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Quante volte può essere fatta la proroga di contratto?

23 Febbraio 2021
Quante volte può essere fatta la proroga di contratto?

Le parti possono apporre un termine al rapporto di lavoro ma la possibilità di spostare nel tempo la data finale è strettamente regolata dalla legge.

Sei stato assunto con un contratto a tempo determinato. Sono già quattro volte che il datore di lavoro ti comunica la proroga del rapporto. Vuoi sapere se esiste un numero massimo di proroghe previsto dalla legge e cosa succede se questo limite massimo viene superato.

Il contratto a tempo indeterminato è la forma comune di assunzione del personale perché offre al lavoratore la massima garanzia in termini di stabilità e di tutela sociale. L’ordinamento, in ragione di ciò, consente l’utilizzo delle tipologie atipiche di lavoro solo entro limiti e divieti stringenti. Nel caso del contratto a termine, ad esempio, sono previsti limiti alle proroghe e ai rinnovi. Ma quante volte può essere fatta la proroga di contratto?

Il Decreto Dignità ha ridotto il numero massimo di proroghe del rapporto a tempo determinato ed ha previsto l’obbligo di indicare una causale se la proroga estende il contratto di lavoro oltre i dodici mesi di durata. Ma andiamo per ordine.

Contratto a tempo determinato: cos’è?

Il Codice dei Contratti di Lavoro prevede, in linea con il diritto dell’Unione Europea, che il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato è la forma comune di assunzione dei lavoratori [1]. La predilezione per questa tipologia contrattuale deriva dal fatto che solo con un contratto privo di una scadenza finale il dipendente ha una vera prospettiva di stabilità occupazionale che gli consente di programmare con maggiore serenità la propria vita.

I cosiddetti contratti atipici (contratto a termine, contratto a chiamata, somministrazione di lavoro, etc.) possono essere stipulati solo se ricorrono determinati presupposti e nel rispetto di stringenti limiti e divieti.

Il contratto a tempo determinato [2], in particolare, è un normale contratto di lavoro subordinato nel quale le parti predeterminano ab initio la data di scadenza finale del rapporto (il cosiddetto termine). Si tratta di una tipologia contrattuale che viene utilizzata per fare fronte ad esigenze temporanee e non continuative di manodopera.

Contratto a termine: i requisiti di forma

Il primo requisito richiesto dalla legge per la stipula del contratto a termine è di tipo formale. Il datore di lavoro, ad eccezione dei rapporti di lavoro di durata inferiore a dodici giorni, deve indicare l’apposizione del termine al contratto in un atto scritto che deve essere consegnato al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall’inizio della prestazione.

Contratto a termine: cos’è la proroga?

In alcuni casi, le parti, all’avvicinarsi del termine pattuito originariamente, si rendono conto che è necessario protrarre ulteriormente la collaborazione lavorativa perché non sono venute meno le esigenze di lavoro per cui il contratto è stato stipulato. In questo caso, è possibile prorogare il contratto a termine, ossia, spostare in avanti il termine finale individuando una nuova data di scadenza.

Il contratto a tempo determinato può essere prorogato nel rispetto dei seguenti limiti:

  • entro i primi dodici mesi di durata del rapporto la proroga è sempre possibile, senza dover indicare la causale, ma per un massimo di quattro volte nell’arco di ventiquattro mesi a prescindere dal numero dei contratti;
  • se, per effetto della proroga, la durata del contratto oltrepassa i dodici mesi è necessario indicare la causale, fermo restando il limite delle quattro proroghe in ventiquattro mesi.

Nella seconda ipotesi, la possibilità di proroga è, dunque, subordinata all’effettiva sussistenza e all’indicazione per iscritto, nell’atto con cui viene disposta la proroga, di una delle seguenti causali:

  1. esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività;
  2. esigenze di sostituzione di altri lavoratori;
  3. esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

Contratto a termine: che succede se non si rispettano i limiti sulle proroghe?

Le conseguenze che scattano in caso di mancato rispetto dei limiti previsti dall’ordinamento per la proroga del contratto a termine sono particolarmente importanti per il datore di lavoro. La legge prevede, infatti, che se il numero delle proroghe è superiore al limite di quattro nell’arco di ventiquattro mesi, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della quinta proroga.

Parimenti, se le parti concordano una proroga del contratto oltre i dodici mesi senza indicare la causale oppure se quest’ultima, anche se formalmente indicata, non sussiste, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato.


note

[1] Art. 1, D.lgs. 81/2015.

[2] Art. 19, D.lgs. 81/2015.


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