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Come fare un bonifico ad un amico?

26 Febbraio 2021
Come fare un bonifico ad un amico?

Regole per spostare i soldi da un conto corrente a un altro: la causale, il documento scritto, le giustificazioni con il Fisco. 

Se devi fare un bonifico a un amico e non vuoi avere problemi, né con le autorità, né con il Fisco, né con il tuo stesso amico, sarà bene che segui queste preziose istruzioni. Difatti, pur se si tratta di un’operazione semplice e, di norma, non pericolosa, è sempre bene evitare i problemi prima che questi sorgano. Non poche volte, infatti, chi non si è chiesto in anticipo come fare un bonifico ad un amico, e perciò ha fatto tutto frettolosamente, ha dovuto poi correre ai ripari in un momento successivo. 

Prima di fare il bonifico devi chiederti: per quale ragione faccio questo bonifico? Ho una “pezza d’appoggio” che giustifichi il bonifico? Quali prove avrei a mio favore qualora un domani dovessero sorgere delle contestazioni? Ho la possibilità di revocare il bonifico una volta eseguito, se dovesse esserci un errore o un ripensamento? Cosa potrebbe dirmi l’Agenzia delle Entrate se dovesse accorgersi del passaggio di denaro da un conto a un altro? 

Cerchiamo di fare il punto della situazione. Ecco dunque come fare un bonifico a un amico.

Regole per fare un bonifico a un amico

In verità, nessuna legge stabilisce delle regole da seguire per fare un bonifico a un’altra persona, sia essa un parente, un amico o un estraneo. Tutto può svolgersi informalmente, così come la banca consente di fare: o tramite lo sportello oppure tramite e-banking. Anche l’indicazione della famosa “causale” non è obbligatoria; sicché, tale spazio potrebbe ben essere lasciato in bianco.

Dalla lettura dei precedenti giudiziari, tuttavia, si possono ricostruire eventuali problematiche che potrebbero sorgere in un momento successivo. Pertanto, nell’ottica di prevenire dispute con terzi o con il Fisco, sarà bene seguire alcune regole.

La causale

Un bonifico ha sempre una motivazione, ossia una “causa” che lo sorregge, anche se non viene palesata dalle parti. Può trattarsi di un prestito, della restituzione di un prestito (avvenuto a sua volta tramite un precedente bonifico o in contanti), di un regalo (una donazione), di un rimborso spese, del corrispettivo per la vendita di un oggetto usato o per un servizio reso dall’amico. 

Tale causa potrebbe trovare formalizzazione in un documento scritto. Se così fosse, nell’effettuare il bonifico sarà opportuno richiamare gli estremi di tale atto nella causale; ciò escluderà ogni possibile fonte di equivoco per il futuro. 

Sarà così possibile indicare, ad esempio: «Rimborso spese per… come da fattura n….»; oppure «Prestito come da accordo del…»; oppure «Restituzione prestito del…»; o ancora «Prezzo di acquisto come concordato con contratto del…», ecc.

Se invece gli accordi tra le parti sono stati stretti verbalmente e non c’è una carta (anche un’email) che giustifichi il bonifico, sarà meglio che la causale sia quanto più precisa e dettagliata possibile. Si potranno così utilizzare, per la causale del bonifico, formule del seguente tenore: «Acquisto bicicletta usata», «Rimborso spese viaggio del…», «Prestito infruttifero con scadenza il…», ecc.

Leggi anche Causale bonifico amico.

Da quanto appena visto si comprende che la causale, per quanto non obbligatoria, è comunque un elemento fondamentale del bonifico: anche se stabilita unilateralmente, da essa è possibile risalire alla volontà delle parti. È chiaro infatti che se una persona dovesse fare un bonifico a un’altra per un prestito, e tale motivo dovesse risultare dalla causale, il beneficiario potrebbe sempre sollevare la contestazione qualora ritenga che l’importo dovesse essere versato a titolo di corrispettivo per una vendita.

La prova scritta

Il bonifico non necessita di una previa prova scritta, ossia di un documento su cui si appoggi. Ma esso potrà risultare fondamentale nel caso in cui si tratti di importi di particolare valore. Questo perché l’Agenzia delle Entrate è sempre in grado di controllare le movimentazioni bancarie e scoprire il passaggio di denaro da un conto a un altro. 

In un’ipotesi del genere, sarà bene avere una prova certa della natura “non reddituale” del versamento. In buona sostanza, per evitare che da tale bonifico il Fisco faccia scattare un accertamento fiscale nei confronti del beneficiario (presumendo che il bonifico nasconda un reddito imponibile, come ad esempio il corrispettivo di una prestazione), bisognerà munirsi di una prova scritta. Da questa deve risultare che tale somma non è soggetta a tassazione. E ciò succede nel caso di donazioni di modico importo (nell’ordine di poche centinaia di euro), nel caso di prestiti infruttiferi (ossia senza la previsione di interessi) o di vendite di oggetti usati.

Il documento scritto, per poter essere opposto all’Agenzia delle Entrate, deve avere anche un data certa, cosa che accade quando le firme vengono autenticate dal notaio, quando il documento viene registrato all’ufficio delle imposte, quando l’atto viene affrancato con una raccomandata o quando il suo contenuto costituisca il testo di una Pec (una posta elettronica certificata).

Il prestito o il regalo

La prova scritta del bonifico serve anche tutte le volte in cui la causa sia costituita da un prestito. Il prestito, infatti – o meglio detto mutuo – sebbene possa essere fatto anche verbalmente, non potrà essere altrimenti dimostrato dal creditore che voglia recuperare i propri soldi. La Cassazione, infatti, ha sostenuto che, in assenza di prove sulla motivazione del bonifico, è presumibile che lo stesso abbia natura di donazione e non già di prestito. 

Dunque, il contratto scritto, seppur non richiesto obbligatoriamente dalla legge, servirà per avviare più facilmente le pratiche di recupero credito in caso di inadempimento. 



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