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Bonifico a favore di una persona senza motivazione: è permesso?

25 Febbraio 2021
Bonifico a favore di una persona senza motivazione: è permesso?

Che succede se una persona fa un bonifico sul conto di un’altra senza indicare la causale?

Un nostro lettore ci chiede se è permesso fare un bonifico a favore di una persona senza una motivazione. È necessario fornire una causale nel momento in cui si trasferisce del denaro da un conto a un altro e che succede invece se tale causale non viene indicata? Potrebbero le autorità, in un momento successivo, fare un controllo e sollevare contestazioni?

La questione coinvolge norme di diritto civile e fiscale. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Ogni spostamento di denaro da una persona a un’altra ha sempre una “causa”, anche se tacita e non manifestata all’esterno. La causa può essere, ad esempio, la vendita di un oggetto o di un servizio, un prestito, un regalo. 

Il semplice fatto di versare del denaro dal conto di una persona a quello di un’altra, senza uno scopo preciso, configura una donazione: si tratta cioè di un regalo che viene fatto senza nulla voler in cambio (ossia, come tecnicamente si dice, «a titolo gratuito»). 

Come ha più volte chiarito la Cassazione [1], in assenza di una specifica prova circa la motivazione dello spostamento del denaro, si presume che tale operazione integri una donazione. Pertanto, qualora colui che ha eseguito il bonifico volesse pretendere la restituzione dell’importo, dovrebbe dimostrare che lo stesso è stato fatto per errore o in forza di un prestito. Quanto al prestito, ad esempio – chiarisce sempre la Cassazione – sarebbe fondamentale (anche se non indispensabile) una prova scritta, che possa appunto escludere l’intento rivolto alla donazione.

Dunque, è permesso fare un bonifico a favore di una persona ma la motivazione, in questi casi, se non è esplicitata dalle parti, si riterrà essere un “atto a titolo gratuito”, appunto un regalo. Con la conseguenza che non è più possibile ottenerne la restituzione. La donazione infatti è un atto irrevocabile. 

Alla luce di ciò, non è necessario neanche indicare una “causale” nel bonifico.

Risolta la questione di diritto civile, ossia quella dei rapporti tra le parti, vediamo invece come si inquadra l’operazione da un punto di vista fiscale. Il beneficiario dell’importo dovrebbe dichiarare la somma ricevuta al Fisco? Dovrebbe cioè pagare le tasse su di essa, riportandola nella propria dichiarazione dei redditi?

Il principio di fondo, stabilito dal Testo Unico sulle Imposte sui Redditi, è che ogni bonifico sul conto corrente si presume essere un reddito imponibile, soggetto pertanto a tassazione, salvo prova scritta contraria. Quindi, se una persona riceve dei soldi sul proprio conto corrente deve indicare il relativo importo nella propria dichiarazione dei redditi: esso andrà a sommarsi agli altri redditi imponibili percepiti dal contribuente nel medesimo anno d’imposta e, come tale, verrà tassato.

Se il contribuente non si comporterà in tal modo, l’Agenzia delle Entrate – che può accorgersi del bonifico tramite un archivio telematico detto “Anagrafe dei conti correnti” – gli invierà un avviso di accertamento per costringerlo a pagare le imposte evase e le relative sanzioni. I rischi dunque sono solo per chi riceve il denaro e non per chi lo versa.

Dicevamo però che il beneficiario del bonifico può anche fornire all’ufficio delle imposte la prova contraria: può cioè dimostrare che l’importo ricevuto non costituisce un reddito imponibile. In cosa consiste questa prova? Ad esempio, che si è trattato di una donazione. Le donazioni, infatti, se sono di modesto importo, non sono soggette a tassazione. Quelle invece più “consistenti” sono imponibili e, se provenienti da estranei (ossia soggetti non legati a rapporti di familiarità o parentela), scontano un’imposta dell’8%.

L’Agenzia delle Entrate ha detto che le donazioni di modico valore non fanno reddito, non devono quindi essere dichiarate. Si tratta però di un concetto molto generico e vago (leggi Cosa si intende per donazione di modico valore?). Il «modico valore» va rapportato alle condizioni economiche del donante; è tale quindi la donazione che non ne comporta un sostanziale impoverimento (si pensi a una donazione che non supera poche centinaia di euro).

Se la donazione è di modico valore, non c’è né bisogno del notaio né di dichiarare l’importo al Fisco, trattandosi di somme esenti.

Un altro esempio di «prova contraria» che il beneficiario del bonifico potrebbe fornire all’Agenzia delle Entrate in caso di controllo, per evitare un accertamento, è che la somma costituisce il corrispettivo per la vendita di un oggetto usato, anch’essa non tassabile. Infine, potrebbe anche dire che si tratta di un rimborso spese o della restituzione di un prestito, ma anche in questi casi sarà sempre necessario procurarsi una prova scritta, ossia un documento che attesti quanto sopra. Documento che deve avere una data certa, ossia certificata da un pubblico ufficiale (onde escludere che lo stesso sia realizzato a posteriori dalle parti con intento fraudolento). Tale sarebbe, ad esempio, un atto registrato all’Agenzia delle Entrate o un foglio spedito con raccomandata a/r o uno scambio di email fatto tramite la Pec.


note

[1] Cass. sent. n. 180/18 dell’8.01.2018.


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