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Ticket sanitario quale giudice decide le liti?

2 Luglio 2021 | Autore:
Ticket sanitario quale giudice decide le liti?

Il contributo economico dei cittadini alle prestazioni fornite dal Servizio sanitario nazionale equivale ad un tributo; perciò, la giurisdizione sulle controversie è quella tributaria.

Il ticket che tutti paghiamo per accedere alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale (Ssn) è indubbiamente una “tassa” nel senso comune del termine: costituisce un esborso, sostenuto dai cittadini italiani ormai da più di 30 anni, che è destinato a finanziare, almeno in parte, le entrate pubbliche, in questo caso quelle destinate a fronteggiare le ingenti spese di funzionamento del sistema sanitario.

Ma chiedersi se il ticket sanitario è un vero e proprio tributo oppure un contributo di diversa natura non è un’inutile questione terminologica: la risposta a questa domanda comporta notevoli effetti pratici, primo fra tutti la possibilità di contestare questa voce di spesa in un eventuale giudizio da parte di chi la ritiene indebita.

Sul ticket sanitario quale giudice decide le liti? Ci si può rivolgere, ad esempio, al giudice del tribunale ordinario oppure al Tar, se si vuole promuovere una controversia e andare in causa con la Pubblica Amministrazione, come un’azienda sanitaria, che ci richiede il pagamento dell’importo del ticket? Dopo anni di incertezze, una legge ha stabilito le regole di riparto tra le diverse giurisdizioni e sul punto è dovuta intervenire anche la Corte Costituzionale. Adesso, il quadro risulta chiaro.

Il ticket sanitario: cos’è e come funziona

Il ticket sanitario è stato introdotto dalla legge [1] nel sistema del Servizio sanitario nazionale nel 1989. Inizialmente, era nato come una misura di responsabilizzazione dei cittadini: si era pensato che, obbligando la popolazione a contribuire alle spese mediche e farmaceutiche, ci sarebbe stato un minore ricorso alle prestazioni sanitarie, escludendo quelle superflue, come l’acquisto di medicinali costosi ma inutili e l’effettuazione di esami diagnostici non necessari.

Con la legislazione successiva [2] il contributo richiesto ai cittadini per accedere alle prestazioni sanitarie è arrivato a comprendere il ticket per il pronto soccorso. Le ultime riforme hanno eliminato il “superticket” di 10 euro per visite specialistiche ed esami diagnostici. Se vuoi conoscere in dettaglio gli aspetti di funzionamento del ticket sanitario, su cosa si paga, a cosa si ha diritto e quali sono le esenzioni leggi la nostra guida pratica sul ticket sanitario.

Cosa succede a chi non paga il ticket sanitario?

Il mancato pagamento del ticket sanitario, quando non impedisce già in partenza l’accesso alle prestazioni richieste dal cittadino, comporta un’azione di recupero da parte dell’Amministrazione per riscuotere il dovuto. Siccome si tratta di un vero e proprio tributo, come vedremo meglio tra poco, si applica la disciplina della riscossione coattiva in caso di omesso adeguamento spontaneo del contribuente e dunque sono consentite le misure di esecuzione forzata, come il pignoramento dello stipendio o del conto corrente.

Il ticket sanitario si prescrive in dieci anni, che decorrono dal giorno in cui il pagamento sarebbe dovuto essere effettuato. Il rimborso di un ticket non dovuto è, invece, soggetto al termine decadenziale di due anni dalla data dell’avvenuto pagamento [4].

In taluni casi, sfuggire al pagamento del ticket attraverso esenzioni indebite alle quali non si avrebbe diritto può costituire reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche [3], come ha affermato la Corte di Cassazione [5], poiché «attraverso la concessione dell’esenzione dal pagamento di una somma dovuta, il richiedente ottiene un vantaggio e beneficio economico che viene posto a carico della comunità» (in proposito, leggi: “Dichiarare un reddito falso per ottenere l’esenzione ticket è reato?“).

La giurisdizione sul ticket sanitario

La giurisdizione è l’attribuzione ad una categoria di giudici del potere di decidere un determinato tipo di controversie (ad esempio, c’è la giurisdizione ordinaria, quella amministrativa, militare, contabile e tributaria); quindi, si hanno giurisdizioni differenti a seconda della materia trattata, mentre la competenza è un criterio diverso, che ripartisce gli affari giudiziari tra giudici appartenenti al medesimo ordine (una controversia civile sarà decisa dal tribunale o dal giudice di pace in base all’oggetto ed al valore: ad esempio, per gli incidenti stradali fino a 50mila euro la causa appartiene al giudice di pace).

La giurisdizione sul ticket sanitario è quella tributaria, per come stabilisce la legge [6] che, per evitare dubbi interpretativi, ha modificato il Codice del processo tributario [7], esplicitando che nella giurisdizione tributaria sono comprese «tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il Servizio sanitario nazionale e sovrimposte e le addizionali, le relative sanzioni nonché gli interessi e ogni altro accessorio».

Ticket sanitario: chi decide le cause?

In base a tali premesse, possiamo affermare che il ticket sanitario è un tributo e le controversie su di esso vengono perciò decise dal giudice tributario: in primo grado, le Commissioni tributarie provinciali, in secondo grado quelle regionali e in fase di giudizio di legittimità, sulle decisioni adottate da questi primi due giudici, la Suprema Corte di Cassazione (che dispone di due sezioni specializzate per trattare la materia tributaria).

Che la competenza a decidere le cause sul ticket sanitario fosse della magistratura tributaria – e non quindi del giudice ordinario – lo aveva già affermato la Corte di Cassazione [8] e lo ha confermato di recente la Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia [9] sottolineando che per tributi si intendono quei prelievi consistenti nella «doverosità della prestazione, nella mancanza di un rapporto sinallagmatico tra le parti e nel collegamento di detta prestazione alla pubblica spesa in relazione ad un presupposto economicamente rilevante», come aveva già stabilito la Corte Costituzionale [10].

Non conta, quindi, il nome di ticket sanitario, ovvero, secondo la definizione di legge, di «contributo», che non comprende esplicitamente la definizione di tassa o di imposta, ma piuttosto – spiega la sentenza –  è decisivo il fatto che il ticket sanitario:

  • «è obbligatoriamente dovuto da tutti coloro che accedono alle prestazioni dispensate dal Servizio sanitario nazionale (Ssn), con particolari esenzioni soggettivamente ed oggettivamente previste;
  • è determinato in modo forfettizzato e non copre, in modo puntuale, tutto il costo sopportato dal Ssn per le prestazioni dispensate;
  • è finalizzato alla copertura insieme alla fiscalità generale (Irap) dei costi sopportati dal Ssn».

Quindi, secondo la Ctp di Reggio Emilia – che nel caso deciso ha statuito la propria giurisdizione in ordine al contenzioso instaurato davanti ad essa sulla debenza del contributo – «tirando ora le fila di quanto visto finora, va affermata la natura di tributo del c.d. ticket sanitario posto che:

  • è imposto per legge, in particolari situazioni soggettive ed oggettive, a tutti i possibili fruitori del Ssn;
  • non ha un profilo di sinallagmaticità contrattuale in quanto il suo ammontare non è lasciato alla libera determinazione delle parti ma è legislativamente determinato;
  • non copre il costo del servizio;
  • è collegato ad un presupposto economicamente rilevante».

Per ulteriori approfondimenti leggi l’articolo “Ticket sanitario: ultime sentenze“.


note

[1] D. L. n.382 del 25.11.1989, conv. in L. n. 8 del 25.01.1990.

[2] L. n. 537 del 24.12.1993, n. 537; D. Lgs. n. 124 del 29.04.1998; D.L. n. 98 del 6.07.2011 “Razionalizzazione della spesa sanitaria”.

[3] Art. 316 ter cod. pen.

[4] Art. 21 co. 2 D.L.gs. n.546/1992.

[5] Cass. sent. n. 1574 del 15.01.2014.

[6] Art. 12 co. 2 L. n. 448 del 28.12. 2001.

[7] Art. 2 D. Lgs. n. 546/1992.

[8] Cass. Sez. Un. ord. n. 123 del 9.01.2007.

[9] Ctp Reggio Emilia, sent. n. 97/2020 del 10.12.2020.

[10] C. Cost. sent. n. 238/2009.

Autore immagine: pixabay.com


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