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Quando è tentata estorsione?

26 Giugno 2021
Quando è tentata estorsione?

Quando si realizza il delitto di estorsione e quando è solo tentata: elementi del reato e sanzioni.

Sei proprietario di un’attività commerciale. Uno sconosciuto si presenta al tuo negozio dicendo di essere amico di un noto esponente dell’ambiente criminale e che se non pagherai una notevole somma di denaro ti costringerà a chiudere presto. Un tuo amico ti consiglia di sporgere immediatamente querela, dicendo che si tratta di un tentativo di estorsione. Ma quando è tentata estorsione? Per rispondere a questa domanda è fondamentale, innanzitutto, capire in cosa consiste il delitto di estorsione per poi passare al tentativo; vediamo, quindi, cosa dice la legge.

Il reato di estorsione

Il reato di estorsione è commesso da chi, con l’utilizzo di violenza o minaccia, costringe qualcuno a fare o non fare qualcosa per trarre un ingiusto profitto causando l’altrui danno [1].

Il nostro legislatore ha previsto tale reato al fine di tutelare sia il patrimonio che la libertà di autodeterminazione del soggetto. La condotta che viene punita, infatti, è quella di chi, tramite violenza o minaccia, costringe altri a fare o non fare qualcosa (ad esempio, a consegnare una determinata somma in denaro).

La minaccia

La minaccia deve essere idonea a ledere la libertà di autodeterminazione della vittima, cioè a condizionare la sua volontà, tramite la prospettazione di un male ingiusto (ad esempio, come nel nostro caso, la chiusura dell’attività commerciale). Essa può essere esplicita, ma anche implicita, ciò che importa è che sia in grado di incutere timore nella vittima tanto da forzarne la volontà [2].

La violenza

Per quanto riguarda l’utilizzo della violenza, essa consiste nell’utilizzo della forza fisica al fine di mettere la vittima nella condizione di dover cedere alle richieste estorsive per non subire le conseguenze minacciate.

Quando l’estorsione è aggravata?

L’estorsione può essere anche aggravata [3] quando:

  • la violenza o la minaccia sono commesse con l’utilizzo di armi, da persona travisata o da più persone riunite;
  • la violenza si è realizzata ponendo la vittima nello stato di incapacità di volere o di agire;
  • la violenza o la minaccia sono state realizzate da una persona appartenente ad un’associazione mafiosa;
  • il fatto è commesso in abitazione privata o in luoghi tali da ostacolare la pubblica o privata difesa;
  • il fatto è commesso all’interno di mezzi di pubblico trasporto;
  • il fatto è commesso nei confronti di una persona che si trovi nell’atto di fruire dei servizi di istituti di credito (come ad esempio banche), uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro;
  • il fatto è commesso nei confronti di persona ultrasessantacinquenne.

Il Codice penale punisce con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da mille a quattromila euro i casi di estorsione semplice; nelle ipotesi, invece, di estorsione aggravata sopra elencati, la pena sarà maggiore, ossia la reclusione da sette a venti anni e la multa da cinquemila a quindicimila euro.

Affinché si realizzi il reato di estorsione è poi necessario che si verifichi un evento preciso: il reo, per mezzo della sua condotta criminosa, deve ottenere un profitto (ad esempio, una certa somma di denaro) causando alla vittima un danno.

Ma cosa accade nel caso in cui il reo non trae alcun profitto dalla sua condotta e se, di conseguenza, la vittima non subisce alcun danno? In tal caso, il reato non viene portato a compimento e si parlerà di tentata estorsione.

Passiamo quindi all’argomento che ci interessa ed approfondiamo il concetto nel paragrafo che segue.

La tentata estorsione

Torniamo al nostro esempio iniziale, il soggetto che si è presentato al tuo negozio, vantandosi di avere conoscenze influenti tra gli esponenti della criminalità locale, ti ha chiesto di consegnargli una certa somma di denaro, altrimenti ti avrebbe costretto a chiudere l’attività. Molto preoccupato, ti sei immediatamente rivolto alla polizia e non hai mai consegnato nessuna somma di denaro. In tal caso, si parla di tentata estorsione, ma cosa significa esattamente?

Ebbene, devi sapere che il delitto di estorsione appartiene a quella categoria di reati che vengono definiti “reati di evento“. Si tratta di ipotesi previste da determinate norme del Codice penale che, nella descrizione del reato, includono anche il riferimento alla verificazione di un evento specifico quale diretta conseguenza della condotta del reo. Nel caso che ci riguarda, ad esempio, alla condotta di minaccia o violenza è ricollegato l’evento di trarre un ingiusto profitto con altrui danno.

Nei reati di evento è possibile il tentativo [4]: il delitto tentato si realizza quando, nonostante sia stata posta in essere la condotta criminosa, l’evento non si verifica.

Si parla, quindi, di tentata estorsione nel caso in cui, anche se sono stati posti in essere atti idonei a commettere il reato (quali la minaccia o la violenza), l’attività criminosa non si è conclusa per fatti che non dipendono dalla volontà del reo.

La Corte di Cassazione ha chiarito che, per potersi parlare di tentata estorsione, è necessario che la condotta sia valutata idonea a integrare il reato consumato [5]: ciò significa che anche nel caso di tentativo è necessario che la minaccia o la violenza abbiano reale forza intimidatoria.

Il nostro legislatore ha previsto che anche il delitto tentato debba essere punito, ma con una sanzione meno grave rispetto ai casi in cui, invece, il reato viene portato a compimento: nello specifico, la legge prevede che nel caso di tentativo la pena venga diminuita da un terzo a due terzi.

Nel caso di tentata estorsione, quindi, il reo non sarà condannato alle pene indicate nel paragrafo precedente, ma inferiori: ciò significa che il soggetto che ti ha minacciato anziché scontare una pena di cinque anni di reclusione (che come abbiamo visto è la sanzione minima per il reato di cui stiamo parlando), potrebbe averne una di tre anni e quattro mesi (ossia una pena di cinque anni diminuita di un terzo).


note

[1] Art. 629 cod. pen.

[2] Trib. Salerno sez. II n.1065 del 14.07.2020.

[3] Art. 628 cod. pen.

[4] Art. 56 cod. pen.

[5] Cass. pen. Sez. VI n. 40673 del 11.10.2011.


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