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Professionisti: anche un reato grave non comporta la radiazione dall’albo in automatico

14 febbraio 2014


Professionisti: anche un reato grave non comporta la radiazione dall’albo in automatico

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 febbraio 2014



Secondo la Cassazione anche un reato grave non porta necessariamente all’esclusione dall’Ordine Professioni: condanna da valutare caso per caso.

Non basta una condanna penale, anche per un reato assai grave, per giustificare da sola la cancellazione automatica del professionista dall’Albo.

Così, per esempio, il medico, al quale è stata inflitta una condanna per violenza sessuale, non può essere escluso dall’Albo, in assenza di una dettagliata verifica sulla portata interdittiva della misura per lo svolgimento della professione.

A dirlo è la Cassazione con una innovativa sentenza di qualche giorno fa [1].

La Cassazione ha accolto il ricorso di un medico, radiato per via di una condanna per “violenza sessuale”. Secondo la Corte, la motivazione della Commissione centrale sulla cancellazione del professionista non era convincente perché basata sul semplice richiamo dei requisiti della “specchiata condotta morale e politica” o della “buona condotta”, ma non era stata svolta alcuna indagine sul rapporto tra i medesimi requisiti e i relativi principi costituzionali.

La Cassazione si riporta a quanto detto dalla Corte Costituzione nel 1996 [2], secondo cui, per quanto riguarda condotte rilevanti sul piano morale, va effettuata una distinzione fra quelle che incidono sull’affidabilità del soggetto per il corretto svolgimento delle funzioni o delle attività svolte (rilevanti ai fini della cancellazione dall’albo) e quelle che vanno invece ricondotte esclusivamente alla dimensione privata o alla sfera della vita e della libertà individuale; queste ultime, infatti, non devono essere prese in considerazione dagli Ordini professionali ai fini della cancellazione dall’albo in quanto non sono suscettibili di essere valutate ai fini di un requisito di accesso a funzioni o ad attività pubbliche o comunque soggette a controllo pubblico.

La stessa valutazione era stata fatta successivamente dalla stessa Corte Costituzionale in materia di pubblico impiego [3].

Non è sufficiente l’esistenza di un fatto significativo in astratto, per poter procedersi alla radiazione del professionista, ma è necessario verificare se quel fatto è, in concreto, tanto significativo da precludere lo svolgimento dell’attività cui la valutazione di ammissibilità fa da preliminare.

In altri termini – ricorda la Cassazione – ciò che si intende evitare è qualsiasi effetto di automatismo tra l’esistenza di una circostanza in ipotesi rilevante e l’esclusione dell’interessato dallo svolgimento di un’attività.

note

[1] Cass. sent. n. 1171/14 del 21.01.2014.

[2] C. Cost. sent. n. 311/96

[3] C. Cost. sent. n. 329/07.

Autore immagine: 123rf.com

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