Diritto e Fisco | Articoli

Quanto possono durare le indagini preliminari?

26 Giugno 2021
Quanto possono durare le indagini preliminari?

Come si svolgono e quanto durano le indagini nel procedimento penale? Ecco cosa dice la legge.

Ti è stato notificato un atto di avviso di conclusione delle indagini preliminari da parte della Procura della Repubblica. È la prima volta che ti capita di ricevere una comunicazione di questo tipo e ti chiedi di cosa si tratta: cosa significa di preciso? E soprattutto, come funzionano e quanto possono durare le indagini preliminari? Per rispondere a queste domande iniziamo a capire cosa sono le indagini preliminari e qual è la loro funzione.

Indagini preliminari: cosa sono?

Le indagini preliminari [1] costituiscono la prima fase del procedimento penale ed hanno la funzione di verificare se esistono o meno gli elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio. Esse, in pratica, servono a raccogliere gli elementi di prova utili a dimostrare la responsabilità di un soggetto circa la commissione di fatti che costituiscono reato.

Ma come si svolgono le indagini preliminari? Le indagini hanno inizio quando una notizia di reato [2] (vale a dire l’informazione circa il fatto che qualcuno ha compiuto un delitto) giunge al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria; ciò può avvenire in diversi modi, ossia tramite presentazione di denuncia (una dichiarazione con cui si riferisce della commissione di un reato perseguibile d’ufficio), querela (un atto con cui un privato offeso da una determinata condotta illecita chiede che l’autore di questa venga punito), per mezzo di un referto (la segnalazione effettuata da un sanitario)  o tramite informativa della polizia giudiziaria (una sorta di relazione con cui si mette a conoscenza il pubblico ministero della commissione di fatti che possono costituire reato).

Poniamo il caso che un soggetto sia stato aggredito e derubato: le indagini per poter individuare il colpevole inizieranno nel momento in cui, a seguito della presentazione della querela da parte della vittima, il pubblico ministero viene informato della commissione del fatto di reato. In questo momento, il nome del soggetto nei confronti del quale devono essere svolte le indagini (e che assume pertanto la qualifica di indagato) viene iscritto all’interno del registro delle notizie di reato tenuto presso gli uffici della Procura della Repubblica [3].

A questo punto, il pubblico ministero organizza l’intervento della polizia giudiziaria affinché agisca per individuare tutti gli indizi e gli elementi utili per sostenere l’accusa in giudizio. In questa fase, il pubblico ministero può decidere di compiere una serie di attività come ad esempio:

  • svolgere accertamenti tecnici (come ad esempio rilievi segnaletici, fotografici o operazioni per cui sono necessarie specifiche competenze tecniche);
  • effettuare perquisizioni, ispezioni e sequestri;
  • disporre intercettazioni telefoniche;
  • assumere informazioni dalle persone offese (cioè dichiarazioni su quanto accaduto da parte delle vittime del reato) o da tutti i soggetti informati sui fatti;
  • interrogare l’indagato.

Al termine delle indagini, il pubblico ministero esercita l’azione penale [4]. Ma che significa? Dopo aver ricercato le fonti di prova, il pubblico ministero può:

  • formulare il capo di imputazione (cioè descrivere nello specifico il fatto di reato che viene attribuito all’indagato) e chiedere il rinvio a giudizio [5], nel caso in cui gli elementi raccolti nella fase delle indagini preliminari siano sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio: il pubblico ministero, cioè, chiede che venga fissata l’udienza per l’inizio del processo;
  • chiedere l’archiviazione [6] del procedimento, nel caso in cui, invece, gli elementi di prova non siano sufficienti.

Indagini preliminari: quanto durano?

Il nostro legislatore ha previsto una durata ben precisa delle indagini preliminari.

Il Codice di procedura penale stabilisce infatti che il pubblico ministero deve chiedere il rinvio a giudizio entro il termine di sei mesi dalla data in cui il nome della persona sottoposta ad indagini è stato iscritto nel registro delle notizie di reato [7].

Tuttavia, esistono casi in cui il termine di sei mesi viene elevato ad un anno. Si tratta di ipotesi in cui si procede per reati particolarmente gravi quali:

  • omicidio, rapina, sequestro di persona a scopo di estorsione;
  • associazione a delinquere di tipo mafioso;
  • illegale fabbricazione, cessione, detenzione di armi da guerra, di esplosivi o di più armi comuni da sparo;
  • strage;
  • fatto atto a suscitare guerra civile.

Prima che scada il termine previsto per la chiusura delle indagini, il pubblico ministero, se ricorre una giusta causa, può chiedere al giudice una proroga di sei mesi [8], indicando i motivi per i quali è necessario un tempo maggiore.

Se poi le indagini sono particolarmente complesse, il pubblico ministero può chiedere ulteriori proroghe, ciascuna di durata massima pari a sei mesi. Per alcuni reati (come ad esempio il cosiddetto delitto di stalking o di maltrattamenti in famiglia), tuttavia, la proroga potrà essere concessa solo una volta.

La richiesta di proroga dovrà essere notificata all’indagato e alla persona offesa dal reato che ha dichiarato di voler esserne informata; entrambi potranno presentare memorie entro cinque giorni dalla notificazione.

Le proroghe, in ogni caso, non possono protrarre la durata complessiva delle indagini preliminari per un periodo di tempo troppo lungo. Il Codice di procedura penale, infatti, stabilisce che la durata complessiva delle indagini può essere al massimo di diciotto mesi o due anni (se si tratta dei reati gravi ai quali abbiamo fatto riferimento sopra) [9].

Cosa accade allo scadere del termine previsto per lo svolgimento delle indagini preliminari?

Come accennato nel paragrafo precedente, decorso il periodo di tempo previsto per lo svolgimento delle indagini, il pubblico ministero esercita l’azione penale. Se dalle indagini non emergono elementi che provino la colpevolezza dell’indagato o il suo coinvolgimento nei fatti per i quali si procede, il pubblico ministero presenta al giudice per le indagini preliminari la richiesta di archiviazione del procedimento. In caso contrario, invece, il pubblico ministero presenterà richiesta di rinvio a giudizio.

La richiesta di rinvio a giudizio deve essere preceduta dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari [10], con il quale l’indagato viene informato del reato di cui è accusato, della facoltà di nominare un difensore di fiducia, del diritto di visionare ed estrarre copia di tutti gli atti di indagine.

Una volta ricevuto il verbale di notifica, la persona offesa ha venti giorni di tempo per produrre memorie, documenti, investigazioni difensive e chiedere di essere sottoposto ad un interrogatorio.

L’avviso che notifica la chiusura delle indagini preliminari permette, dunque, all’indagato non solo di venire a conoscenza delle ragioni per le quali è oggetto di indagini, ma anche di mettere in piedi la migliore strategia difensiva per prepararsi al processo.


note

[1] Libro V cod. proc. pen.

[2] Art. 330 cod. proc. pen.

[3] Art. 335 cod. proc. pen.

[4] Art. 405 cod. proc. pen.

[5] Art. 416 cod. proc. pen.

[6] Art. 408 cod. proc. pen.

[7] Art. 405 co. 2 cod. proc. pen.

[8] Art. 406 cod. proc. pen.

[9] Art. 407 cod. proc. pen.

[10] Art. 415 bis cod. proc. pen.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube