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Cessazione obbligo mantenimento genitori: giurisprudenza

23 Febbraio 2021
Cessazione obbligo mantenimento genitori: giurisprudenza

Il figlio divenuto maggiorenne ha diritto al mantenimento a carico dei genitori.

Obbligo per il genitore di mantenere i figli anche se maggiorenni ma non economicamente autosufficienti

L’obbligo dei genitori di mantenere i figli non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età potendo perdurare anche oltre, secondo le circostanze da valutarsi caso per caso, finché essi non abbiano raggiunto una condizione di indipendenza economica.

Cassazione civile sez. I, 17/02/2021, n.4219

Il figlio divenuto maggiorenne ha diritto al mantenimento a carico dei genitori soltanto se, ultimato il prescelto percorso formativo scolastico, dimostri, con conseguente onere probatorio a suo carico, di essersi adoperato effettivamente per rendersi autonomo economicamente, impegnandosi attivamente per trovare un’occupazione in base alle opportunità reali offerte dal mercato del lavoro, se del caso ridimensionando le proprie aspirazioni, senza indugiare nell’attesa di una opportunità lavorativa consona alle proprie ambizioni.

Cassazione civile sez. VI, 29/12/2020, n.29779

La perdita dell’occupazione o il suo negativo andamento non comporta la riviviscenza dell’obbligo del genitore al mantenimento

L’eventuale perdita dell’occupazione o il negativo andamento della stessa non comporta la riviviscenza dell’obbligo del genitore al mantenimento (nella specie, la Corte ha ritenuto che il figlio sessantaduenne disoccupato da vent’anni non avesse diritto agli alimenti; perdere il lavoro, infatti, non fa sorgere il diritto al mantenimento).

Cassazione civile sez. VI, 10/02/2021, n.3163

Divorzio: non ha diritto al mantenimento il figlio che rifiuti ingiustificatamente in età avanzata di raggiungere l’autonomia economica

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli, a norma degli artt. 147 e 148 cod. civ., non cessa ipso facto con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, in linea di principio, finché essi non abbiano raggiunto una propria indipendenza economica; il genitore, qualora domandi la modifica o la declaratoria di cessazione dell’obbligo di mantenimento, è tenuto a dimostrare tale circostanza, oppure che il mancato svolgimento di un’attività produttiva di reddito dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato. Tuttavia l’onere della prova può essere assolto mediante l’allegazione di circostanze di fatto da cui desumere in via presuntiva l’estinzione dell’obbligazione dedotta, tenendo presente che l’avanzare dell’età è un elemento che necessariamente concorre a conformare l’onus probandi, giacchè con il raggiungimento di un’età nella quale il percorso formativo e di studi, nella normalità dei casi, è ampiamente concluso e la persona è da tempo inserita nella società, la condizione di persistente mancanza di autosufficiente economico reddituale, in mancanza di ragioni individuali specifiche (di salute, o dovute ad altre peculiari contingenze personali, o oggettive quali le difficoltà di reperimento o di conservazione di un’occupazione) costituisce un indicatore forte di inerzia colpevole. Invero il diritto del figlio si giustifica all’interno e nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso formativo, tenendo conto delle sue capacità, inclinazioni ed aspirazioni, posto che la funzione educativa del mantenimento è nozione idonea a circoscrivere la portata dell’obbligo di mantenimento, sia in termini di contenuto, sia di durata, avuto riguardo al tempo occorrente e mediamente necessario per il suo inserimento nella società.

Tribunale Crotone, 07/09/2020, n.737

Matrimonio del figlio maggiorenne e cessazione mantenimento 

Il matrimonio del figlio maggiorenne già destinatario del contributo di mantenimento a carico di ciascuno dei genitori ne comporta l’automatica cessazione.

Tribunale Vallo Lucania, 30/06/2020, n.108

Accesso nel mondo del lavoro

In tema di divorzio, va dichiarata la cessazione dell’obbligo del padre di corrispondere alla madre un assegno di mantenimento per i figli, qualora le prove raccolte dimostrino l’avvenuto l’ingresso già da tempo dei figli nel mondo del lavoro, seppure con lavori saltuari e a tempo determinato, a decorrere dalla presentazione della domanda.

Corte appello Roma, 06/04/2020, n.1910

Sul riconoscimento dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni

Il figlio divenuto maggiorenne ha diritto al mantenimento a carico dei genitori soltanto se, ultimato il prescelto percorso formativo scolastico, dimostri, con conseguente onere probatorio a suo carico, di essersi adoperato effettivamente per rendersi autonomo economicamente, impegnandosi attivamente per trovare un’occupazione in base alle opportunità reali offerte dal mercato del lavoro, se del caso ridimensionando le proprie aspirazioni, senza indugiare nell’attesa di una opportunità lavorativa consona alle proprie ambizioni.

Cassazione civile sez. VI, 29/12/2020, n.29779

Il figlio divenuto maggiorenne ha diritto al mantenimento a carico dei genitori soltanto se, ultimato il prescelto percorso formativo scolastico, dimostri, con conseguente onere probatorio a suo carico, di essersi adoperato effettivamente per rendersi autonomo economicamente, impegnandosi attivamente per trovare un’occupazione in base alle opportunità reali offerte dal mercato del lavoro, se del caso ridimensionando le proprie aspirazioni, senza indugiare nell’attesa di una opportunità lavorativa consona alle proprie ambizioni.

Cassazione civile sez. I, 14/08/2020, n.17183

Il figlio divenuto maggiorenne ha diritto al mantenimento a carico dei genitori soltanto se, ultimato il prescelto percorso formativo scolastico, dimostri, con conseguente onere probatorio a suo carico, di essersi adoperato effettivamente per rendersi autonomo economicamente, impegnandosi attivamente per trovare un’occupazione in base alle opportunità reali offerte dal mercato del lavoro, se del caso ridimensionando le proprie aspirazioni, senza indugiare nell’attesa di una opportunità lavorativa consona alle proprie ambizioni. 

Tribunale Savona, 11/11/2020

In tema di dovere di mantenimento dei figli maggiorenni, che hanno raggiunto un’età nella quale il percorso formativo e di studi, nella normalità dei casi, è ampiamente concluso e la persona è da tempo inserita nella società, la condizione di persistente mancanza di autosufficienza economico reddituale, in mancanza di ragioni individuali specifiche (di salute, o dovute ad altre peculiari contingenze personali, od oggettive quali le difficoltà di reperimento o di conservazione di un’occupazione) costituisce un indicatore forte d’inerzia colpevole. La consequenzialità delle condotte perseguite dal raggiungimento della maggiore età costituiscono un altro elemento probatorio rilevante. Ne consegue che gli ostacoli personali al raggiungimento dell’autosufficienza economico reddituale, in una fase di vita da qualificarsi pienamente adulta sotto il profilo anagrafico, devono venire puntualmente allegati e provati, se collocati all’interno di un percorso di vita caratterizzato da mancanza d’iniziativa e d’impegno verso un obiettivo prescelto.

In tema di dovere di mantenimento dei figli maggiorenni, da un lato, l’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli, a norma degli artt. 147 e 148 c.c., non cessa ipso facto con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi (art. 337 -septies c.c.), d’altro canto deve escludersi che tale obbligo assistenziale, sul piano giuridico, possa essere protratto oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, al di là dei quali si risolverebbe in forme di parassitismo di figli non più giovani ai danni dei loro genitori sempre più anziani.

Corte appello Roma sez. famiglia, 18/11/2020, n.5708

Il raggiungimento della maggiore età da parte del figlio non comporta automaticamente la cessazione dell’obbligo di mantenimento

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento del figli, secondo le regole degli artt. 147 e 148 c.c., non cessa ipso facto, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un allettamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso.

Cassazione civile sez. VI, 09/10/2020, n.21752



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3 Commenti

  1. Inutile dire che non bisognerebbe crescere dei figli viziati e permettergli di stare in panciolle sul divano mentre tu genitore stai lì a farti in quattro dividendoti tra due lavori precari per pagare anche i suoi capricci (sigarette, alcolici, serate fuori, vestiti firmati, cellulare di ultima generazione, ecc.). A mio figlio, subito dopo il diploma, gli ho detto: hai due alternative “O prosegui l’università oppure ti alzi le maniche e vai a lavorare, anche a costo di scaricare scatoloni nei magazzini se necessario, così capisci che cosa significa fare sacrifici e guadagnarsi le cose”. Forse, sono stato duro, lo so, però adesso mi ringrazia per averlo indirizzato verso la giusta strada da ragazzo.

  2. A prescindere dal fatto che si possa essere baciati o meno dalla fortuna (talvolta, occorre un po’ di fattore “C”), penso che ognuno sia artefice del proprio del destino. Le occasioni ti raggiungono se tu sei disposto a farti in quattro per ottenere dei risultati. Mentre gli altri perdono tempo, tu devi darti da fare e andare dritto per la tua strada. Ecco perché ho sempre voluto essere indipendente dalla mia famiglia, ho sostenuto tutte le mie spese e i miei studi per raggiungere i risultati che mi sono sempre prefissata, anche iniziando da lavori modesti e poco inclini alle mie aspirazioni. Lavoretti spesso mal retribuiti che tuttavia mi hanno consentito di sostenere anche i miei hobbies. Ecco, quando parlo con ragazzi che perdono il loro tempo a guardare programmi spazzatura e pretendono che gli vengano pagate anche le sigarette (e magari i genitori si alzano all’alba e loro dormono fino all’ora di pranzo), rimango sbigottita e penso che questi stessi soggetti sono quelli che preferiscono chiedere bonus di nullafacenza allo Stato piuttosto che rimboccarsi le maniche e attivarsi per costruire il loro futuro, anche partendo dalle piccole cose.

  3. Ad una certa età, i figli devono andarsene via di casa. Inutile lasciarli poltrire nel letto fino a 40 anni. Sono una zavorra per la famiglia e non saranno mai responsabili e indipendenti. Ma non diamo sempre la colpa al mercato in crisi, perché i lavori ci sono… E’ che molti non sono disposti a fare dei sacrifici per guadagnarsi il pane e pensano di poter vivere sulle spalle di mamma e papà, solo che i genitori non campano in eterno e non sempre hanno la possibilità di lasciare una cospicua eredità!

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