediante la scelta della sede in cui viene svolta l’attività lavorativa, sia nel corso del rapporto, con una domanda di trasferimento, ove ciò sia possibile e purché sussistano i requisiti oggettivi e soggettivi di cui all’art 33, comma 3, l. n. 104 del 1992. Invero la ratio della disposizione in oggetto è quella di agevolare coloro che si occupano dell’assistenza di un proprio parente non più autosufficiente, con il presupposto che il ruolo delle famiglie è fondamentale nella cura. Pertanto, è da ritenersi irrilevante se tale esigenza di assistenza sia sorta nel corso del rapporto di lavoro o sia presente già all’instaurazione dello stesso, poiché, la necessità di sostegno al congiunto disabile può essere fatta valere in ogni momento dal lavoratore.

In materia di assistenza ai portatori di handicap, l’art. 33, comma 5, della l. n. 104 del 1992, nel testo modificato dalla l. n. 53 del 2000 e dalla l.n. 183 del 2010, circa il diritto del lavoratore che assiste un disabile in situazione di gravità di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, va interpretato nel senso che tale diritto può essere esercitato, al ricorrere delle condizioni di legge, oltre che al momento dell’assunzione, anche nel corso del rapporto di lavoro, deponendo in tal senso il tenore letterale della norma, in coerenza con la funzione solidaristica della disciplina e con le esigenze di tutela e garanzia dei diritti del soggetto portatore di handicap previsti dalla Costituzione e dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata e resa esecutiva con l. n. 18 del 2009.

Cassazione civile sez. lav., 01/03/2019, n.6150

Diritto del lavoratore con handicap, o che assista un portatore di handicap, di scegliere la sede di lavoro: ambito e limiti

Il lavoratore portatore di handicap ovvero che assista con continuità un partente o affine entro il terzo grado portatore di handicap, convivente, può esercitare la scelta della sede di lavoro – ex art. 33 L. 104/92 – non solo all’inizio del rapporto di lavoro ma anche durante lo svolgimento dello stesso, nel momento in cui, nel corso della prestazione, si verifichino le condizioni necessarie per determinare l’insorgenza del diritto in questione; tale norma di favore, benché non attribuisca un diritto assoluto, non può tuttavia essere pretermessa, ove si discuta della individuazione della sede di lavoro di un lavoratore che ne sia beneficiario, né consente che tale diritto sia sacrificato se non a fronte di rilevanti esigenze economiche, organizzative o produttive dell’impresa, che è onere del datore di lavoro allegare, prima, e provare, poi.

Tribunale Roma sez. lav., 10/01/2019, n.111

In tema di mobilità per l’assistenza a disabile, non si può differenziare la fruibilità del diritto di precedenza a seconda della natura della parentela.

Il diritto di scelta della sede di lavoro più vicina al proprio domicilio non è assoluto e privo di condizioni, in quanto l’inciso “ove possibile” richiede un adeguato bilanciamento degli interessi in conflitto, con il recesso del diritto stesso ove risulti incompatibile con le esigenze economiche e organizzative del datore di lavoro, in quanto in tali casi – segnatamente per quanto attiene ai rapporti di lavoro pubblico – potrebbe determinarsi un danno per la collettività.

Ciò nondimeno, a fronte della natura imperativa di tali disposizioni di tutela, che riguardano indistintamente tutti i congiunti di portatori di handicap grave, che siano referenti unici per l’assistenza, non vi sono motivi per differenziare la fruibilità del diritto di precedenza a seconda della natura della parentela. Sono dunque illegittime e vanno disapplicate le disposizioni contrattuali nella parte in cui limitano ai soli trasferimenti nell’ambito provinciale il diritto di precedenza del figlio referente unico per l’assistenza del genitore in condizioni di disabilità grave.

Tribunale Patti sez. lav., 04/07/2018, n.941

Il lavoratore che assiste familiare con handicap grave ha interesse legittimo alla scelta della sede di servizio

Ai sensi dell’art. 33 della Legge n. 104/1992, il lavoratore che assiste un familiare con handicap grave detiene una posizione giuridica qualificabile non come un vero e proprio diritto soggettivo alla scelta della sede di servizio, ma piuttosto come un interesse legittimo pretensivo particolarmente rafforzato.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. I, 08/05/2018, n.659

La regolazione del diritto di precedenza nel trasferimento riguardo ai casi di handicap per i dipendenti dei Conservatori pubblici è coerente con la l. n. 104/92

In materia di diritto del lavoratore pubblico alla scelta della sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, il contratto collettivo decentrato 31 maggio 2002 per il personale dei Conservatori pubblici, con riferimento alle situazioni di handicap, prevede una graduazione nelle precedenze relative alle “operazioni di trasferimento”, assegnando le priorità a seconda delle categorie di menomazione, e, in particolare, nel riconoscere le esigenze di famiglia del personale docente, stabilisce l’attribuzione di punteggi per la cura e l’assistenza di parenti conviventi diversi dai figli e dal coniuge e, quindi, nel caso debba prestarsi assistenza ad un genitore. Dette disposizioni risultano coerenti con l’art. 33 della L. n. 104 del 1992, assegnando a ciascuna situazione, in relazione alla sua gravità ed alle connesse esigenze di assistenza, una considerazione ai fini del trasferimento, sicché, nonostante la natura negoziale, tale disciplina soddisfa l’esigenza basilare dell’amministrazione alla corretta gestione della mobilità del personale, e si colloca nell’ambito del principio del bilanciamento degli interessi che la L. n. 104 del 1992 privilegia.

Tribunale Bari sez. lav., 01/03/2018, n.811

Possibilità di scelta della sede di lavoro per lavoratore che assiste disabile: l’agevolazione non opera in automatico

L’agevolazione prevista al comma 5 dell’art. 33 della Legge n. 104/1992 non opera automaticamente, come emerge dal tenore letterale dell’inciso “ove possibile”, per il lavoratore che presenta i requisiti richiesti ma deve essere anche il risultato di un’operazione di bilanciamento di tutti gli interessi costituzionalmente coinvolti, realizzabile mediante una concreta comparazione dei carichi di lavoro dei due uffici di diversa appartenenza regionale presi in considerazione.

Corte appello Milano sez. lav., 12/06/2017, n.1154

Diritto del familiare dell’handicappato alla scelta della sede di lavoro più vicina al proprio domicilio: limiti

Il diritto del familiare dell’handicappato alla scelta della sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, previsto dall’art. 33 della legge 5 febbraio 1992 n. 104, va interpretato nel senso della necessità di effettuare una valutazione degli interessi contrapposti che vanno bilanciati; l’esercizio del diritto del lavoratore non può essere esercitato in danno dell’interesse del datore alle esigenze economiche, produttive ed organizzative dell’impresa; tuttavia grava sul datore di lavoro l’onere di provare che l’esercizio del diritto del lavoratore incida in maniera consistente sugli interessi dell’impresa.

Tribunale Milano sez. lav., 01/06/2017, n.1635



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