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Canna fumaria: dove può passare?

26 Giugno 2021 | Autore:
Canna fumaria: dove può passare?

Il percorso può attraversare le pareti di proprietà comune ma l’installazione va fatta a norma e non deve ledere il decoro architettonico dell’edificio.

Panni stesi sui balconi, lenzuola che pendono verso i piani sottostanti, condizionatori che sporgono dalla facciata esterna del palazzo: se a ciò si aggiunge anche qualche canna fumaria che il proprietario di un appartamento o di un negozio vuole realizzare, tutto diventa ancora più problematico.

In molti casi concreti, non è facile stabilire dove può passare la canna fumaria. Le norme tecniche sullo scarico dei fumi impongono che il percorso delle condotte sia il più possibile diritto, senza deviazioni o “gimcane” per aggirare determinati ostacoli. Ci sono poi le possibili opposizioni dei proprietari coinvolti, quelli interessati dal transito delle tubazioni e che spesso dicono “no” se esso avviene nel tratto di cui sono padroni o anche se riguarda le parti condominiali.

Ma la legge stabilisce alcuni criteri fondamentali in proposito e la giurisprudenza li ha specificati per adattarli alle varie situazioni. È fondamentale seguire le prescrizioni tecniche e rispettare il decoro architettonico dell’edificio, ma se esso risulta già leso o compromesso da altri elementi diventa più facile collocare una canna fumaria perché l’alterazione dell’estetica si era già verificata a causa di altri fattori.

Canna fumaria: come deve avvenire lo scarico dei fumi

La canna fumaria è la parte di un impianto di riscaldamento attraverso cui avviene lo scarico dei fumi all’esterno dei locali. Dal punto di vista tecnico, l’altezza della canna fumaria è disciplinata da un regolamento [1] secondo cui «gli impianti termici siti negli edifici costituiti da più unità immobiliari devono essere collegati ad appositi camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti di combustione, con sbocco sopra il tetto dell’edificio alla quota prescritta dalla regolamentazione tecnica vigente».

Così lo sbocco della canna fumaria deve trovarsi sopra il tetto, tranne che nei casi in cui sono consentiti gli scarichi a parete. Per i generatori di calore con gas a condensazione occorre seguire le prescrizioni delle norme tecniche di prodotto che stabiliscono il posizionamento degli impianti di tiraggio anche in base alle classi di efficienza energetica [2].

I regolamenti edilizi comunali possono stabilire ulteriori prescrizioni più restrittive; perciò, è sempre bene rivolgersi a personale specializzato, sia per la progettazione dell’impianto sia per la sua installazione. Per approfondire questi aspetti tecnici puoi leggere l’apposito articolo Come deve essere una canna fumaria a norma.

La tollerabilità delle esalazioni della canna fumaria

Il Codice civile [3] vieta le immissioni di fumo e calore soltanto quando le esalazioni – come quelle di odori e gas di scarico – superino la «normale tollerabilità» e perciò risultino moleste o dannose; altrimenti il proprietario del fondo vicino non può impedirle.

Il superamento del limite di tollerabilità andrà accertato in concreto, contemperando le ragioni della produzione con quelle della proprietà esclusiva, e tra queste in particolare la tranquillità e la salute degli abitanti circostanti.

La canna fumaria in un condominio

Se il regolamento condominiale non prevede un divieto o disposizioni specifiche da seguire per il posizionamento, la canna fumaria in condominio si può installare anche senza dover chiedere l’autorizzazione dell’assemblea, in quanto il Codice civile [4] stabilisce il principio generale secondo cui il condòmino ha diritto di utilizzare le cose comuni purché non ne modifichi la destinazione e non impedisca ad altri di farne analogo uso.

La canna fumaria non rappresenta neppure una costruzione o un’innovazione che altera la destinazione originaria della parete esterna, ma è invece un semplice accessorio di un impianto; dunque, non si può vietare la canna fumaria ad un condomino o contestargli le modalità dell’installazione se sono state seguite puntualmente le norme tecniche e le prescrizioni dei regolamenti comunali e condominiali.

Quindi, è possibile appoggiare la canna fumaria sulle pareti esterne dell’edificio, che rientrano tra queste parti comuni il cui uso è consentito a ciascun comproprietario: tra le funzioni tipiche della facciata, infatti, c’è anche quella di permettere l’appoggio in aderenza di tali impianti (in proposito leggi anche ”Canna fumaria in condominio: quando si può installare”).

Canna fumaria e decoro architettonico

Stabilito così il diritto di ciascun condomino ad utilizzare il muro perimetrale comune per far passare la propria canna fumaria, rimane però un aspetto essenziale da non trascurare: l’impianto non deve mai recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato e non deve alterarne il decoro architettonico, come prescrive espressamente il Codice civile [5].

Se è vero che l’installazione della canna fumaria non muta la destinazione della facciata dell’edificio, è anche vero che essa non deve alterare la fisionomia delle linee estetiche e delle strutture del fabbricato, compromettendone l’aspetto percepibile dall’esterno.

Allora, l’alterazione del decoro architettonico vietata dalla legge può esserci se la canna fumaria crea un visibile pregiudizio estetico, oppure può mancare se il decoro era già stato compromesso da altri impianti o fenomeni precedenti.

L’armonia del fabbricato: come si valuta l’impatto della canna fumaria

Per valutare l’entità e la consistenza della lesione del decoro architettonico contano molto sia lo stato preesistente della facciata esterna sia il tipo di canna fumaria realizzata e, in particolare, le dimensioni della tubatura ed il rivestimento utilizzato (che può essere più o meno compatibile con l’armonia delle altre decorazioni esterne già presenti).

In un recente caso deciso dalla giurisprudenza [6], si è affermato che la lesione del decoro architettonico va valutata «in senso complessivo» e non si realizza se c’erano stati pregressi interventi che avevano compromesso l’estetica del fabbricato.

Nel caso deciso dalla Corte, la parete esterna era già affastellata da numerosi condizionatori, con i motori degli impianti in bella vista, ed i balconi che affacciavano sui cortili venivano utilizzati per stendere i panni ad asciugare. Per questi motivi, i giudici hanno ritenuto che quella canna fumaria (contro cui alcuni condomini si erano opposti) non alterava «in modo visibile e significativo» la struttura e l’armonia del fabbricato: anzi, il suo impatto è stato considerato «trascurabile» nell’impressione complessiva ottenuta dalla visione esterna del palazzo. Inoltre, a diminuire la sua incidenza c’era il fatto che essa era stata rivestita di materiali analoghi a quelli usati per i pluviali, in modo da risultare meno invasiva.

Per ulteriori dettagli leggi anche i seguenti articoli:


note

[1] Art. 5, comma 9, D.P.R. n. 412/1993 e norme UNI-CIG 7129 al punto 4.3.3.

[2] UNI EN 297, UNI EN 483, UNI EN 15502, UNI-CIG 7129 (c.d. Testo unico sugli impianti a gas).

[3] Art. 844 Cod. civ.

[4] Art. 1102 Cod. civ.

[5] Art. 1120 Cod. civ.

[6] Corte d’Appello di Torino, sent. n. 791/20 del 29 luglio 2020.


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