Cambia l’Iva sulla luce in condominio

24 Febbraio 2021 | Autore:
Cambia l’Iva sulla luce in condominio

L’Agenzia delle Entrate corregge un precedente parere: imposta agevolata al 10% sulla fornitura relativa alle parti comuni. Ma a certe condizioni.

Dietrofront del Fisco. L’energia elettrica nelle parti comuni del condominio deve beneficiare dell’aliquota Iva ridotta al 10%. Lo ha confermato l’Agenzia delle Entrate in una recente risposta che ribalta un precedente parere. Unica condizione: che l’edificio sia composto esclusivamente da unità abitative domestiche e residenziali. Niente negozi al piano terra, dunque, niente studi professionali.

A questo proposito, il Fisco ha voluto chiarire il concetto di «uso domestico» dell’utenza, precisando che si tratta di quello rivolto ai soggetti «che, in qualità di consumatori finali, impiegano la fornitura nella propria abitazione a carattere familiare, o in analoghe strutture a carattere collettivo, caratterizzate dal requisito della residenzialità». Una definizione del genere, dunque, esclude l’immobile in cui viene svolto qualsiasi tipo di attività d’impresa o di prestazione di servizi ai fini Iva, dallo studio dell’avvocato o del commercialista al centro estetico o allo studio dentistico.

Detto questo, nei condomini in cui non ci sono queste ultime realtà e sono formati soltanto da unità residenziali, va applicata l’Iva al 10% sul costo dell’energia elettrica relativa alle parti comuni. Si parla, ad esempio, della luce dell’ingresso o delle scale, oppure della corrente necessaria per il funzionamento dell’ascensore.

Il parere appena reso dall’Agenzia delle Entrate ribalta clamorosamente quello che la stessa Agenzia aveva espresso appena tre anni fa in una risposta analoga. Ai tempi, era stata chiesta al Fisco una consulenza giuridica in materia e la risposta era stata questa: si esclude l’applicabilità dell’aliquota Iva ridotta per le somministrazioni di energia elettrica per le parti comuni dei condomini, poiché questa fornitura «non soddisfa il requisito dell’uso domestico, in quanto è finalizzata ad essere impiegata esclusivamente in luoghi diversi dall’abitazione». In sostanza, il Fisco sosteneva che la corrente elettrica necessaria per accendere la luce delle scale o per far funzionare l’ascensore non fosse un uso domestico dell’energia e, pertanto, non poteva essere applicata l’Iva al 10%.

Il Fisco, inoltre, ha ricordato che spetta al fornitore l’eventuale recupero della maggiore imposta nel caso in cui non ci siano i presupposti per l’applicazione dell’imposta agevolata. I requisiti vanno certificati con una dichiarazione sostitutiva di atto notorio dell’amministratore condominiale.

Il parere diverso espresso ora pone, comunque, un problema: che succederà con la maggiore imposta pagata finora per le forniture alle parti comuni dei condomini su cui non è stata applicata l’Iva al 10% ma l’aliquota piena seguendo il precedente orientamento del Fisco?



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4 Commenti

  1. Buongiorno, in relazione a quanto espresso dall’interpello dell’Agenzia delle Entrate, potrebbe beneficiare dell’agevolazione IVA al 10% anche un garage, con contatore autonomo, come pertinenza della prima casa?

  2. Buongiorno,

    in relazione a quanto espresso dall’interpello dell’Agenzia delle Entrate, potrebbe beneficiare dell’agevolazione IVA al 10% anche un garage, con contatore autonomo, come pertinenza della prima casa?

    Grazie

  3. Salve, appurato che il fiso ha appena chiarito, che per ben due anni i condomini sono stati obbligati di pagare illegittima quota di iva maggiorata, a questo punto, che aspetta di chiarire anche, che queste tasse, illegittimamente riscosse una volta appurato il diritto, mediante la dichiarazione sostitutiva, all’aliquota agevolata, devono essere restituite?

  4. Se nel condominio ci sono dei negozi al piano terra, ma non sono interessati all’utenza condominiale, cioè non la pagano, e quindi utenza luce condominiale è al 100% a servizio delle utenze domestiche, a questo punto si può applicare iva al 10%?

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