Diritto e Fisco | Articoli

Accertamento fiscale basato su Libro unico del lavoro

28 Giugno 2021 | Autore:
Accertamento fiscale basato su Libro unico del lavoro

Le risultanze del Lul sull’impiego di dipendenti e collaboratori aziendali possono essere usate dai verificatori per rettificare redditi e ricavi d’impresa.

La ricostruzione dei redditi o dei ricavi imponibili può basarsi su una serie di elementi eterogenei che oggi arrivano addirittura all’esame dei profili social. Alcuni documenti consultati dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate sono più “classici” ma le soluzioni sono sempre nuove: le potenzialità derivanti dall’incrocio di dati che provengono da fonti diverse sono immense.

Così esistono numerosi casi di accertamento fiscale basato sul Libro unico del lavoro, detto in breve Lul: è un registro che serve all’Inail per documentare ogni rapporto di lavoro e deve essere obbligatoriamente tenuto da ogni datore privato per il personale che ha alle dipendenze, compresi i collaboratori coordinati e continuativi.

In occasione di un’ispezione, controllo o verifica il Libro unico del lavoro può essere acquisito ed utilizzato (ed anche consultato a distanza, se tenuto in forma telematica), ma non indiscriminatamente: vi sono infatti alcune preclusioni che limitano la possibilità di trasfondere le sue risultanze in un accertamento fiscale, con il risultato che la pretesa impositiva può crollare ed essere annullata dal giudice tributario se deriva esclusivamente da quelle informazioni.

Libro unico del lavoro: cos’è e cosa contiene

Il Libro unico del lavoro [1] serve a documentare lo stato di ogni rapporto di lavoro intrattenuto presso una determinata azienda. Dal 2008, ha sostituito i vecchi “libri paga e matricola” ed è la base per l’emissione della busta paga. Attraverso la consultazione del Lul gli organi ispettivi e di vigilanza dell’Inail possono verificare in qualsiasi momento la situazione occupazionale dell’impresa.

Nel Libro unico del lavoro confluiscono i dati di tutti i lavoratori dipendenti subordinati, dei collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.) con o senza progetto e degli associati in partecipazione che forniscono apporto lavorativo.

Sono obbligati alla sua tenuta tutti i datori di lavoro privati, esclusi i datori di lavoro domestico che hanno alle dipendenze colf e badanti, le imprese familiari, le aziende artigiane e le società o ditte del commercio terziario operanti con il solo lavoro del titolare e dei soci [2].

Il Lul contiene, per ciascun lavoratore, i dati anagrafici identificativi, la qualifica ed il livello, la retribuzione base e le altre erogazioni (compresi i rimborsi spese), le trattenute effettuate ed i dati sulle posizioni assicurative e sulle prestazioni ricevute da Enti previdenziali. Ma nel Libro unico del lavoro vanno inseriti anche i dati delle presenze, con il calendario da cui si possa ricavare ogni giorno il numero delle ore di lavoro svolte da dipendenti e collaboratori oppure le loro assenze per malattie, ferie o riposi.

Libro unico del lavoro: tenuta, conservazione e sanzioni

Il Libro unico del lavoro può essere tenuto in formato telematico con modalità che garantiscano la consultabilità ed integrità dei dati, oppure, nel regime transitorio, ancora stampato con mezzi meccanografici su fogli numerati e vidimati dall’Inail o dalle tipografie abilitate [3].

Il Lul deve essere conservato presso la sede legale dell’impresa oppure allo studio dei consulenti del lavoro e degli altri professionisti o centri di assistenza abilitati. Tutte le registrazioni devono avvenire entro la fine del mese successivo a quello cui le operazioni si riferiscono. L’obbligo di conservazione permane per cinque anni dalla data dell’ultima registrazione.

In occasione di controlli ed ispezioni, il datore di lavoro è tenuto ad esibire il Lul su richiesta dei funzionari. La mancata conservazione del Lul e le omesse, tardive o infedeli registrazioni sono soggette a sanzioni amministrative pecuniarie.

L’impiego di lavoratori non risultanti dal Lul comporta l’applicazione di sanzioni variabili in base al numero di giornate lavorative non dichiarate, che possono arrivare fino a 43.200 mila euro per ogni lavoratoresommerso”, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo accertata ed aumentata del 20% in caso di impiego di lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno o di minorenni in età non lavorativa [4].

L’uso delle informazioni del Libro unico del lavoro nell’accertamento fiscale

Le informazioni del Libro unico del lavoro possono essere incrociate con quelle delle diverse banche dati in possesso dell’Amministrazione finanziaria «per far emergere eventuali incongruenze nella gestione della documentazione», come sottolinea la Guardia di Finanza nella sua circolare sulle attività di verifica fiscale [5]. Il Comando generale delle Fiamme Gialle, nelle sue indicazioni operative ai reparti del Corpo, suggerisce di esaminare la posizione del contribuente attraverso il Sistema informatico delle comunicazioni obbligatorie (Sico) soprattutto ai fini del contrasto al fenomeno del lavoro nero.

Anche per l’Agenzia delle Entrate è facile riscontrare, sia con l’accesso diretto sia “a tavolino” direttamente dagli uffici, le incongruenze tra i dati contenuti nel Lul e quelli desumibili dalle dichiarazioni fiscali presentate o dagli Isa (indici sintetici di affidabilità) previsti per specifiche categorie di imprenditori, lavoratori autonomi e commercianti e comunemente chiamati “le pagelle del Fisco” perché servono a dare un voto ed un giudizio sulla qualità ed attendibilità delle informazioni fornite dai contribuenti.

Le risultanze del Libro unico del lavoro possono essere valorizzate anche in via mediata e successiva, attraverso l’utilizzo del verbale conclusivo degli accertamenti svolti dagli ispettori del lavoro e delle violazioni da essi accertate, se emergono elementi utili ai fini dell’accertamento fiscale.

Libro unico del lavoro: le preclusioni all’accertamento

L’Istituto nazionale del lavoro (Inl) ha chiarito [6] che l’accertamento sul libro unico del lavoro «non preclude l’esame del medesimo documento e le conseguenti eventuali contestazioni nell’ambito di una successiva ispezione». Negli accertamenti di natura previdenziale opera, però, un regime di preclusioni [7] in base al quale, quando gli ispettori del lavoro attestano la regolarità dell’azienda, gli adempimenti amministrativi e contributivi relativi ai periodi di paga anteriori alla data dell’accertamento non possono essere più contestati in successive verifiche ispettive, tranne quelli compiuti in danno dei lavoratori, come la loro mancata registrazione sul Lul o l’indicazione in busta paga di retribuzioni diverse da quelle effettivamente corrisposte (sono fatti che possono essere denunciati dallo stesso lavoratore danneggiato anche quando non vengono rilevati nelle ispezioni).

L’operatività di tale preclusione, però, è limitata all’ambito previdenziale e non riguarda gli aspetti tributari, che rimangono svincolati da questi limiti. Tornando agli accertamenti fiscali, in un caso deciso dalla Commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna [8], è stata annullata una cartella esattoriale basata su una rettifica formale della dichiarazione dei redditi [9] operata sulle risultanze del Libro unico del lavoro, poiché il contribuente non era stato portato a conoscenza di questa attività compiuta dall’Agenzia delle Entrate a suo carico.

I giudici tributari hanno affermato che la comunicazione preventiva non occorre solo quando la rettifica scaturisce dalla dichiarazione stessa del contribuente, altrimenti – e precisamente quando la ripresa a tassazione deriva dall’esame del Libro unico del lavoro acquisito dai verificatori durante l’accesso in azienda – il soggetto accertato ha diritto ad essere avvisato con una comunicazione specifica, per poter instaurare il contraddittorio preventivo con l’Amministrazione finanziaria.


note

[1] Art. 39, co. 1 D.L. n.112/2008, conv. In L. n. 133/2008.

[2] Ministero del Lavoro, Circolare n.20/2008.

[3] Art. 40 co. 4 D.L. n.201 del 6.12.2011; art. 15 D. Lgs. n.151 del 14.11.2015; art. 4 co. 3 quater D.L. n. 244 del 30.12.2016.

[4] Art. 22, co. 1, D. Lgs. n.151/2015 e s.m.i.

[5] Guardia di Finanza, Circolare n.1/2018, Manuale operativo in materia di contrasto all’evasione e alle frodi fiscali, Vol. III.

[6] Circolare INL n. 4 del 11.02.2019.

[7] Art. 3, co. 20, L. n. 335/1995, modificata dalla Legge n.402/1996.

[8] Ctr Emilia-Romagna, Sez. IV, sent. n. 63/2021.

[9] Art. 36 bis D.P.R. n.600/1973.

Autore immagine: 123rf.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube