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Saldo conto corrente cointestato con defunto: a chi va?

2 Luglio 2021 | Autore:
Saldo conto corrente cointestato con defunto: a chi va?

Ripartizione delle somme giacenti al momento della morte di un intestatario tra i suoi eredi e gli altri cointestatari: quali sono le regole di attribuzione.

Quando il cointestatario di un conto corrente muore si pone il problema dell’attribuzione e della ripartizione del saldo giacente: la somma viene provvisoriamente vincolata dalla banca in attesa che gli eredi dimostrino e documentino tale qualità. Ma il cointestatario rimasto in vita può nel frattempo (se il conto è a firma disgiunta) continuare ad eseguire operazioni, compresi i prelievi. Però, potrebbero esserci pretese ereditarie da parte di altri soggetti che vogliono avere una parte dei soldi depositati in conto. Così la domanda che frequentemente ci si pone in tali casi è: «A chi va il saldo del conto corrente cointestato con un defunto?».

Gli eredi possono ben essere persone diverse dai cointestatari del conto: poniamo il caso di un conto cointestato tra marito e moglie, ma tra gli eredi sono compresi anche i figli della coppia ovvero i fratelli dello scomparso, i quali legittimamente aspirano ad ottenere la quota loro spettante tratta da quel saldoconto. Si tratta allora di capire qual è questa quota: se possono soddisfarsi sull’intera somma giacente in conto oppure solo su una porzione di essa perché il restante rimane di proprietà esclusiva degli intestatari e non entra in successione.

Ebbene, quando ciò accade, questi eredi hanno diritto solo alla porzione del saldo attribuibile al de cuius, cioè la persona morta e il cui patrimonio ricade nella successione ereditaria: il calcolo non potrà riguardare l’intera somma in giacenza perché si presume, fino a prova contraria, che la parte del saldo relativa ai cointestatari rimasti in vita resta nella loro esclusiva disponibilità e non va nell’asse dei beni che compongono la successione ereditaria. Così nell’esempio accennato, del conto cointestato tra marito e moglie, solo la metà del saldo presente alla morte di uno dei due entra nella ripartizione dei beni del defunto tra i suoi eredi. Ma anche qui c’è un’importante eccezione che ora ti descriveremo.

Conto corrente cointestato: come funziona

Il conto corrente si definisce cointestato quando gli intestatari sono più di uno, dunque almeno due. Se il conto è a firma congiunta, per operare è richiesto l’assenso di tutti i titolari; se il conto è a firma disgiunta, ciascuno può compiere autonomamente tutte le operazioni consentite dal contratto (per i dettagli su questo meccanismo leggi “Conto cointestato: pro e contro“).

Di chi sono le somme presenti su un conto corrente cointestato?

Per la giurisprudenza, un conto corrente cointestato determina la presunzione di comproprietà della giacenza in quote uguali tra i cointestatari. Questa presunzione non è una regola assoluta, ma ammette la prova contraria, se chi ne ha interesse riesce a dimostrare che la cointestazione del conto era in realtà solo una simulazione, volta a far apparire, per i più disparati motivi, una situazione diversa da quella reale.

Un nonno cointesta un conto corrente con suo nipote. Il conto è alimentato esclusivamente dalla pensione del nonno, ma la soluzione adottata è comoda perché consente al nipote di effettuare le operazioni bancarie necessarie, come i prelievi e il pagamento delle utenze, in quanto l’anziano ha problemi fisici di mobilità, non può recarsi allo sportello e non sa usare Internet. La cointestazione è simulata, le somme depositate sul conto non possono considerarsi di comproprietà tra nonno e nipote, bensì sono tutte di proprietà dell’anziano. Per risolvere il problema in un modo più efficace, il nonno avrebbe potuto rilasciare al nipote una delega ad operare sul suo conto, di cui sarebbe rimasto titolare esclusivo.

È importante distinguere i rapporti dei correntisti con la banca da quelli insorti tra loro: nel primo caso, cioè nei confronti dell’istituto di credito, ciascuno dei cointestatari vanta un diritto all’intera giacenza, per cui la banca non può impedirgli di prelevare l’intero importo depositato, se il contratto è a firme disgiunte e lo consente. Rimane però la responsabilità di chi ha disposto della somma per sé e per le proprie esigenze verso gli altri cointestatari se viene superato il limite stabilito negli accordi interni e, dunque, si intacca la loro quota: infatti, come abbiamo visto, nei rapporti interni tra i cointestatari ciascuno di loro si presume comproprietario di una quota paritaria con quella degli altri.

Conto cointestato ed eredità: come si ripartisce il saldo

Quando muore un intestatario del conto corrente cointestato, il conto si suddivide in due parti ideali: una rimane nella disponibilità dei cointestatari superstiti, secondo la loro rispettiva quota di comproprietà, l’altra invece – quella di spettanza del defunto – è destinata ad andare in successione agli eredi.

Una coppia di anziani coniugi ha un conto corrente cointestato, su cui vengono accreditate le pensioni di entrambi. Alla morte del marito, il saldo è di 12.000 euro: la metà della somma è di esclusiva proprietà della vedova e non entra nell’eredità; i rimanenti 6.000 euro andranno in successione e saranno ripartiti tra gli eredi secondo le quote loro spettanti.

Se invece la cointestazione risulta simulata, allora il cointestatario apparente e rimasto in vita non potrà vantare pretese neppure sulla porzione che sarebbe stata di sua esclusiva proprietà nel caso di “vera” cointestazione: così l’intero importo del saldo presente sul conto al momento della morte del cointestatario cadrà in successione secondo le regole ordinarie.

Conto corrente cointestato tra coniugi: come si divide il saldo residuo

Una recente pronuncia della Cassazione [1] ha chiarito che, alla morte di un coniuge, la divisione del saldo residuo deve avvenire in quote uguali e perciò si esclude che, se non c’era stato il consenso del defunto, il superstite possa disporre della somma eccedente la parte di sua spettanza.

Nel caso deciso, riguardante un conto cointestato tra due coniugi, i fratelli del marito defunto avevano chiesto l’attribuzione ereditaria in loro favore della metà delle somme giacenti sul conto e la moglie si era opposta. La Suprema Corte ha richiamato il principio di legge [2] secondo cui «la cointestazione di un conto corrente tra coniugi attribuisce agli stessi la qualità di creditori o debitori sociali dei saldi del conto, sia nei confronti dei terzi che nei rapporti interni e fa presumere la contitolarità dell’oggetto del contratto» ed ha specificato che «tale presunzione dà luogo ad un’inversione dell’onere probatorio che può essere superata attraverso presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, dalla parte che deduca una situazione giuridica diversa da quella risultante della cointestazione stessa».

Quando il saldo del conto va tutto agli eredi anziché ai cointestatari superstiti

Spiega il Collegio: «Ove il saldo attivo del conto cointestato a due coniugi risulti discendere dal versamento di somme di pertinenza di uno soltanto di essi, si deve escludere che l’altro coniuge, nel rapporto interno, possa avanzare diritti sul saldo medesimo».

Questo significa che, quando il conto cointestato era di fatto alimentato da uno soltanto dei due coniugi anziché da entrambi (ad esempio, con il versamento o l’accredito periodico dello stipendio, della pensione o dei proventi guadagnati con l’attività esercitata, mentre l’altro non contribuisce affatto) la cointestazione sarà ritenuta fittizia. In tal caso, il cointestatario apparente e superstite non potrà vantare diritti neppure sulla quota che altrimenti sarebbe stata di sua esclusiva spettanza: così l’intero importo del saldo cadrà in successione ereditaria.

L’ordinanza della Cassazione sottolinea che, nel conto corrente cointestato, i rapporti interni tra i correntisti sono regolati da una specifica norma di legge [3] in base alla quale «debito e credito solidale si dividono in quote uguali, solo se non risulti diversamente». Se il saldo attivo deriva dai versamenti fatti da uno solo dei correntisti, l’altro non può avanzare pretese. La sentenza aggiunge che, anche se il conto consente di compiere operazioni disgiunte, il cointestatario non può «disporre in proprio favore, senza il consenso espresso o tacito dell’altro, della somma depositata in misura eccedente la quota parte di sua spettanza». Questa regola vale «in relazione sia al saldo finale del conto, sia all’intero svolgimento del rapporto».

In definitiva, la vedova nella vicenda esaminata dai giudici di piazza Cavour non ha la titolarità esclusiva del saldo perché l’importo discendeva soltanto dai versamenti effettuati sul conto cointestato nel corso del tempo dal marito ed anzi questo apporto finanziario era stato “neutralizzato” dai vari prelievi effettuati dalla donna; così il ricorso dei fratelli del deceduto è stato accolto, ma non definitivamente, in quanto la Cassazione ha disposto il rinvio della causa alla Corte d’Appello per esplorare l’apporto di alcune rimesse sul conto che la moglie del defunto ha documentato di aver effettuato con proprie risorse. Per ulteriori informazioni leggi anche l’articolo “Conto corrente cointestato: che succede in caso di morte di un intestatario?“.


note

[1] Cass. ord. n. 4838/21 del 23.02.2021.

[2] Art. 1854 Cod. civ.

[3] Art. 1298 co. 2 Cod. civ.


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