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Psicoterapeuta: ha l’obbligo di referto?

20 Marzo 2021
Psicoterapeuta: ha l’obbligo di referto?

Nell’ambito dell’esercizio della mia attività libero professionale di psicologa psicoterapeuta, una donna confida di aver subito abusi sessuali oltre dieci anni fa, quando era bambina, da parte di un parente acquisito. Ho l’obbligo di refertare all’autorità giudiziaria? A cosa andrei incontro se non ottemperassi all’obbligo?

Premesso che il fatto potrebbe essere prescritto (in assenza di specificazioni, dovrebbe trattasi di violenza sessuale aggravata poiché commessa nei riguardi di minorenne), la risposta al quesito passa per l’analisi della norma che impone, a coloro che esercitano una professione sanitaria, l’obbligo di referto.

Secondo l’art. 365 del codice penale, chiunque, avendo nell’esercizio di una professione sanitaria prestato la propria assistenza od opera in casi che possono presentare i caratteri di un delitto per il quale si debba procedere d’ufficio, omette o ritarda di riferirne all’Autorità, è punito con la multa fino a cinquecentosedici euro. Questa disposizione non si applica quando il referto esporrebbe la persona assistita a procedimento penale.

Secondo la più recente giurisprudenza (Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 44620 del 31 ottobre 2019), in tema di omissione di referto, riveste la qualifica di esercente una professione sanitaria lo psicologo o psicoterapeuta ancorché operi nello svolgimento di un rapporto professionale di natura privatistica, con la conseguenza che, avuta notizia, nell’ambito dell’assistenza prestata, di fatti che possono presentare la caratteristiche di un delitto, egli è tenuto a riferirne all’autorità giudiziaria, salvo il caso in cui la segnalazione esponga la persona assistita a procedimento penale.

Ai fini dell’obbligo di referto occorre che il reato di cui si è avuta conoscenza sia un delitto procedibile d’ufficio. Orbene, se fosse stata commessa una violenza sessuale “semplice”, allora il problema non si sarebbe posto, visto che si sarebbe trattato di un reato procedibile a querela; al contrario, la violenza sessuale aggravata (art. 609-ter c.p.), oltre che punita con pene molto severe, è procedibile d’ufficio.

Alla luce di ciò, a parere dello scrivente, lo psicologo psicoterapeuta che, nell’esercizio della propria professione sanitaria, viene a conoscenza di un delitto procedibile d’ufficio quale quello di violenza sessuale su minore, è tenuto a darne comunicazione all’autorità giudiziaria, a meno che il referto non esponga a responsabilità penale il proprio paziente.

In merito alla prescrizione del reato, non è agevole fornire una risposta certa: in ragione del principio dell’irretroattività della legge penale sfavorevole, infatti, non può applicarsi al reo un trattamento sanzionatorio più severo rispetto a quello che era vigente quando ha commesso il fatto.

Allo stato, l’ultimo comma dell’art. 609-ter c.p. afferma che la pena prevista per la violenza sessuale (da sei a dodici anni) è raddoppiata se i fatti sono commessi nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci. Poiché un delitto si prescrive in tanto tempo quanti sono gli anni di pena massima detentiva prevista per lo stesso, dovrebbe concludersi per la mancata prescrizione del reato che qui ci interessa, visto che la pena massima corrisponderebbe a ventiquattro anni di reclusione.

Tuttavia, poiché il regime sanzionatorio appena prospettato è quello introdotto solamente nel 2019, questo non è applicabile a chi ha commesso il reato nel lontano 2007, dovendosi applicare la sanzione che all’epoca dei fatti vigeva. Dopo diverse ricerche, lo scrivente reputa che, ai tempi della commissione del delitto, lo stesso delitto fosse punito con la reclusione massima di quattordici anni (anziché gli attuali ventiquattro). Così il testo dell’art. 609-ter, ultimo comma, c.p., vigente all’epoca: «La pena è della reclusione da sette a quattordici anni se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci».

Pertanto, ipotizzando che sia applicabile questo tipo di pena, il reato si prescriverebbe nel 2021 (2007 + 14 anni, pari alla pena massima detentiva prevista per la violenza su minore di dieci anni all’epoca dei fatti).

Alla luce di ciò, sussiste a parere dello scrivente l’obbligo di comunicare la notizia di reato all’autorità giudiziaria; come indicato in apertura, l’omissione di referto costituisce reato punito con la multa fino a cinquecentosedici euro.

Il consiglio è quello di parlare con la paziente e di spiegare che sussiste, in capo allo psicologo psicoterapeuta, un vero e proprio obbligo giuridico di referto e che, pertanto, non può esimersi dall’effettuare questa scelta, seppur dolorosa.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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