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La banca è obbligata ad aprire un conto corrente?

27 Giugno 2021 | Autore:
La banca è obbligata ad aprire un conto corrente?

Conto bancario: cos’è e a cosa serve? Quali conseguenze comporta la segnalazione nella lista dei cattivi pagatori?

I rapporti con la banca non sono sempre facili, soprattutto in tempi di crisi economica. Spesso, gli istituti di credito, prima di aprire i cordoni della borsa, pretendono garanzie ben superiori all’entità del prestito richiesto, mettendo in seria difficoltà il privato che ha bisogno di un mutuo. I problemi con le banche, però, potrebbero sorgere non solo in sede di prestiti ma anche quando occorre compiere un’operazione molto più comune e, apparentemente, non rischiosa: è il caso del conto corrente. La banca è obbligata ad aprire un conto corrente? Bisogna sempre accontentare il cliente?

Di per sé, l’apertura di un conto corrente non rappresenta un’operazione straordinaria, tant’è vero che, molto spesso, gli istituti di credito offrono conti correnti gratuiti, soprattutto ai più giovani. Occorre però ricordare che la banca rimane pur sempre un istituto privato e, pertanto, può comportarsi come qualsiasi altra impresa che opera sul mercato.

Mettiamo il caso che si presenti in banca una persona che, notoriamente, è un cattivo pagatore e che magari è stato segnalato alla Centrale dei rischi. In un’ipotesi del genere, la banca è obbligata ad aprire un conto corrente? Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: ti basteranno cinque minuti per trovare le risposte che cerchi.

Conto corrente: cos’è?

Prima di vedere se la banca è obbligata ad aprire un conto corrente, è bene spendere qualche parola su cosa sia e a cosa serva un conto bancario.

Il conto corrente è uno strumento che indica generalmente il deposito di denaro da parte del titolare del medesimo conto, comunemente detto correntista, all’interno di un istituto di credito, e che consente l’utilizzo di moneta bancaria, cioè della moneta elettronica.

Con il conto corrente, in pratica, una persona apre una specie di fondo ove colloca il proprio denaro; così facendo, il titolare può gestire tutti i suoi affari (entrate e uscite, incassi e pagamenti) attraverso quel conto, compiendo operazioni sia attive che passive.

Va detto che il conto corrente è un contratto a tutti gli effetti, con benefici, costi e vincoli. Ciò è molto importante per comprendere perché la banca può rifiutare l’apertura di un conto.

Conto bancario: a cosa serve?

Il conto corrente presenta notevoli vantaggi:

  • innanzitutto, i soldi che sono depositati sul conto sono al sicuro, nel senso che è praticamente impossibile che vengano rubati;
  • tramite le domiciliazioni bancarie è possibile pagare direttamente le utenze senza doversi recare ogni volta allo sportello, in quanto il prelievo avviene automaticamente;
  • è possibile che lo stipendio venga accreditato direttamente sul conto;
  • consente di effettuare pagamenti mediante bonifico;
  • consente di pagare mediante carte di credito collegate direttamente al conto corrente;
  • può essere gestito anche da casa tramite il proprio computer, grazie ai servizi di home banking oppure comodamente con lo smartphone utilizzando le opportune applicazioni.

Conto corrente: la banca è obbligata ad aprirlo?

Possiamo ora rispondere al quesito posto nel titolo del presente articolo: la banca è obbligata ad aprire un conto corrente? No, nessun obbligo del genere vige in capo agli istituti di credito.

La banca non è obbligata ad aprire un conto corrente ogni volta che gliene si faccia richiesta perché, come anticipato in premessa, ogni istituto di credito è una società privata che opera in autonomia nel proprio interesse economico.

In pratica, esattamente come qualsiasi altra impresa, la banca è libera di contrattare o meno con i privati. Per legge [1], solo a chi esercita un’impresa in condizione di monopolio legale è imposto l’obbligo di contrarre con chiunque ne faccia domanda.

Poiché le banche non agiscono in monopolio né offrono servizi pubblici essenziali, esse possono rifiutare di stipulare un contratto con il cliente, qualora ritengano che tale operazione non sia consigliabile per via dei “precedenti” del privato. Approfondiamo questo aspetto.

Quando la banca rifiuta l’apertura del conto?

Sebbene si tratti di un’ipotesi piuttosto rara, la banca può rifiutare l’apertura di un conto corrente. Ciò accade quando il cliente è particolarmente inaffidabile, ad esempio perché segnalato nel registro dei cattivi pagatori.

Come illustrato nell’articolo Cattivi pagatori: conseguenze, la segnalazione ai sistemi di informazioni creditizie (come la Crif, cioè la Centrale Rischi di Intermediazione Finanziaria) può comportare delle serie preclusioni al soggetto indebitato.

Il principale effetto della segnalazione come cattivo pagatore sta nel fatto che difficilmente si riusciranno ad ottenere altri prestiti, in quanto le banche e gli istituti finanziari, per valutare la capacità del richiedente di rimborsare il finanziamento, consultano gli archivi ove sono contenute le informazioni inerenti ai debiti bancari del soggetto.

Ma non solo. Essere qualificato come cattivo pagatore ha delle conseguenze precise che non riguardano solo i prestiti veri e propri ma anche la morosità nel rimborso della carta di credito o l’emissione di assegni non coperti (che comporta però l’inserimento nel registro dei protestati).

La storia creditizia di una persona, se macchiata da ritardi o mancati rimborsi, gli renderà praticamente impossibile ottenere prestiti, mutui o fidi sul conto corrente.

Verosimilmente, la carta di credito non verrà rinnovata e, qualora fosse previsto dal contratto, la banca potrebbe anche decidere di ritirarla prima della scadenza.

La banca, inoltre, potrebbe negare l’apertura di un conto corrente a un cattivo pagatore, con impossibilità anche di disporre di un libretto di assegni.

In sintesi: poiché il conto corrente rappresenta un contratto a tutti gli effetti, con costi che il correntista deve sopportare per il servizio resogli dalla banca, l’istituto di credito potrà rifiutare l’apertura di un conto al cliente inaffidabile.


note

[1] Art. 2597 cod. civ.

Autore immagine: canva.com/


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