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Se un erede rinuncia all’eredità a chi va la sua quota?

24 Febbraio 2021
Se un erede rinuncia all’eredità a chi va la sua quota?

Rinuncia all’eredità: eredi successivi. La rappresentazione. 

Se un erede rinuncia all’eredità a chi va la sua quota: ai suoi figli o agli altri eredi? 

La stessa questione potrebbe porsi nel caso in cui una persona muoia ancor prima di accettare l’eredità.  

In tutti i casi in cui un erede non può (perché è morto) o non vuole accettare l’eredità, e quindi vi rinunzia, la legge stabilisce delle regole per l’attribuzione della sua quota ad altri soggetti. Regole che operano però solo nel caso in cui il defunto, facendo testamento, non abbia già in origine disposto la sua sostituzione con un altro soggetto. È infatti suo diritto stabilire un’alternativa all’erede nel caso in cui questi non voglia o non possa accettare. 

Di tanto ci occuperemo meglio in questo breve articolo. In modo pratico e semplice, risponderemo al seguente quesito: «Se un erede rinuncia all’eredità a chi va la sua quota?». Ma procediamo con ordine.

A chi va la quota del figlio del defunto se rinuncia all’eredità?

Immagina che tuo padre sia stato chiamato a succedere a tuo nonno. Tuo padre però non intende accettare l’eredità per varie ragioni (potrebbe, ad esempio, essere sommerso dai debiti e temere che i beni di famiglia gli vengano pignorati dai creditori). In questo caso, la sua quota finisce a te e ai tuoi fratelli, in pari misura. Opera cioè il cosiddetto meccanismo della rappresentazione. Con la rappresentazione quindi si ha che la quota destinata a un erede finisce ai suoi figli (o, in assenza dei figli, ai nipoti).

In particolare, la rappresentazione si verifica tutte le volte in cui una persona, chiamata a succedere a un’altra, rinunci all’eredità o muoia prima. Ma ciò vale solo se tale persona è il figlio del defunto, il fratello o la sorella. Se si tratta infatti di un altro erede, non c’è rappresentazione e la sua quota va ad accrescere le quote degli altri eredi. 

Come funziona la rappresentazione

La rappresentazione si applica sia quando il defunto è morto senza fare testamento che in caso contrario. In presenza di un testamento, però, è necessario verificare se il testatore abbia già previsto l’eventualità di un rifiuto di uno degli eredi, stabilendo un suo sostituito. Se così fosse, sarà il sostituto a subentrare nella quota di colui che ha rinunciato e non i figli di quest’ultimo. 

La rappresentazione opera nei seguenti casi:

  • assenza del chiamato;
  • indegnità del chiamato: non operando l’indegnità in modo automatico, per aversi rappresentazione è necessario che passi in giudicato la sentenza di esclusione;
  • premorienza, accertata o presunta, del chiamato;
  • rinuncia del chiamato;
  • perdita del diritto di accettare per decadenza o per prescrizione;
  • diseredazione, che ha effetti nei soli riguardi del diseredato e, pertanto, non esclude che il discendente di chi sia stato diseredato dal testatore possa succedere a quest’ultimo per rappresentazione.

A chi va la quota del fratello o della sorella del defunto se rinunciano all’eredità?

Come abbiamo detto, la rappresentazione opera solo in favore dei discendenti del figlio del defunto (e quindi dei nipoti o dei pronipoti) e dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto [1]. Quindi, anche se a rifiutare l’eredità è un fratello o una sorella, la rispettiva quota finisce ai figli di questi ultimi e non agli altri eredi.

Se un altro erede rinuncia all’eredità a chi va la sua quota?

Se un altro erede – che non sia il figlio, il fratello o la sorella del defunto – dovesse rinunciare all’eredità, a chi va la sua quota? In assenza di una clausola nel testamento che designi un sostituto, non potendosi applicare la rappresentazione, la quota del rinunciante va sempre a incrementare le quote degli altri eredi. È il cosiddetto meccanismo dell’accrescimento. 

Questo può operare in presenza dei seguenti presupposti:

  • istituzione di più eredi nello stesso testamento;
  • istituzione in parti uguali o senza determinazione di parti;
  • uno degli eredi non possa o non voglia accettare.

L’accrescimento non può operare se i coeredi sono istituiti in parti non uguali. In tal caso, non potendosi utilizzare il testamento, si apre una successione per legge.

In sintesi: chi eredita se un erede rinuncia alla sua quota di eredità?

Sintetizzando quanto appena detto, possiamo così concludere: 

  • se a rinunciare all’eredità è il figlio, il fratello o la sorella del defunto, opera la rappresentazione: pertanto, la relativa quota va ai rispettivi figli o nipoti;
  • se a rinunciare all’eredità è un altro erede, diverso cioè dal figlio, dal fratello o dalla sorella del defunto, opera l’accrescimento: pertanto, la relativa quota viene divisa tra tutti gli altri eredi.

note

[1] Art. 468 cod. civ.

Autore immagine: depositphotos.com


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2 Commenti

  1. L’unico motivo per cui consiglierei ad un amico di rinunciare all’eredità è se i debiti sono superiori rispetto all’intero patrimonio del defunto. Mica che uno accetta l’eredità perché ha deciso di indebitarsi e accollarsi i debiti di qualcun altro. Tipo, un mio zio ha lasciato una grande villa e qualche debito sparso qua e là, ma il valore della villa è decisamente sufficiente a coprire i debiti e consentire a tutti il godimento di un bel malloppo

  2. Se in una famiglia sono 3 fratelli e il padre di loro vuole lasciare diviso a 3 un padre rifiuta una quota e quindi vuole donare al altri due fratelli i figli della padre possono riprendere la loro quota?

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