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Spese riscaldamento: si deve pagare anche se non si usa?

27 Giugno 2021 | Autore:
Spese riscaldamento: si deve pagare anche se non si usa?

La legge distingue tra consumi volontari e involontari e questi ultimi gravano su tutti i proprietari, anche se hanno optato per l’impianto autonomo.

Hai una casa in un condominio in cui, fino a poco tempo fa, abitava un inquilino che, però, si è dovuto trasferire e ti ha mandato la disdetta. Morale: ti trovi con la casa disabitata. Va da sé che le luci restano spente tutti i giorni e che nessuno accenderà la caldaia per avere l’acqua calda o per far partire i caloriferi. A questo punto, potresti domandarti: «Per le spese di riscaldamento si deve pagare anche se non si usa?».

La risposta, come vedremo tra poco, non ti piacerà. Ma, se ci pensi bene, ha la sua logica. Immagina che il condomino che vive da solo nell’appartamento accanto al tuo ci sia fisicamente ma preferisca indossare un paio di maglioni e utilizzare una stufetta elettrica nel locale che usa di più anziché far andare i termosifoni: deve pagare il riscaldamento anche se non lo usa? Certamente. Come, del resto, devi farlo anche tu. Quello che conta non è se e quanto accendete i caloriferi ma il fatto che siete i proprietari di quell’immobile e che ci sono delle spese che vanno condivise.

Quello che può succedere, però, è che chi non usa mai il riscaldamento riesca a vedersi ridurre la sua quota. Ma azzerarla proprio, nemmeno per sogno. Vediamo.

Spese di riscaldamento: quando si devono pagare?

Come appena detto, il semplice fatto di essere proprietario di un’unità immobiliare all’interno del condominio comporta il pagamento delle spese condominiali. Poco importa se l’appartamento che si possiede è disabitato o se si preferisce – per assurdo – vivere indossando il cappotto dalla mattina alla sera per non accendere i caloriferi. C’è chi, ad esempio, passando la maggior parte del tempo in una cucina abitabile, si tiene accanto una stufetta elettrica per quel tanto che basta e va a dormire con più coperte, una sopra l’altra ed il pigiama di lana. Scelta rispettabilissima, ma che non rende esenti dal pagamento delle spese di riscaldamento.

La questione, come avrai già intuito, è che nelle quote condominiali da versare ogni mese c’è una parte che comprende la spesa fissa per il riscaldamento centralizzato che tutti i condòmini pagano, che si tenga i termosifoni accesi o spenti tutto il giorno.

Spese di riscaldamento: tutti pagano la stessa cifra?

Ora, che succede se un vicino particolarmente freddoloso tiene il riscaldamento acceso da quando si alza fino a quando va a letto ed un altro (quello che vive con il cappotto addosso) non lo accende mai? Pagano la stessa cifra nelle quote condominiali? In realtà, al giorno d’oggi, c’è la possibilità di monetizzare questi diversi stili di vita. Molti impianti centralizzati sono dotati di contabilizzatori e di valvole che regolano il flusso e che, quindi, diminuiscono o aumentano i consumi. Il che, ovviamente, risulta al momento della lettura dei contatori.

Significa che, in questi casi, è possibile risparmiare, per quanto si debba sempre pagare una quota per le spese di riscaldamento. In altre parole: c’è una parte fissa di «spesa involontaria», cioè quella che serve a garantire l’esistenza vera e propria dell’impianto di riscaldamento, e una parte di «spesa volontaria», ovvero quella variabile a seconda di quanto si fa andare i caloriferi. Quest’ultima verrà registrata come consumo effettivo. Risultato: c’è una quota che tutti i condomini pagano in base ai millesimi di proprietà e ce n’è un’altra che cambia a seconda di chi ha voluto più o meno caldo in casa. Chi tiene il riscaldamento acceso tutto il giorno pagherà di più, chi non usa il riscaldamento pagherà di meno. Ma qualcosa pagherà.

E se le valvole non ci sono? In questo caso, occorrerà dimostrare all’amministratore che non è stato usato il riscaldamento, in modo da evitare di pagare come tutti gli altri condòmini.

Spese di riscaldamento: consumi volontari e involontari

Come abbiamo appena visto, ci sono delle spese di riscaldamento «volontarie», cioè quelle relative ai consumi effettivi, e delle spese «involontarie» che gravano su tutti i condòmini. Queste ultime comprendono:

  • i costi relativi alle perdite della rete di distribuzione, cioè le dispersioni del calore che avvengono dalle tubature prima che raggiungano gli appartamenti;
  • le spese di conduzione e manutenzione ordinaria;
  • le spese per la gestione del servizio di lettura di contabilizzazione.

Al tal proposito, la legge [1] ha stabilito che nel caso in cui, tramite apposita relazione tecnica asseverata, vengano dimostrate delle differenze di fabbisogno termico per metro quadro superiori al 50% tra i vari appartamenti, l’assemblea può decidere se applicare o meno la norma Uni 10200 che impone la suddivisione delle spese in base ai consumi volontari e involontari. La decisione deve essere presa con la maggioranza dei presenti e almeno la metà dei millesimi di proprietà.

Se si vuole seguire questo criterio, l’importo complessivo può essere suddiviso tra i condòmini attribuendo una quota di almeno il 70% ai consumi volontari e del 30% ai consumi involontari, percentuale quest’ultima che può essere ridotta ma non completamente azzerata. La quota dei consumi involontari può essere determinata, ad esempio, in base ai millesimi, ai metri quadri o ai metri cubi dell’appartamento oppure secondo le potenze installate.

Spese di riscaldamento: si pagano se si fa l’impianto autonomo?

La Cassazione [2] ha stabilito che anche chi si stacca da un impianto di riscaldamento centralizzato per installare un impianto autonomo è tenuto a pagare le spese involontarie, a meno che l’assemblea «lo liberi» da tale vincolo.

Si legge nella sentenza: «Il condomino, dopo aver distaccato la propria unità abitativa dall’impianto di riscaldamento centralizzato, continuando a rimanere comproprietario dell’impianto centrale, continua ad essere obbligato a sostenere gli oneri relativi alla manutenzione e all’adeguamento del bene stesso, salva la possibilità di esonero con il consenso unanime di tutti i condòmini, nonché continua ad essere obbligato a partecipare alle spese di consumo del carburante o di esercizio se e nella misura in cui il distacco non ha comportato una diminuzione degli oneri del servizio a carico degli altri condomini».

note

[1] Art. 9 Dlgs. N. 141/2016.

[2] Cass. Sent. N. 9526/2014 del 30.04.2014.


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