Separazione: quale genitore decide le spese per i figli?

2 Marzo 2021 | Autore:
Separazione: quale genitore decide le spese per i figli?

Il coniuge collocatario deve consultarsi con l’ex prima di effettuare una spesa straordinaria? E che succede se l’altro non vuole collaborare?

Una delle cause più frequenti di discussione tra genitori separati riguarda, puntualmente, i soldi. Soprattutto se è uno dei due a decidere in modo unilaterale quanto si deve spendere per i figli, mettendo l’altro nelle condizioni di aprire il portafoglio e di contribuire senza avere potuto dire prima la sua. Finché quello che paga sempre senza aprire mai bocca perde la pazienza e chiede a un giudice: in caso di separazione, quale genitore decide le spese dei figli?

Una domanda di questo tipo è arrivata alla Cassazione, che si è pronunciata in merito [1] ed ha stabilito fin dove può arrivare il genitore affidatario (cioè quello con cui stanno i ragazzi) e che cosa deve, invece, accettare l’altro ex coniuge. Secondo la Suprema Corte, il primo può decidere in piena autonomia quando è il caso di far fare ai figli una visita medica a pagamento o se iscriverli ad una scuola privata. L’ex dovrà adeguarsi, a meno che il giudice ritenga che i costi sostenuti sono stati inutili. Vediamo perché, secondo il criterio della Cassazione.

Genitore collocatario: come viene scelto?

Il genitore collocatario è colui presso il quale abitano i figli di una coppia separata. Viene designato tale da un giudice in base all’interesse morale e materiale dei ragazzi e della capacità di entrambi i genitori di crescere e di educare la prole nella particolare situazione creata dalla fine di un matrimonio.

Si valuta, in particolare, il modo in cui il padre e la madre hanno svolto i loro compiti di genitori fino a quel momento, la loro capacità affettiva, di attenzione e di comprensione, di educare i bambini. Così come la loro disponibilità a mantenere un rapporto assiduo. Infine, si tiene conto delle abitudini di vita dei genitori, della loro personalità e dell’ambiente familiare e sociale che possono offrire ai loro figli.

Genitore collocatario: può essere scelto dal figlio?

Abbiamo appena detto che il genitore collocatario viene nominato tale da un giudice in base ad una serie di valutazioni. Ma ciò non vuol dire che il figlio debba sempre subire questa decisione: può capitare che, in cuor suo, preferisca vivere con un genitore non collocatario, con cui magari ha un legame diversi e si trova più in sintonia. Il figlio può scegliere con quale dei due genitori vivere?

Ovviamente, se si tratta di un figlio che ha già compiuto i 18 anni, non ci sono problemi per lui: può decidere liberamente e autonomamente con chi stare. La questione si pone per i minori.

La giurisprudenza tende a soddisfare le richieste dei ragazzi, poiché ogni decisione viene presa sempre «nell’interesse della prole» non solo da un punto di vista materiale ma anche – a volte soprattutto – psicofisico.

In particolare, i ragazzini possono dire la loro ed esprimere una preferenza dai 12 anni in su e, comunque, nel momento in cui anche con un’età inferiore dimostrino di avere capacità di discernimento e maturità. Questo momento di ascolto del minore è diventato nel tempo uno dei modi fondamentali per riconoscergli i suoi diritti di partecipare ai procedimenti che lo coinvolgono, di essere informato, di essere tenuto in considerazione su vicende che sono determinanti per il suo futuro.

Genitore collocatario: chi decide le spese?

La legge dice che, anche in caso di separazione, entrambi i genitori hanno il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli. E la Cassazione aggiunge che il genitore collocatario, cioè quello con cui vivono i ragazzi, non è tenuto a chiedere il permesso all’ex per fare una spesa straordinaria a favore dei figli. Semmai, può farlo per cortesia o perché sono rimasti in buoni rapporti e si consultano per ogni cosa. Ma non per dovere.

Chi vive con i figli, dunque, ha carta bianca per decidere se ai ragazzi conviene frequentare una scuola privata anziché pubblica (anche se molto più costosa) oppure se è meglio che facciano una visita medica da uno specialista privato anziché rivolgersi al Servizio sanitario nazionale, dove dovrebbe pagare «solo» il ticket. Male che vada, interverrà un giudice per valutare se le scelte operate dal genitore collocatario sono state utili e opportune, tenendo conto anche del tenore di vita condotto.

Secondo il parere della Suprema Corte, dunque, non è configurabile a carico del coniuge collocatario alcun obbligo di informazione e di concertazione preventiva nei confronti dell’altro genitore per quanto riguarda le spese straordinarie. E se quest’ultimo, cioè il genitore non collocatario, si rifiuta di contribuire a queste spese mettendo la parte che gli spetta, può trovarsi in mano un decreto ingiuntivo richiesto dall’ex per costringerlo a pagare. La sentenza della Cassazione lo dice a chiare lettere: a carico del coniuge non collocatario «sussiste un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso».

In sostanza: il genitore collocatario può decidere le spese straordinarie per i figli e l’altro genitore è tenuto a partecipare a queste spese. In caso di mancato accordo, cioè se il non collocatario non vuole contribuire con la sua parte, spetterà al giudice di merito valutare da una parte le motivazioni per cui sono state decise le spese e dall’altra le ragioni per cui chi non abita con i figli si rifiuta di collaborare. Il giudice dovrà tenere conto, infine, dell’ammontare delle spese rispetto all’utilità per il figlio (cioè se si poteva ottenere lo stesso risultato con una cifra più bassa o se la spesa si poteva evitare) e se le condizioni economiche dei genitori sono tali da potersi permettere determinati costi decisi da uno solo degli ex coniugi.


note

[1] Cass. ord. n. 5059/2021 del 24.02.2021.


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