Pensioni: cosa può cambiare con Draghi

22 Febbraio 2021
Pensioni: cosa può cambiare con Draghi

La riforma della previdenza si impone, data la vicina scadenza di Quota 100. Il nuovo Esecutivo ha poche strade davanti a sé.

La deadline è 31 dicembre 2021. In questa data, termina il periodo di sperimentazione triennale di Quota 100, la misura fortemente voluta dalla Lega di Matteo Salvini durante il primo Governo Conte.

Cosa succederà da lì in poi? È ovvio che non si possa sapere con certezza. Il campo è quello delle ipotesi, anche perché il nuovo Esecutivo si è appena insediato e non sono passati inosservati i riferimenti zero alle pensioni nel discorso alle Camere del nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi.

Malgrado la mancanza di accenni a una riforma complessiva della previdenza nel programma del neopremier, va da sé che il Governo non potrà tirarsi indietro, essendo i tempi maturi per una revisione del sistema.

La prima decisione da prendere riguarderà, appunto, proprio Quota 100 (anche se questo è considerato cosa fatta). Si tratta della riforma che consente di andare in pensione prima, rispetto ai canonici 67 anni previsti per la pensione di vecchiaia e, in particolare, già a 62 anni per chi ne ha 38 di contributi.

La fine dei pensionamenti anticipati di Quota 100 viene data praticamente per scontata perché, se anche Draghi non ne ha fatto menzione nel suo discorso, ne ha però parlato in sede di consultazioni con i partiti.

Già il secondo Governo Conte aveva annunciato di volersi muovere in questa direzione. L’alternativa poteva essere una cosiddetta «Quota 102»: 64 anni di età e 38 di contributi o comunque una miscela flessibile la cui somma dia sempre la cifra 102 come risultato. La sola idea ha già fatto sobbalzare non solo Matteo Salvini, che all’epoca si disse «pronto alle barricate», ma anche i sindacati.

Su un punto, però, parti sociali e forze politiche, o almeno la stragrande maggioranza di esse, sono tutti concordi: va trovato il giusto mezzo tra l’andare in pensione a 67 anni e i 62 di Quota 100. Escludendo, quindi, proroghe della misura di stampo leghista, si ripartirà dal confronto tra i sindacati e il nuovo ministro del Lavoro, Andrea Orlando.

Non ci sono molte strade. Una è quella di procedere a una riforma organica (come quella che Conte voleva per il Fisco, urgenza condivisa dallo stesso Draghi), ma bisognerà vedere se il nuovo Esecutivo avrà i numeri. Questo, al momento, appare come il grosso scoglio da superare, considerata l’eterogeneità della maggioranza. L’altra via è quella di mettere mano alle soglie di pensionamento e ai coefficienti di trasformazione.

Un’ulteriore possibilità, ventilata dal Sole 24 Ore, potrebbe essere quella di agire sulle pensioni nell’ambito del «nuovo Welfare» auspicato da Draghi nel suo primo discorso al Parlamento. Questo vorrebbe dire intervenire con un Testo unico che vada a incidere contemporaneamente su una serie di macrotemi, elencati dal quotidiano di Confindustria: «dall’indicizzazione delle pensioni al nodo dei coefficienti di trasformazione da aggiornare, dalle nuove flessibilità in uscita sostenibili all’introduzione di opzioni di part-time e part-pension in grado di rendere più concreti gli obiettivi di allungamento della vita attiva».



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