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Responsabilità del medico per tumore non diagnosticato

27 Giugno 2021 | Autore:
Responsabilità del medico per tumore non diagnosticato

Quando il sanitario non individua il carcinoma già presente nel paziente e non prescrive esami più approfonditi per individuarlo deve risarcire i danni.

La malasanità può verificarsi anche in oncologia, quando nonostante le visite compiute e gli esami effettuati – come ecografie, Tac, risonanze magnetiche o radiografie – il cancro pur presente nell’organismo non viene individuato o riconosciuto. Questo errore di omessa diagnosi può comportare l’aggravamento del paziente e, a volte, anche la sua morte.

Vediamo quindi qual è la responsabilità del medico per tumore non diagnosticato e quando egli è tenuto a risarcire i danni alla vittima per l’errata o tardiva diagnosi o per non aver prescritto gli approfondimenti necessari.

Va tenuto presente che i tumori, in base al loro tipo, al grado di sviluppo ed al momento di insorgenza, sono molto diversi tra loro, così come le specialità mediche coinvolte nella diagnosi spaziano dal medico di famiglia allo specialista oncologo o radiologo e ciascuna di queste figure ha le proprie linee guida da rispettare.

Ora, una recente pronuncia della Corte di Cassazione [1], che ha esaminato un caso di carcinoma mammario maligno diagnosticato con molto ritardo, ha stabilito quali sono i criteri da seguire nell’accertamento della sussistenza della colpa medica e cosa può, o non può, essere rimproverato al sanitario che non ha effettuato la tempestiva diagnosi del tumore.

L’omessa diagnosi medica di tumore

Il medico è tenuto a svolgere la sua attività professionale con «diligenza qualificata» [2] nell’adempimento dei suoi compiti e, dunque, a verificare con il massimo scrupolo l’eventuale presenza di patologie gravi come un tumore, evitando il “falso negativo” che deriva da una diagnosi errata, quella cioè che omette ed esclude la presenza della patologia invece presente e che con più attenzione avrebbe potuto essere individuata.

In concreto, questo errore potrà essere determinato da un omesso riconoscimento dei sintomi tipici della malattia o dalla mancata prescrizione (o inesatta esecuzione), dei test diagnostici e degli esami di approfondimento richiesti dal caso. E ancora, potrebbe esserci un’interpretazione sbagliata degli esiti di questi test ed esami da parte del personale sanitario che è chiamato a valutarli nelle loro implicazioni e conseguenze.

Il danno da errata o tardiva diagnosi del tumore

Da tutto ciò, evidentemente, deriva al paziente un danno da errata o tardiva diagnosi: il malato non sarà curato tempestivamente, potrà subire ricoveri ed interventi invasivi che non sarebbero stati necessari grazie ad una diagnosi precoce e riporterà una compromissione della sua salute o della sua stessa sopravvivenza, in caso di decesso.

Questo danno è risarcibile: nella sentenza cui abbiamo accennato in apertura [1], i giudici della Cassazione hanno affermato che, «in presenza di paziente con sintomi aspecifici, il sanitario è tenuto a prenderne in considerazione tutti i possibili significati ed a segnalare le alternative ipotesi diagnostiche».

Quando il carcinoma sfugge alla mammografia

Nella vicenda esaminata, era sfuggita al radiologo, durante una mammografia, la presenza, in forma primitiva, di un carcinoma maligno, che era stato diagnosticato solo in seguito e aveva richiesto un intervento chirurgico di rimozione del seno (mastectomia) al quale era conseguita l’invalidità totale della paziente.

Se la diagnosi fosse stata tempestiva – ha sostenuto la donna in giudizio – la patologia non si sarebbe aggravata ma avrebbe avuto un decorso più favorevole e i danni biologici e morali non si sarebbero verificati.

Accogliendo questa tesi, il tribunale ha affermato la responsabilità per colpa medica consistita in questa omessa diagnosi del radiologo e dell’azienda ospedaliera e li ha condannati in solido a risarcire i danni.

La responsabilità del radiologo per omessa diagnosi di tumore

Il medico radiologo si è difeso proponendo ricorso in Cassazione e sostenendo che non rientrava tra i suoi compiti suggerire al paziente lo svolgimento di altri esami o chiedere un consulto ad altri specialisti, come la Suprema Corte aveva affermato in passato [3], ma stavolta la sua prospettazione è stata respinta (per una vicenda simile, leggi qual è la responsabilità del radiologo che sbaglia la diagnosi di una Tac).

Nel giudizio svoltosi è emerso che il quadro radiologico era apparso «abbastanza aspecifico, di non facile né univoca interpretazione e, anche ad anni di distanza, sicuramente suscettibile di errori interpretativi», di modo che quel piccolo nodulo poteva non essere facilmente riconosciuto durante l’esame mammografico.

Vero è che gli ulteriori accertamenti diagnostici, come il prelievo citologico o la biopsia, non erano stati prescritti ed eseguiti, ma dalla Ctu (consulenza tecnica d’ufficio) svolta non era emerso un nesso causale tra questa pur riscontrata omissione ed il peggioramento successivo della patologia.

La regola del “più probabile che non” nell’accertamento della colpa medica

La Corte di Cassazione, però, di fronte a questo quadro ha richiesto di indagare se la condotta omissiva del sanitario, ove il comportamento corretto fosse stato tenuto, avrebbe potuto impedire o attenuare le conseguenze dell’evento dannoso verificatosi: il processo è stato rinviato alla Corte d’Appello per un nuovo esame in base alle regole fissate dai giudici di piazza Cavour che ora ti esporremo.

Il criterio di adottare in tali casi è quello del “più probabile che non” che consiste in un alto grado di probabilità logica, tale da risultare più verosimile dell’ipotesi opposta: l’opera del medico, se fosse stata correttamente svolta, avrebbe avuto buone possibilità di evitare il danno? Nel caso concreto, l’ecografia e l’ago aspirato avrebbero consentito di formulare più velocemente la diagnosi esatta? (leggi alcune applicazioni di tale principio in “omessa diagnosi: ultime sentenze”).

Il ritardo nella diagnosi di tumore: conseguenze

In caso positivo, l’esito della vicenda che stiamo esaminando sarebbe stato con ogni probabilità diverso: infatti, la Ctu evidenziava che le dimensioni della neoplasia in dieci mesi erano aumentate «in misura esponenziale» e dunque «una diagnosi precoce avrebbe permesso di eradicarla, portando alla guarigione della paziente»; al contrario, «un ritardo di dieci mesi nella diagnosi compromette le chances di guarigione», determinando anche la comparsa di metastasi linfonoidali che è «la più importante delle complicanze oncologiche».

La prescrizione medica di esami più approfonditi

Inoltre, l’ecografia rientra tra le pratiche previste dalle linee guida in materia e ciò – afferma la Corte – «assume sicura rilevanza nel presente giudizio in ordine all’accertamento della responsabilità del sanitario».

In tale situazione, quindi, il radiologo, lungi dall’essere «esonerato dal consigliare ulteriori esami ed approfondimenti al paziente», avrebbe invece dovuto, proprio perché il quadro che stava analizzando non era di facile interpretazione, «suggerire alla paziente approfondimenti diagnostici, sulla scorta delle linee guida vigenti», che invece non aveva osservato.

Il severo rimprovero mosso dagli Ermellini al radiologo si desume anche quando affermano che «è lecito attendersi dall’operatore sanitario chiamato all’effettuazione di un esame diagnostico non una mera lettura, di carattere liturgico o notarile, degli esiti dell’esame, ma anche l’impulso proattivo, ove tali esiti lo suggeriscano, all’approfondimento della situazione, anche mediante il ricorso ad esami più approfonditi».


note

[1] Cass. ord. n. 4652/21 del 22.02.2021.

[2] Art. 1176, comma 2, Cod. civ.

[3] Cass. ord. n. 10158 del 27.04.2018.


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