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Concorrenza sleale per diffamazione e denigrazione: ultime sentenze

22 Febbraio 2021
Concorrenza sleale per diffamazione e denigrazione: ultime sentenze

La concorrenza sleale, con diffusione di notizie a discredito di prodotti altrui: giurisprudenza art. 2958 cod. civ. 

No concorrenza sleale in caso di esternazioni occasionali a singoli interlocutori

La concorrenza sleale, consistente nel diffondere notizie ed apprezzamenti sui prodotti altrui in modo idoneo a determinare il discredito, richiede un’effettiva divulgazione ad un numero indeterminato, o quanto meno ad una pluralità di soggetti cioè ad un pubblico indifferenziato, e non è pertanto configurabile nell’ipotesi di esternazioni occasionalmente rivolte a singoli interlocutori nell’ambito di separati e limitati colloqui.

Tribunale Genova, 26/06/2020, n.970

Configurabilità della fattispecie di concorrenza sleale per denigrazione

Ai fini della configurabilità della fattispecie di concorrenza sleale per denigrazione, le notizie e gli apprezzamenti diffusi tra il pubblico non debbono necessariamente riguardare i prodotti dell’impresa concorrete ma possono avere a oggetto anche circostanze od opinioni inerenti in generale all’attività di quest’ultima, la sua organizzazione o il modo di agire dell’imprenditore nell’ambito professionale (esclusa la sfera strettamente personale e privata), la cui conoscenza da parte dei terzi risulti comunque idonea a ripercuotersi negativamente sulla considerazione di cui l’impresa gode presso i consumatori, dovendosi apprezzare, ai fini della potenzialità lesiva delle denigrazioni, non solo l’effettiva diffusione tra un numero indeterminato (o una pluralità) di persone, ma anche il contenuto fortemente diffamatorio degli apprezzamenti stessi.

Nello schema tipico configurato dal legislatore, quindi, l’illecito denigratorio è caratterizzato necessariamente (anche sotto il profilo semantico) dalla diffusione di notizie discreditanti, non essendo configurabile un distinto illecito di condotta denigratoria che prescinda dalla diffusione delle notizie aventi efficacia discreditante.

Cassazione civile sez. I, 12/02/2020, n.3453

La concorrenza sleale per denigrazione non postula la falsità dei fatti affermati, potendo configurarsi quale comportamento non conforme alla correttezza professionale, ove idoneo a produrre discredito, anche la divulgazione di circostanze o di notizie vere ma, in quest’ultimo caso, solo quando e negli stretti limiti in cui siano contestualmente formulate vere e proprie invettive ed offese gratuite nei confronti del concorrente, che traggano cioè, nella diffusione delle notizie veritiere, mero spunto o pretesto.

Ai fini della configurabilità della concorrenza sleale per denigrazione, le notizie e gli apprezzamenti diffusi tra il pubblico non debbono necessariamente riguardare i prodotti dell’impresa concorrente ma possono avere ad oggetto anche circostanze od opinioni inerenti in generale l’attività di quest’ultima, la sua organizzazione o il modo di agire dell’imprenditore nell’ambito professionale (esclusa la sfera strettamente personale e privata), la cui conoscenza da parte dei terzi risulti comunque idonea a ripercuotersi negativamente sulla considerazione di cui l’impresa gode presso i consumatori, dovendosi apprezzare, ai fini della potenzialità lesiva delle denigrazioni, non solo l’effettiva “diffusione” tra un numero indeterminato (od una pluralità) di persone, ma anche il contenuto fortemente diffamatorio degli apprezzamenti stessi.

Cassazione civile sez. I, 31/10/2016, n.22042

Nell’ipotesi di illecito concorrenziale compiuto da un dipendente dell’imprenditore che ne abbia tratto vantaggio, quest’ultimo è obbligato a risponderne in base a quanto disposto dall’art. 2049 c.c., in virtù del mero rapporto intercorrente con il soggetto agente, sebbene l’atto illecito non sia causalmente riconducibile allo svolgimento delle mansioni affidate al dipendente stesso. Risulta infatti sufficiente che tra le mansioni svolte dal dipendente e l’illecito sia configurabile un rapporto di occasionalità necessaria, sussistente anche laddove il dipendente abbia agito nell’ambito dell’incarico affidatogli, superando i limiti delle proprie attribuzioni o all’insaputa del datore di lavoro.

Cassazione civile sez. I, 22/09/2015, n.18691

La concorrenza sleale di cui all’art. 2598 n. 2 c.c., consistente nel diffondere notizie ed apprezzamenti sull’attività altrui in modo idoneo a determinarne il discredito, richiede un’effettiva divulgazione della notizia ad una pluralità di persone, e non è, pertanto, configurabile nell’ipotesi di esternazioni occasionalmente rivolte a singoli interlocutori nell’ambito di separati e limitati colloqui.

Cassazione civile sez. I, 08/03/2013, n.5848

La divulgazione di notizie vere integra l’illecito di concorrenza sleale per denigrazione solo se effettuata in modo tendenzioso e subdolo, e cioè quando il fatto non è presentato nella sua oggettività e l’esposizione di esso getta discredito sul concorrente (nel caso di specie è stato giudicato lecito un comunicato stampa che rispecchiava il contenuto di una sentenza e lo esponeva in modo ritenuto non tendenzioso).

Tribunale Torino, 20/09/2010

Al riguardo si vedano Vanzetti-Di Cataldo, 80, i quali sottolineano la necessità, ai fini dell’esclusione dell’illecito concorrenziale, che le «affermazioni screditanti vere lo siano pienamente, non siano cioè elaborate in modo tendenzioso e quindi idoneo a determinare effetti screditanti che eccedano l’esigenza di informazione del pubblico», e che dunque le «notizie e gli apprezzamenti (siano) non soltanto rigorosamente veri …, ma anche esposti in modo obiettivo»; in giurisprudenza cfr. Cass. 2 aprile 1982, n. 2020 (1585/4); Trib. Bologna, 6 febbraio 2009 (5403/1); Trib. Bologna, 14 giugno 2004 (4752/4); Trib. Bologna, 5 gennaio 2000 (4217/1); Trib. Catania, 19 giugno 1998 (3928/1); Trib. Monza, 16 giugno 1998 (3821/1); Trib. Torino, 17 marzo 1998 (3910/3); e App. Torino, 30 aprile 1997 (3663/1). L’ordinanza ha confermato in sede di reclamo Trib. Torino, 26 luglio 2010 (ord.) (5576).

In linea generale, la concorrenza sleale per denigrazione non postula necessariamente la falsità dei fatti affermati o degli apprezzamenti compiuti, atteso che può configurare comportamento non conforme alla correttezza professionale anche la divulgazione di circostanze o notizie vere, ove effettuata in modo tendenzioso o subdolo, così da produrre discredito per l’imprenditore concorrente. Pertanto, anche l’incompletezza delle informazioni ed il carattere suggestivo della narrazione configura un’ipotesi di concorrenza sleale per denigrazione vietata dall’articolo 2598, n. 2., c.c.Il carattere denigratorio delle affermazioni pubblicate va escluso in considerazione del contenuto obiettivo della dichiarazione contestata, della genericità della stessa, del regime di pubblicità della notizia riferita nel messaggio (nella specie l’esito di un giudizio tra due concorrenti) e, infine, del carattere isolato dell’episodio denunciato.

Tribunale Roma Sez. Proprieta’ Industriale e Intellettuale, 16/07/2009

La condotta denigratoria che non implichi la diffusione di notizie discreditanti non esclude la configurabilità della Concorrenza sleale

La fattispecie di cui al n. 2 dell’art. 2598 c.c. può concretizzarsi attraverso due distinte condotte illecite di cui la prima presenta, quale elemento costitutivo, la diffusione di notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull’attività di un concorrente aventi l’idoneità a discreditarlo. Ne consegue che la condotta denigratoria non implicante la diffusione di notizie discreditanti non configura l’illecito di cui alla fattispecie contemplata dal n. 2 della citata norma, ma potrebbe rientrare nell’ambito della diversa fattispecie di concorrenza sleale di cui al n. 3 dell’art. 2598 c.c.

Cassazione civile sez. I, 12/02/2020, n.3453

La legittima difesa non esclude la responsabilità civile per l’illecito concorrenziale

La legittima difesa, quale reazione difensiva ad un’altrui offesa, non può consistere nella divulgazione di notizie false sui prodotti e l’attività del concorrente e non esclude, quindi, la responsabilità civile per l’illecito concorrenziale previsto dall’art. 2598, comma 1, n. 2, c.c.

Cassazione civile sez. I, 31/10/2016, n.22042

Prodotti: discredito

L’articolo 2598, n. 2, del codice civile ritiene concorrenzialmente sleale la diffusione di notizie e apprezzamenti sull’attività di un concorrente, idonei a determinare un discredito. Tale disposizione, inserita del contesto della disciplina della concorrenza (che si incentra sul concetto di danno concorrenziale potenziale e quindi riguarda solo le attività atte ad incidere negativamente sulla proiezione sul mercato del concorrente) si riferisce pertanto essenzialmente ad una denigrazione dell’attività imprenditoriale che possa determinare discredito negli utenti in relazione ai prodotti o servizi offerti in concorrenza con quelli del denigrante. Ed è in relazione a tale ipotesi che la giurisprudenza ha elaborato criteri di valutazione estremamente restrittivi, richiedendo che le notizie e gli apprezzamenti siano non solo rigorosamente veritieri ma anche esposti in modo obbiettivo che non ecceda l’esigenza di informazione del pubblico.

Non è infatti consentito all’operatore commerciale o supportare una propria politica sui canali esclusivi di vendita, diffondendo notizie inveritiere, tali dovendosi considerare anche quelle incomplete, ed espresse in modo subdolo e tendenzioso.

Tribunale Milano Sez. Proprieta’ Industriale e Intellettuale, 04/06/2013, n.7808 



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