Non pagare i contributi non sempre è reato

25 Febbraio 2021 | Autore:
Non pagare i contributi non sempre è reato

La Cassazione: l’omessa denuncia è penalmente punibile solo se viene dimostrato lo scopo specifico del soggetto di non pagare quanto dovuto all’Inps.

Il reato di omessa denuncia contributiva non sempre si configura quando tale denuncia non viene presentata: affinché il soggetto venga punito, si deve dimostrare che ha come scopo specifico il non voler pagare quello che deve. Lo ha deciso la Cassazione con una recente sentenza [1].

Quella finalità di non voler pagare quanto dovuto è quello che la Suprema Corte chiama nella sua sentenza «dolo specifico di non versare in tutto o in parte i contributi previdenziali o assistenziali». In pratica, ai fini della configurazione del reato, non basta una dimenticanza o una sbadataggine nella mancata presentazione della denuncia obbligatoria per il versamento dei contributi all’Inps ma ci deve essere proprio un progetto mirato a non pagare quei contributi.

Quindi, insistono gli Ermellini citando l’orientamento della giurisprudenza, per essere penalmente puniti «non sono sufficienti né il dolo generico né il dolo eventuale».

La Cassazione boccia il ragionamento secondo cui lo scopo specifico di non voler pagare i contributi si deduce dall’omissione delle denunce e dall’aggravio economico per l’azienda nel caso in cui avesse voluto rispettare l’obbligo. In altre parole: si capisce se un imprenditore non vuole pagare i contributi dal fatto che non presenta denuncia e che per lui sarebbe una perdita economica. Non è così, secondo la Corte Suprema: anche nel caso in cui venisse accertato – si legge nella sentenza – che la mancata presentazione della denuncia dei contributi viene fatta in modo consapevole, bisogna verificare anche che non ci siano altre circostanze in grado di escludere la finalità specifica dell’evasione contributiva.

Una di queste circostanze può essere quella analizzata proprio dalla Cassazione che ha dato come frutto la sentenza in commento, ovvero il fatto che la società era sottoposta a una procedura di concordato preventivo «con conseguente immediata rilevabilità delle violazioni degli obblighi di versamento». Oppure, aggiungono i giudici, il fatto che l’inadempimento sia stato di breve durata (appena tre mesi in questo caso) o che l’omissione contributiva avvenga a ridosso di una dichiarazione di fallimento.

Circa un anno e mezzo fa, sempre la Cassazione aveva stabilito che, in materia di reato per omesso versamento dei contributi, la normativa conferisce rilevanza penale a questo tipo di condotte omissive e commissive «quando dal fatto deriva l’omesso versamento di contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie per un importo mensile non inferiore al maggiore importo fra 2.582,28 euro mensili e il 50% dei contributi complessivamente dovuti». In altre parole, il reato si configura quando il mancato versamento supera del 50% l’importo dovuto all’Inps oltre la soglia di 2.500 euro mensili.


note

[1] Cass. sent. n. 7145/2021.

[2] Cass. sent. n. 44508/2019.


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