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Prova dell’esistenza del mutuo: ultime sentenze

26 Febbraio 2021
Prova dell’esistenza del mutuo: ultime sentenze

Somme di denaro date a un’altra persona: come dimostrare che si tratta di un prestito e non di una donazione?

Anche se il mutuo non necessita del contratto scritto, questo risulta assai importante nel momento in cui bisogna fornire la prova del prestito. Diversamente, il giudice può presumere che il versamento del denaro sul conto di un’altra persona sia avvenuto a titolo di donazione. Le ultime sentenze sulla prova dell’esistenza del mutuo dimostrano l’orientamento sposato dalla giurisprudenza. 

Prova dell’esistenza di un contratto di mutuo

L’esistenza di un contratto di mutuo non può essere desunta dalla mera consegna di assegni bancari o somme di denaro (che, in assenza di conferma, ben potendo avvenire per svariate ragioni), essendo l’attore tenuto a dimostrare per intero il fatto costitutivo della sua pretesa.

Tribunale Asti, 25/05/2020, n.282

L’attore che chiede la restituzione di somme date a mutuo è tenuto, ex art. 2697, comma 1, c.c., a provare gli elementi costitutivi della domanda e, quindi, non solo la consegna, ma anche il titolo da cui derivi l’obbligo della vantata restituzione; ed infatti l’esistenza di un contratto di mutuo non può desumersi dalla mera consegna di assegni bancari o somme di denaro (che, ben potendo avvenire per svariate ragioni, non vale, di per sé, a fondare una richiesta di restituzione allorquando l'”accipiens” – ammessa la ricezione – non confermi, altresì, il titolo posto dalla controparte a fondamento della propria pretesa, ma ne contesti, anzi, la legittimità), essendo l’attore tenuto a dimostrare per intero il fatto costitutivo della sua pretesa, senza che la contestazione del convenuto (il quale, pur riconoscendo di aver ricevuto la somma, ne deduca una diversa ragione) possa tramutarsi in eccezione in senso sostanziale e, come tale, determinare l’inversione dell’onere della prova.

Corte appello Milano sez. I, 25/02/2020, n.642

L’esistenza di un contratto di mutuo non può fondarsi sulla mera allegazione e prova dell’avvenuta consegna di assegni bancari o somme di denaro, costituendo onere dell’attore provare il fatto costitutivo della richiesta azionata in giudizio, ossia il titolo della consegna da cui deriva il suo obbligo ad ottenere la restituzione.

Corte appello Salerno, 17/01/2020, n.55

La consegna di assegni bancari o somme di danaro non è prova dell’esistenza del mutuo

Non costituisce prova sufficiente dell’esistenza del contratto di mutuo, posto a fondamento della domanda di restituzione di capitale e interessi, la consegna di assegni bancari o somme di danaro perché i primi sono un mezzo per adempiere ad un’obbligazione preesistente e non per concedere un prestito e le seconde possono realizzare il mutuo, ma altresì anch’esse estinguere un debito e pertanto spetta all’attore provare, mediante altri fatti, lo scopo di tale consegna.

Tribunale Roma sez. XVII, 01/08/2019, n.15948

Restituzione di somme date a titolo di mutuo ed onere della prova

Sull’attore che chiede la restituzione di somme date a mutuo grava l’onere di provare gli elementi costitutivi della domanda e, quindi, non solo la consegna, ma anche i titoli da cui derivi l’obbligo della vantata restituzione. L’esistenza di un contratto di mutuo non può infatti desumersi dalla mera consegna di assegni circolari o somme di denaro che, ben potendo avvenire per svariate ragioni, non vale, di per sé, a fondare una richiesta di restituzione allorquando l’accipiens, ammessa la ricezione, non confermi, altresì, il titolo posto dalla controparte a fondamento della propria pretesa, essendo l’attore tenuto a dimostrare per intero il fatto costitutivo della sua pretesa, senza che la contestazione del convenuto, il quale, pur riconoscendo di aver ricevuto la somma, ne deduca una diversa ragione, possa tramutarsi in eccezione in senso sostanziale e, come tale, determinare l’inversione dell’onere della prova.

Corte appello Napoli sez. III, 18/05/2020, n.1747

Onere della prova per l’attore che chiede la restituzione delle somme date a mutuo

L’attore che chiede la restituzione di somme date a mutuo è, ai sensi dell’art. 2697 c.c., comma 1, tenuto a provare gli elementi costitutivi della domanda, e quindi non solo la consegna ma anche il titolo della stessa, da cui derivi l’obbligo della vantata restituzione. Infatti l’esistenza di un contratto di mutuo non può essere desunta dalla mera consegna di assegni bancari o somme di denaro, essendo l’attore tenuto a dimostrare per intero il fatto costitutivo della sua pretesa, senza che la contestazione del convenuto il quale, pur riconoscendo di aver ricevuto la somma ne deduca una diversa ragione possa tramutarsi in eccezione in senso sostanziale e come tale determinare l’inversione dell’onere della prova.

Tribunale Perugia, 01/07/2019, n.1045

L’attore che chiede la restituzione di somme date a mutuo è tenuto, ex art. 2697, comma 1, c.c., a provare gli elementi costitutivi della domanda e, quindi, non solo la consegna, ma anche il titolo da cui derivi l’obbligo della vantata restituzione; ed infatti l’esistenza di un contratto di mutuo non può desumersi dalla mera consegna di assegni bancari o somme di denaro (che, ben potendo avvenire per svariate ragioni, non vale, di per sé, a fondare una richiesta di restituzione allorquando l'”accipiens” – ammessa la ricezione – non confermi, altresì, il titolo posto dalla controparte a fondamento della propria pretesa, ma ne contesti, anzi, la legittimità), essendo l’attore tenuto a dimostrare per intero il fatto costitutivo della sua pretesa, senza che la contestazione del convenuto (il quale, pur riconoscendo di aver ricevuto la somma, ne deduca una diversa ragione) possa tramutarsi in eccezione in senso sostanziale e, come tale, determinare l’inversione dell’onere della prova.

Corte appello Torino sez. I, 14/05/2019, n.806

Qualora l’attore fondi la sua domanda su un contratto di mutuo, la contestazione, da parte del preteso mutuatario, circa la causale del versamento, non si tramuta in eccezione in senso sostanziale, sì da invertire l’onere della prova, giacché negare l’esistenza di un contratto di mutuo non significa eccepirne l’inefficacia o la modificazione o l’estinzione, ma significa negare il titolo posto a base della domanda, ancorché il convenuto riconosca di aver ricevuto una somma di denaro ed indichi la ragione per la quale tale somma sarebbe stata versata; anche in tale caso, quindi, rimane fermo l’onere probatorio a carico dell’attore, con le relative conseguenze nel caso di mancata dimostrazione dei fatti costitutivi del contratto mutuo.

Tribunale Roma sez. XVII, 13/03/2019, n.5523

L’esistenza di un contratto di mutuo non può essere desunta dalla mera consegna di somme di denaro

L’attore che chiede la restituzione di somme date a mutuo è tenuto, ai sensi dell’art. 2697, primo comma, cod. civ., a provare gli elementi costitutivi della domanda, e quindi non solo la consegna ma anche il titolo della stessa, da cui derivi l’obbligo della vantata restituzione; l’esistenza di un contratto di mutuo non può essere desunta dalla mera consegna di assegni bancari o somme di denaro.

Cassazione civile sez. II, 08/01/2018, n.180



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3 Commenti

  1. Chiedevo la seguente informazione, in merito al topic di cui si parla. 6 anni fa prestai in tutta buona fede, 15.000 euro a un parente tramite assegno, senza nessun accordo scritto ma solo sulla parola. Adesso questo parente nega che sia stato un prestito, e addirittura inventa la tesi che erano soldi che dovevo restituirgli per delle cose da lui vendute a me. Ho un testimone che potrebbe dire che ad una cena ha sentito parlare del prestito in questione ma il mio avvocato mi dice che è piuttosto “fumosa” come testimonianza, avrebbe dovuto essere presente proprio al momento della consegna del citato assegno per essere più credibile, ma anche se così fosse sarebbe difficile che vada a buon fine una causa, perché a detta sempre dell’avvocato sono due le cose che dovrei assolvere: 1) prova della consegna della somma.. 2) prova natura e del titolo contrattuale da cui derivi l’obbligo della vantata restituzione. È proprio così? Perché se fosse proprio così, mancando prova scritta o testimonianze attendibili o comunque decisive, importanti, non riuscirei ad assolvere la 2 parte. Grazie per l’attenzione, cordialmente, Anna

    1. Dovrai proporre una causa ordinaria in cui sarai tu a dover fornire le prove del tuo credito, ad esempio, con eventuali scambi di email, di sms o con la testimonianza di terzi che abbiano assistito allo scambio del denaro. Prima di agire in tribunale, il creditore farà bene a diffidare il debitore chiedendogli la restituzione del denaro prestato attraverso l’invio di una raccomandata a.r., ma puoi usare anche una Pec (solo se ne sia munito anche il destinatario), dandogli un termine massimo per adempiere, il Codice civile indica 15 giorni.

      1. Vi ringrazio per la risposta. Ma viste le scarse, se non nulle, possibilità che ho di vincere questa causa trovo inutile fare una richiesta tramite a.r. di restituzione del debito. È molto probabile che mi risponderebbe “picche”, considerando il personaggio che mi trovo di fronte e che purtroppo non conoscevo a fondo, anche se trattasi di un parente. Un cordiale saluto, Anna.

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