Pensione in anticipo: le alternative a Quota 100

24 Febbraio 2021
Pensione in anticipo: le alternative a Quota 100

La misura voluta dalla Lega è in scadenza a dicembre, non è stata rifinanziata e non sarà rinnovata. Ma smettere di lavorare prima del tempo è possibile.

Quota 100 non è la sola strada per andare in pensione in anticipo. Anche se il provvedimento-bandiera della Lega, ai tempi del Governo gialloverde, non vedrà nuovamente la luce nel 2022 e in attesa di misure che la sostituiscano, ci sono comunque altre possibilità per lasciare il lavoro prima del tempo.

Ne dà conto il Corriere della Sera, in un approfondimento pubblicato oggi a cura di Leonardo Comegna, di cui questo portale offre una sintesi.

Opzione donna

Una di queste vie verso la pensione anticipata è l’Opzione donna, di cui l’ultima Legge di Bilancio ha confermato la proroga per tutto il 2021. Prevede che una donna lavoratrice possa andare in pensione a 58 anni (59 per le autonome) con almeno 35 anni di contributi.

«Bisogna però accettare il calcolo della rendita con il metodo contributivo – precisa il CorrSera -, decisamente meno vantaggioso di quello retributivo. La scelta è parecchio penalizzante, perché il contributivo genera spesso una importante riduzione dell’assegno, intorno al 20-30%. Riduzione che rimarrà poi per tutta la vita».

L’entità della decurtazione dipende da una serie di variabili, come l’età della donna e il suo percorso professionale, specie in termini di precocità e consistenza (alta) dello stipendio già nei primi anni di attività.

Inoltre, chi vuole beneficiare dell’Opzione donna deve mettersi l’anima in pace e aspettare per l’incasso dell’assegno. L’attesa – che in gergo tecnico è ciò che si chiama «finestra» – va da un anno (per chi ha un rapporto di lavoro subordinato), a 18 mesi (per le lavoratrici autonome).

Ape Sociale

Era in scadenza il 31 dicembre 2020, ma è stato prorogato: è l’Ape Sociale. Si tratta di un sussidio, più che di una via alla pensione anticipata. La pensione è anticipata nel senso che viene erogato dall’Inps un assegno con importo pari a quella che sarà la pensione del lavoratore quando potrà andarci. Ne ha diritto chi chiede di andare in pensione a 63 anni ed è in condizioni svantaggiate. L’indennità viene percepita finché non si raggiunge l’età prevista per la pensione di vecchiaia o finché non si maturano i requisiti per la pensione anticipata. Non può superare i 1.500 euro.

Per ottenere l’Ape Sociale bisogna che il lavoratore versi in almeno una delle seguenti condizioni:

  • abbia almeno 36 anni di contributi;
  • abbia almeno trent’anni di contributi e una riduzione della capacità lavorativa, al momento della richiesta, pari al 74%;
  • abbia almeno trent’anni di contributi e assista, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, un parente di primo grado convivente o il coniuge con grave handicap;
  • sia un lavoratore dipendente con mansione difficile e rischiosa (deve svolgerla da almeno 6 anni negli ultimi 7, o da almeno 7 anni negli ultimi 10).

Ex anzianità

Un altro tipo di trattamento pensionistico che può intervenire prima del tempo è la pensione anticipata che, dal primo gennaio 2012, ha sostituito la cosiddetta pensione di anzianità, introdotta per la prima volta nel 1969. Possono accedervi i lavoratori che hanno maturato:

  • 42 anni e 10 mesi di contribuiti (per gli uomini);
  • 41 anni e 10 mesi di contributi (per le donne).

Ma va sempre tenuta in considerazione la «finestra», cioè il periodo di attesa per intascare materialmente l’assegno. Va dai tre mesi ai sei mesi (per i dipendenti pubblici) dopo la maturazione dei requisiti.

Particolari categorie di lavoratori

Per alcuni lavoratori, la pensione può arrivare prima in relazione a caratteristiche specifiche del loro impiego o del loro percorso professionale. Rientrano in questa casistica:

  • i lavoratori precoci: 41 anni di contributi e almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima dei 19 anni di età. Non conta l’età anagrafica al momento del raggiungimento della soglia contributiva, ma deve trattarsi di profili meritevoli di tutela e cioè, come elenca il CorrSera,«disoccupati a seguito di licenziamento con esaurimento degli ammortizzatori sociali da almeno 3 mesi, invalidi civili con una invalidità non inferiore al 74%, soggetti che assistono familiari disabili»;
  • attività gravose e usuranti: 41 anni di contributi e una specifica mansione qualificata come usurante: l’elenco delle professionalità che vi rientrano può essere consultato sul sito dell’Inps. Non conta l’età anagrafica;
  • attività faticose e pesanti: l’elenco è contenuto in un decreto del ministero del Lavoro del 1999 [1]. I lavoratori dipendenti devono avere 35 anni di contributi e 61 anni e 7 mesi di età anagrafica (quota 97,6). I lavoratori autonomi 35 anni di contributi e 62 anni e 7 mesi d’età anagrafica (quota 98,6);
  • esodati: chi, dal primo gennaio 2021, non è potuto andare in pensione per effetto della riforma Fornero, può beneficiare della salvaguardia pensionistica, rivolta a 2.400 persone al massimo che avrebbero maturato i requisiti entro il 6 gennaio 2022. La domanda va fatta entro il 2 marzo 2021.

note

[1] art. 2 del decreto del ministero del Lavoro del 19 maggio 1999.


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