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Mantenimento: si può chiedere la restituzione?

20 Marzo 2021
Mantenimento: si può chiedere la restituzione?

Avrei necessità di una ricerca dettagliata sulla ripetibilità delle somme versate a titolo di mantenimento all’ex coniuge.

Di seguito, alcune pronunce in merito al quesito posto. Va purtroppo premesso che sono davvero rare le sentenze che consentono la ripetibilità di quanto già ricevuto, essendo invece vigente orientamento maggioritario secondo cui se il soggetto obbligato non ha ancora corrisposto le somme dovute per tutti i periodi precedenti, tali prestazioni non possono più essere richieste, in forza del provvedimento che modifica l’importo dell’assegno retroattivamente.

Al contrario, la parte che ha già ricevuto, per ogni singolo periodo, le prestazioni previste dalla sentenza di separazione, non può essere costretta a restituirle, né può vedersi opporre in compensazione, per qualsiasi ragione di credito, quanto ricevuto a tale titolo (Cass., ordinanza 16 settembre 2019, n. 23024).

Si precisa altresì che la maggior parte delle sentenze riguarda la ripetibilità delle somme versate alla prole, ma la ratio sottesa alle decisioni può essere applicata anche all’ex coniuge.

ORIENTAMENTO FAVOREVOLE

  1. Nel caso in cui l’obbligo di mantenimento indiretto della prole posto a carico del genitore venga revocato con provvedimento giudiziale, l’onerato ha diritto a ripetere le somme che abbia versato dal momento in cui il titolo è venuto meno. La ritenzione non può ritenersi giustificata in ragione dei principi in tema di irripetibilità, impignorabilità e non compensabilità delle prestazioni alimentari, posto che tali principi non operano indiscriminatamente ed in virtù di teorica assimilabilità alle prestazioni alimentari dell’assegno di mantenimento per i figli maggiorenni, ma implicano che in concreto gli importi riscossi per questo titolo abbiano assunto o comunque abbiano potuto assumere analoga funzione alimentare (Cassazione civile, sez. I, sentenza 23/05/2014 n. 11489);
  2. «Tale principio è tuttavia da contemperarsi con le ordinarie regole in materia di indebito: se difatti, nel caso di specie il principio della sostanziale irripetibilità deve essere applicato in riferimento alla quota parte di contributo che la sig.ra __ riceveva per ____ che con lei continuava a convivere, non altrettanto deve dirsi per la quota parte riferibile all’altro figlio in quanto il fatto storico dell’allontanamento dall’abitazione materna faceva venir meno, a monte, ogni diritto della madre ad ottenere il contributo il cui persistente versamento, lungi dal mantenere la natura alimentare, iniziava ad assumere piuttosto i connotati di indebito oggettivo. Pertanto, limitatamente a tale quota, da considerarsi presuntivamente pari alla metà del totale, la domanda di ripetizione a far data dal mese dell’allontanamento del ragazzo (agosto 2018) è da accogliere. Ne consegue che la reclamata deve essere condannata alla restituzione della somma di € __= (€ __:2) per mese a far data dall’agosto 2018 oltre interessi nella misura legale dalla stessa data fino al saldo» (App. Firenze, 11.10.2019);
  3. «l’irripetibilità delle somme versate dal genitore obbligato all’ex coniuge si giustifica solo ove gli importi riscossi abbiano assunto una concreta funzione alimentare, che non ricorre ove ne abbiano beneficiato figli maggiorenni ormai indipendenti economicamente in un periodo in cui era noto il rischio restitutorio (Cass. n. 11489 del 2014; nel senso che il principio di irripetibilità delle somme versate, in caso di revoca giudiziale dell’assegno di mantenimento, non trova applicazione in assenza del dovere di mantenimento medesimo, cfr. Cass. n. 21675 del 2012)». (Cass., ordinanza n. 3659 del 13 febbraio 2020).

ORIENTAMENTO CONTRARIO

  1. «Infondato deve pure stimarsi il secondo motivo di ricorso, essendo questa Corte pervenuta a conciliare il principio della normale retroattività della statuizione giudiziale di riduzione al momento della domanda con i principi d’irripetibilità, impignorabilità e non compensabilità delle somme corrisposte a titolo di mantenimento, che hanno natura alimentare, sul filo della considerazione “che la parte che abbia già ricevuto, per ogni singolo periodo, le prestazioni previste dalla sentenza di separazione non può essere costretta a restituirle, nè può vedersi opporre in compensazione, per qualsivoglia ragione di credito, quanto ricevuto a tale titolo, mentre ove il soggetto obbligato non abbia ancora corrisposto le somme dovute, per tutti i periodi pregressi tali prestazioni non sono più dovute in base al provvedimento di modificazione delle condizioni di separazione” (Cass., Sez. I, 10/12/2008, n. 28987), di guisa che non è perciò censurabile l’adesione che a detto indirizzo mostra di prestare la decisione in esame, non apparendo, peraltro, significativo a giudizio del collegio il diverso orientamento che questa Corte, pur dichiarando di aderire al precedente di segno contrario dianzi citato, ha altrove ritenuto di enunciare (Cass., Sez. VI-I, 20/07/2015, n. 15186)». (Cass., ordinanza 16 settembre 2019, n. 23024).
  2. «In tema di separazione personale, la decisione che nega il diritto del coniuge al mantenimento o ne riduce la misura non comporta la ripetibilità delle maggiori somme corrisposte in forza di precedenti provvedimenti non definitivi, qualora, per la loro non elevata entità, tali somme siano state comunque destinate ad assicurare il mantenimento del coniuge fino all’eventuale esclusione del diritto stesso o al suo affievolimento in un obbligo di natura solo alimentare, e debba presumersi, proprio in virtù della modestia del loro importo, che le stesse siano state consumate per fini di sostentamento personale» (Corte di Cassazione – Ordinanza 23409 del 16 novembre 2015).
  3. Il carattere sostanzialmente alimentare dell’assegno di mantenimentoa favore del figlio maggiorenne, in regime di separazione, comporta che la normale retroattività della statuizione giudiziale di riduzione al momento della domanda vada contemperata con i principi di irripetibilità, impignorabilità e non compensabilità di dette prestazioni, sicché la parte che abbia già ricevuto, per ogni singolo periodo, le prestazioni previste dalla sentenza di separazione non può essere costretta a restituirle, né può vedersi opporre in compensazione, per qualsivoglia ragione di credito, quanto ricevuto a tale titolo, mentre ove il soggetto obbligato non abbia ancora corrisposto le somme dovute, per tutti i periodi pregressi, tali prestazioni non sono più dovute in base al provvedimento di modificazione delle condizioni di separazione. (Rigetta, App. Roma, 16/10/2014) – Cass. civ. Sez. VI –  , 04/07/2016, n. 13609.  Conforme Cass. civ. Sez. VI – 1 Ord., 24/10/2017, n. 25166

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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