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Ingiurie a pubblico ufficiale: quando non è reato?

30 Giugno 2021 | Autore:
Ingiurie a pubblico ufficiale: quando non è reato?

Oltraggio a chi riveste la carica di pubblico ufficiale: quando non si commette delitto? Reazione agli atti arbitrari: cos’è e come funziona?

La legge non punisce più il reato di ingiuria; chi si rivolge a un’altra persona con parolacce ed epiteti offensivi non commette alcun crimine, potendo al massimo rispondere della propria condotta in sede civile. Quanto appena detto non vale, però, se le offese sono rivolte a un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni: in questo caso, scatta il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. Secondo la legge, se la reazione al pubblico ufficiale è giustificata dalla condotta ingiusta di quest’ultimo, allora potrebbe ricorrere la scriminante della reazione agli atti arbitrari della Pubblica Amministrazione. In pratica, ciò significa che reagire con ingiurie potrebbe non costituire un delitto.

Quando le ingiurie a pubblico ufficiale non sono reato? Sin da subito, occorre dire che, di norma, gli epiteti ingiuriosi rivolti a un pubblico ufficiale costituiscono reato solamente al ricorrere di alcune circostanze; per la precisione, occorre che l’offesa sia avvenuta: in luogo pubblico o aperto al pubblico; in presenza di più persone; mentre il pubblico ufficiale sta compiendo un atto proprio del suo ufficio. Solo al ricorrere di queste condizioni può parlarsi di oltraggio a pubblico ufficiale. Tuttavia, qualora la reazione del privato cittadino dovesse essere giustificata dalla condotta scorretta del pubblico ufficiale, allora si potrebbe perfino evitare il crimine. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando l’oltraggio a pubblico ufficiale non è reato.

Oltraggio a pubblico ufficiale: cos’è?

Quando si incorre nel reato di oltraggio a pubblico ufficiale? Il Codice penale punisce con la reclusione fino a tre anni la persona che, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone, offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni [1].

Pubblico ufficiale: chi è?

Chi è il pubblico ufficiale? Secondo la legge [2], per pubblico ufficiale deve intendersi colui che esercita una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa.

Alla luce di ciò, rivestono la qualifica di pubblico ufficiale, ad esempio: il medico, l’insegnante delle scuole pubbliche e paritarie, il farmacista, gli appartenenti alle forze armate italiane e alle forze di polizia italiane, il notaio, l’ufficiale giudiziario, i parlamentari, il sindaco, i componenti di una commissione di gara d’appalto indetta dalla pubblica amministrazione, il curatore fallimentare.

Oltraggio a pubblico ufficiale: quando è reato?

Quando è oltraggio a pubblico ufficiale? A quali condizioni scatta questo delitto? Come anticipato in premessa, perché si integri il reato di oltraggio a pubblico ufficiale è necessario che l’offesa avvenga in determinate circostanze di luogo e di tempo:

  • innanzitutto, è essenziale che la condotta lesiva avvenga in un luogo pubblico (cioè, accessibile a tutti, tipo una via o una piazza) o aperto al pubblico (un teatro, un locale, un cinema, cioè ogni posto ove chiunque può accedere, purché ne rispetti le condizioni d’ingresso);
  • in secondo luogo, è necessario che vi siano più persone ad assistere (l’utilizzo del plurale fa pensare che ve ne debbano essere almeno due);
  • infine, è necessario che l’offesa sia arrecata mentre il pubblico ufficiale sia in servizio e stia compiendo un atto tipico del suo lavoro.

Tutto ciò significa che, se mandi a quel paese una persona che fa il poliziotto ma che, in quel momento, non è in servizio, non commetterai alcun reato; lo stesso se ti comporti così quando siete solamente voi due, ad esempio durante una perquisizione.

Al contrario, se, con parole o gesti, offendi il decoro di un poliziotto mentre è in servizio, sta svolgendo il suo compito e ti trovi in una pubblica via in presenza di altre persone, allora incorrerai nel reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

Reazione agli atti arbitrari: cos’è?

La legge consente di reagire al pubblico ufficiale la cui condotta sia palesemente illegittima. Si tratta di una particolare causa di giustificazione prevista a tutela dei normali cittadini nei confronti dei possibili abusi di potere da parte di coloro che, per via della particolare funzione che rivestono, potrebbero agire sentendosi superiori alla legge stessa.

Il Codice penale [3], nel disciplinare la reazione agli atti arbitrari dei pubblici ufficiali, afferma che non si configurano reati come quello di resistenza, violenza od oltraggio quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio ovvero il pubblico impiegato abbia dato causa alla reazione (cioè alla violenza, alla resistenza o all’oltraggio), eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni.

In estrema sintesi, una parolaccia rivolta al poliziotto sarebbe legittima se questi sta abusando in maniera evidente del suo potere, ad esempio procedendo a un arresto per non aver rispettato il semaforo rosso. Secondo la Corte di Cassazione, però, l’applicazione dell’esimente presuppone un atto davvero arbitrario del pubblico ufficiale e un nesso di causalità tra la reazione dell’agente e la condotta del pubblico ufficiale.

È necessaria, altresì, l’illegittimità dell’azione del pubblico ufficiale, improntata ad uno scopo di vessazione e sopraffazione [4].

Inoltre, è sempre necessario che la reazione sia proporzionata all’atto arbitrario posto in essere dal pubblico ufficiale, nel senso che non è possibile una reazione eclatante a fronte di una piccola irregolarità procedurale. Ad esempio, non è possibile reagire con violenza a un poliziotto che eleva una multa non ricorrendone i presupposti.

Oltraggio a pubblico ufficiale: quando non è reato?

Secondo la giurisprudenza [5], sussiste la scriminante dalla reazione agli atti arbitrari della pubblica amministrazione quando le offese rivolte agli agenti di polizia sono giustificate dalla condotta illegittima di questi ultimi.

Nel caso di specie, due uomini si erano avvicinati ai poliziotti per chiedere informazioni su alcuni ragazzi che erano stati appena arrestati. Secondo la ricostruzione dei fatti, gli agenti avrebbero reagito alla domanda con uno spintonamento e un colpo inferto al viso, prima di procedere ad arrestare anche i due sopraggiunti. Portati in caserma, i due uomini si sarebbero ribellati proferendo epiteti ingiuriosi all’indirizzo dei poliziotti.

Ebbene, secondo il giudice, il fatto non costituisce reato (e gli imputati devono essere quindi assolti) perché il fatto (e, cioè, le offese rivolte ai due agenti) rientra nell’ambito dell’esimente della reazione ad atti arbitrari della Pubblica Amministrazione.

Secondo il giudice (che richiama a propria volta un vecchio orientamento della Corte Costituzionale [6]), negli atti arbitrari della Pubblica Amministrazione è ricompreso anche l’atto del pubblico ufficiale che, pur essendo sostanzialmente legittimo, risulta connotato da difetto di congruenza tra le modalità impiegate e le finalità per le quali è attribuita la funzione stessa, a causa della violazione degli elementari doveri di correttezza e civiltà che debbono caratterizzare l’agire dei pubblici ufficiali.

Ecco perché, anche avendo ingiuriato i poliziotti, la condotta non costituisce reato, essendo stata una legittima reazione al cattivo operato degli agenti, i quali non avrebbero dovuto reagire con violenza alle domande (seppur poste in modo sgarbato) degli imputati.


note

[1] Art. 341-bis cod. pen.

[2] Art. 357 cod. pen.

[3] Art. 393-bis cod. pen.

[4] Cass., sent. del 02.10.1995.

[5] Trib. Parma, sent. n. 1212 del 14 dicembre 2020.

[6] Corte Cost., sent. n. 140/1988.

Autore immagine: canva.com/


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