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La gelosia può diventare ossessione?

29 Giugno 2021 | Autore:
La gelosia può diventare ossessione?

I segnali di un amore ossessivo e le implicazioni sulla privacy del partner. Cosa rischia chi controlla lo smartphone del convivente e chi installa un software spia nel cellulare altrui?

Dopo numerosi anni di fidanzamento, tu e la tua dolce metà avete pensato di consolidare il vostro rapporto andando a convivere prima di convolare a nozze. Giusto il tempo di mettere qualche risparmio da parte e potrete celebrare la vostra unione in grande stile, come avete sempre sognato. Dopo la proposta di matrimonio tanto attesa, il vostro rapporto però inizia ad incrinarsi. Da un lato, tu accusi il tuo partner della sua “pigrizia sentimentale” e della sua assenza nella quotidianità (talvolta, dopo tanto tempo, si finisce con il dare tutto per scontato), dall’altro lato, anziché meditare sulle sue mancanze, lui sospetta che queste tue insinuazioni siano legate all’interesse verso il tuo nuovo collega di lavoro. Cerchi di rassicurarlo e spiegargli che il suo dubbio è del tutto infondato. Tuttavia, dal momento che è sempre stato un tipo geloso, inizi a porti qualche domanda: «La gelosia può diventare ossessione? Come riconoscere un amore ossessivo?».

Le risposte alle tue domande non tardano ad arrivare. Il tuo partner inizia a monitorare costantemente i tuoi spostamenti e le tue frequentazioni, ti strappa il cellulare dalle mani per leggere le tue conversazioni e visualizzare le tue ultime chiamate, controlla chi ti segue sui social e chi aggiunge like alle tue foto. Stanca di questa situazione, decidi di mettere in pausa i preparativi del matrimonio per riflettere attentamente sul “grande passo”. Ritieni che il tuo fidanzato sia eccessivamente geloso e voglia avere il pieno controllo delle tue azioni e della tua quotidianità, senza lasciare alcuno spazio alla tua privacy. Temi che la sua gelosia sia diventata pericolosa e morbosa.

Ma in quali casi si può parlare di ossessione? Per saperne di più sull’argomento, abbiamo intervistato il dr. Maurizio Cottone (specialista in psicoterapia psicoanalitica).

Nell’intervista, abbiamo approfondito il significato di ossessione, analizzato le caratteristiche psicologiche di chi soffre di pensieri ossessivi, individuato i segnali di un amore malato e di una gelosia patologica, chiarito quando è necessario rivolgersi ad un professionista. Dopo l’intervista all’esperto, ti spiegherò cosa rischia chi spia lo smartphone del coniuge o del partner convivente e chi installa una cimice nel cellulare altrui.

Ma procediamo con ordine.

Come viene definita l’ossessione in psicologia?

Le ossessioni sono pensieri o immagini mentali, impulsi che si manifestano insistentemente come pensiero ripetitivo senza un’apparente motivazione alla coscienza dell’individuo. Le ossessioni vengono vissute come estranee al pensiero di sé, derivano principalmente da paure, angosce o preoccupazioni.

Le ossessioni si diversificano per i contesti a cui sono rivolte. Possiamo avere ossessioni religiose e blasfeme, ossessioni superstiziose, ossessioni di paura del contagio, ossessioni riferite al peso e alla forma corporea o ancora ossessioni riguardo le relazioni sentimentali: dubbi ossessivi accompagnati da comportamenti compulsivi (come, ad esempio, il monitoraggio continuo del partner) attuati per diminuire l’ansia associata a questi dubbi.

Quali sono le caratteristiche psicologiche di chi soffre di pensieri ossessivi o di ossessioni?

La persona che soffre di pensieri ossessivi riguardo le relazioni sentimentali vive nella costante incertezza: teme l’abbandono da parte del partner, il quale diviene oggetto della sua dipendenza.

A volte, la fragilità della persona ossessionata dall’oggetto d’amore è talmente elevata da impedire anche la manifestazione delle proprie emozioni alla persona segretamente amata. Il soggetto vive nel terrore dell’abbandono, nell’incapacità di tollerare la solitudine e ricerca l’eliminazione dei confini personali tra sé e il partner: relazione di simbiosi e fusione.

A cosa è dovuto il desiderio maniacale di possesso?

Il desiderio maniacale di possedere l’altro da parte dell’ossessivo ha come base una scarsa stima di sé stessi dovuta principalmente ad esperienze che hanno creato dei vuoti emotivi ed affettivi durante l’infanzia.

Nel rapporto di coppia, quali sono i segnali di un amore ossessivo?

L’amore ossessivo ha a che fare con vuoti e problematiche personali che si cerca di nascondere attraverso la relazione che assume un carattere disfunzionale. L’ossessività nella relazione di coppia, infatti, può riguardare la relazione di coppia stessa o il partner o entrambi. Abbiamo alcuni segnali che si possono tenere in considerazione in una relazione permeata da un amore di tipo ossessivo.

Lo spazio personale non esiste: la relazione di tipo ossessivo è di dipendenza, di simbiosi. L’altro è continuamente monitorato, chiamato, controllato in ogni momento.

Non esiste privacy: la persona ossessionata nella relazione di coppia spesso possiede le password dei social network e delle e-mail del partner per il suo bisogno continuo di monitorarlo e tenerlo sotto controllo.

La gelosia diventa il sentimento principe e cardine del tipo di relazione che si sta costituendo come “ossessiva”. Il partner ossessivo non accetta che altre persone possano guardare il compagno/a, non vuole che il partner si vesta in un certo modo e spesso tende a limitare la sua libertà pur di non esporlo a queste situazioni che lo frustrano di gelosia.

La relazione di tipo ossessivo allontana gradualmente da amici e familiari. Il partner ossessivo non si sente spesso voluto e accettato dalla famiglia dell’altro costringendo la coppia a rinchiudersi in se stessa e dunque ad abbandonare amicizie e familiari.

Spesso, l’ossessionato assume che ci siano dei tradimenti all’interno della coppia da parte del partner. Non tollera le risposte che non arrivano tempestivamente, non si fida di ciò che dice l’altro.

La relazione ossessiva è costituita da minacce verso l’altro derivanti dai propri vuoti ed insicurezze del passato. Il partner ossessivo ha paura dell’abbandono e non accetterebbe di essere lasciato.

Perché l’ossessionato non lascia spazio alla privacy del partner?

La violazione della privacy è sempre un segnale fondamentale da cogliere quando si è in presenza di un amore disfunzionale. Controllare e monitorare il partner conoscendo password e accedendo ai suoi social network è la conseguenza di una mancanza di fiducia e, dunque, di una disfunzionalità della relazione di coppia.

Il controllo si traduce in una violazione della privacy. La continua pressione che l’ossessivo esercita sul partner incrina il rapporto di coppia generando delle tensioni che portano l’altro a fuggire o più spesso a piegarsi alle richieste ossessive.

Non lasciare spazio alla privacy dell’altro è un tentativo di alleviare lo stato di ansia provocato dalla relazione stessa. I rituali di invadenza della privacy derivano dunque dal fatto che l’ossessivo non accetta realmente l’altro, non vive con questo una vera relazione intima in quanto è continuamente impegnato a monitorare il “corretto” andamento della relazione adottando dei parametri di “perfezione” a cui la vittima deve sottostare

Quando la gelosia può essere considerata patologica?

La gelosia può essere considerata patologica nel momento in cui ha la capacità di modificare pensieri, sentimenti e comportamenti pur mancando prove oggettive (il timore di essere traditi o di poter perdere la persona “amata” o la convinzione di essere già stati traditi).

La forma più estrema di gelosia è quella delirante (che si osserva spesso nella “Sindrome di Otello”); l’individuo è convinto di un inesistente tradimento del partner, al punto da rifiutare qualsiasi confronto con la realtà che smentisca la sua convinzione.

Le assidue ed insistenti richieste di confessioni dell’eventuale tradimento portano a ricatti, per poi giungere alla coercizione e, addirittura, alla violenza fisica e psicologica.

Come non avere pensieri ossessivi verso il proprio partner?

In un primo momento, è importante capire quanto la gelosia rientri in un range “normale”: individuare che effetti ha sulla persona stessa, sulla relazione di coppia e se il tipo di gelosia mina la relazione di coppia mettendola in pericolo. Se la gelosia si manifesta nei comportamenti ossessivi già esplicitati è necessario rivolgersi ad un professionista.

Sono più le donne o gli uomini a trasformare il partner in ossessione?

Alcune donne (in maniera più frequente rispetto agli uomini) arrivano a trasformare un partner sfuggente in un’ossessione cercando incessantemente di ottenere conferma dei suoi reali sentimenti e di assicurarsi di essere amate. La ricerca di questa conferma non arriva mai, il rischio è dunque quello di rimanere aggrappati ad una relazione d’amore che attrae sempre di più, ma che si rivela una vera e propria distruzione ossessiva. In questo caso, siamo di fronte a sofferenze emotive, vuoti interiori derivanti dall’infanzia e disequilibri della personalità che è necessario portare in un percorso di psicoterapia.

Come liberarsi dall’ossessione?

Liberarsi dall’ossessione per una persona e riuscire a prendere le distanze dai rapporti distruttivi implica un’acquisizione di consapevolezza sulle aspettative con le quali si ricercano e mantengono i legami affettivi e alla costruzione di un senso di fiducia concreto di sé, della propria capacità di amare e di essere amati.

Spiare lo smartphone del convivente o del coniuge è reato?

Dopo aver analizzato quando la gelosia diventa patologica nell’intervista al dr. Maurizio Cottone, a seguire ti spiegherò cosa rischia chi spia lo smartphone del coniuge o del partner convivente.

Partiamo da una premessa. Per una coppia che vive sotto lo stesso tetto, il concetto di privacy è meno stringente, diventa sicuramente più elastico. Può capitare che il coniuge possa trovare lo smartphone della sua dolce metà in giro per casa (sul tavolo da pranzo, sul divano, sulla scrivania, sul comodino o in un altro spazio dell’abitazione accessibile ad entrambi) e visualizzare un messaggio o rispondere ad una telefonata. Anche se non è stato espressamente autorizzato dall’altra parte e il dispositivo non è protetto da una password o da altri codici. Come ha precisato il tribunale di Roma [1], infatti, con la convivenza si manifesta tacitamente il consenso alla conoscenza dei dati e delle comunicazioni del coniuge, anche se si tratta di conversazioni riservate.

Attenzione, un conto è dare un’occhiata allo smartphone privo di qualsiasi chiave d’accesso; altra cosa è installare una cimice nel telefonino altrui per cercare di carpire le conversazioni di carattere personale.

In questo caso, spiare lo smartphone del partner è un comportamento che costituisce un illecito penale. L’installazione di un software spia sul telefonino altrui consente di intercettare le comunicazioni riservate in entrata e in uscita, comportamento che configura il reato di interferenze illecite nella vita privata punito dall’articolo 615 bis del Codice penale con la reclusione da sei mesi fino a quattro anni.


note

[1] Trib. Roma sent. n. 6432/2016.

Autore immagine: depositphotos.com


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3 Commenti

  1. Questo mi fa riflettere molto… Se devo passare in rassegna gli ultimi tempi che ho vissuto con il mio ex devo dire che trovo in questo articolo parecchi elementi che riconducono la mia storia ad un amore ossessivo. Lui era diventato seriamente fissato. Voleva sapere cosa facevo in ogni istante della giornata, voleva sapere cosa facevo nel dettaglio quando uscivo con le amiche e mi chiedeva se avessi incontrato qualcuno, amici, altri uomini ecc. Se andavamo a cena, guardava male anche il cameriere che con gentilezza mi sorrideva. Insomma, era diventato davvero intollerabile. E questo meccanismo si è innescato dopo che l’ho lasciato perché non pensavo più di amarlo visto che iniziavo ad apprezzare la corte di un mio amico. Quindi, per evitare situazioni scomode l’avevo lasciato, ma alla fine dopo il suo tentativo di non perdermi allora ho deciso di riprovarci, ma per poco appunto perché avevo l’ansia quando arrivava il momento di incontrarlo e di essere assalita dall’interrogatorio. Perciò, ben presto, ho trovato la forza di chiudere i ponti

  2. Un mio vecchio collega mi ha rintracciato sui social, che in realtà non uso per motivi personali ma solo per lavoro. Ha iniziato a corteggiarmi chiedendomi il mio numero. Abbiamo iniziato a parlare con una certa frequenza, ma io ho allentato subito la presa perché volevo andarci piano visto che avevo bisogno dei miei spazi, dopo una relazione lunga anni. Lui ha iniziato ad esasperarmi e a chiamarmi costantemente quando non rispondevo ai suoi messaggi. Ovviamente, non rispondevo neanche alle chiamate in quanto sono reperibile solo per il lavoro in certe fasce orarie e lui lo sapeva bene che pur vedendomi online non chattavo con nessun altro se non con i colleghi. Ha iniziato ad assillarmi, finché non gli ho messo subito le cose in chiaro dicendogli che non volevo distrazioni e quindi era meglio evitare di continuare a sentirsi. Si permetteva di commentare in maniera invadente ogni cosa, cercava di controllare ogni mio accesso su WhatsApp, insomma era una gelosia morbosa e ci stavamo solo frequentando. Immagino cosa sarebbe successo qualora ci fossimo messi insieme….

  3. MI è capitato spesso che la mia ex mi strappasse dalle mani il cellulare per controllare con chi messaggiavo e verificare le ultime chiamate. Io ho sempre avuto la coscienza pulita visto che sono sempre stato onesto. Questa storia però iniziava a darmi fastidio soprattutto quando lo faceva in presenza di altre persone. Finché, un giorno, un mio caro amico mi ha fatto ragionare sulla situazione e sul fatto che effettivamente questa donna mi stava impedendo di frequentare anche gli amici giocando sul fatto che non vivendo insieme dovevamo accontentarci di vedere solo pochi giorni a settimana. Così siamo andati a convivere perché anch’io sentivo l’esigenza di stabilizzarmi. Speravo inoltre che con più certezze potesse mettere da parte la sua gelosia, invece era diventata ancora più sospettosa e controllava abiti ecc alla ricerca di eventuali bigliettini. Patologica seriamente. Dopo essermi rivolto ad uno specialista, per la mia salute mentale, ho deciso di lasciarla

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