Cronaca | News

Covid: verso il ritorno alla didattica a distanza

24 Febbraio 2021
Covid: verso il ritorno alla didattica a distanza

Il pericolo delle varianti mette a rischio il prosieguo delle lezioni in modalità tradizionale.

A lanciare l’allarme sono i dirigenti scolastici. «La situazione è preoccupante – afferma Mario Rusconi, numero uno dell’Associazione nazionale presidi del Lazio -. Se doppia mascherina o protezioni Ffp2 non dovessero bastare, è necessario mettere le classi in quarantena e ricorrere alla didattica a distanza».

Rusconi parla per le scuole del Lazio, ma la sua preoccupazione è sovrapponibile a quella che, in questo momento, si prova in molte zone d’Italia, a causa delle varianti del Coronavirus (per approfondire in quali aree la situazione è più delicata e sono state istituite micro zone rosse o arancioni rafforzate, leggi qui: Speranza annuncia restrizioni a Pasqua).

L’ultimo rapporto del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità (Iss) ha registrato un’inversione di tendenza: si è passati dal considerare i giovani la fascia meno a rischio contagio alla constatazione opposta. Il report della Cabina di regia indica che la fascia d’età 8-19 anni è quella più bersagliata dal virus, ora come ora.

Dunque, che fare con le scuole? Le Regioni, al solito, procedono in ordine sparso. Ma in tal caso è anche questione di Comuni, non solo perché le ordinanze per la chiusura delle scuole possono essere anche di competenza dei sindaci, ma anche e soprattutto perché il quadro è fortemente differenziato e cambia nel raggio di pochi chilometri. Lo conferma il fatto che, attualmente, non ci sono zone rosse regionali, ma solo di ampiezza ristretta a singole città e province.

Al momento, sono in didattica a distanza gli studenti dell’Abruzzo e della Provincia autonoma di Bolzano, che da giorni è in lockdown. Il Tar della Puglia aveva respinto l’ordinanza dello scorso weekend del governatore Michele Emiliano, che prevedeva dad al 100% per tutte le scuole di ogni ordine e grado dal 22 febbraio al 5 marzo.

Emiliano ha modificato parzialmente il provvedimento, disponendo, al posto della dad, la did, cioè la didattica integrata digitale, ossia la facoltà, per le famiglie, di chiedere le lezioni in presenza nelle scuole dell’infanzia e della primaria, dov’è stata tolta la soglia del 50% degli alunni per classe (limite che, invece, rimane alle superiori). L’ordinanza ha validità fino al 14 marzo.

Chiusure di scuole sono avvenute a Brescia, in provincia di Cremona e in sette comuni della Bergamasca, cioè nelle aree della Lombardia dov’è più forte la preoccupazione per le varianti. A Roma l’istituto Sinopoli, del quartiere Africano, è chiuso dopo due casi di varianti inglese e brasiliana: è la sesta scuola della capitale che chiude, in soli tre giorni, causa Covid e mutazioni. Due le zone rosse in provincia di Roma, Carpineto e Colleferro.

Si avvia al lockdown anche Cecina (Livorno): hanno contribuito alla decisione i numerosi contagi in scuola elementare. Chiusa per Coronavirus una scuola elementare in una frazione del Comune di Treviso, Soligo: a casa dieci classi di bambini. Anche a La Maddalena (Sassari), lezioni in presenza sospese per il contagio di una bambina, che si è scoperto aver contratto il virus nella variante inglese. Venti comuni della provincia di Ancona, tutti in zona arancione, hanno registrato parecchi contagi tra gli studenti.

Se il ritmo di diffusione delle varianti continua ad accelerare è possibile che molti istituti scolastici dovranno tornare alle lezioni da casa. La stessa ufficializzazione delle zone arancioni rafforzate prelude a questo scenario, perché prevede, oltre alle limitazioni classiche della zona arancione standard, anche restrizioni aggiuntive. Prima tra tutte, la chiusura delle scuole.



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