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Accertamento Imu: quando è nullo?

1 Luglio 2021 | Autore:
Accertamento Imu: quando è nullo?

I principali motivi di impugnazione dell’atto per far cadere la pretesa impositiva del Comune su abitazioni, fabbricati o terreni.

Ricevere un avviso di accertamento da parte del Comune per Imu non pagata su case, altri fabbricati o terreni non è un fatto da sottovalutare, perché se non si versa il dovuto entro i termini oppure non si impugna l’atto davanti al giudice tributario arriverà la riscossione coattiva, con le procedure esecutive o cautelari come il pignoramento dei conti correnti o il fermo dell’auto.

Così è bene sapere quando l’accertamento Imu è nullo: ci sono diversi casi in cui i giudici hanno annullato questi atti impositivi per carenza di alcuni requisiti essenziali. Vediamo quindi cosa è possibile fare per far valere questi vizi, in modo da ottenere la cancellazione del debito richiesto e delle sanzioni applicate dai Comuni.

Imu: quando va pagata

L’Imposta municipale propria – in breve l’Imu – che dal 2011 ha sostituito la vecchia Ici, è dovuta dal possessore di beni immobili (esclusa l’abitazione principale non di lusso) in proporzione alla quota attribuita (se i proprietari sono più di uno) ed al periodo di possesso (il mese in cui il possesso si è protratto per almeno 15 giorni è computato per intero).

L’Imu va pagata a scadenze annuali suddivise in due rate di pari importo: l’acconto va versato entro il 16 giugno ed il saldo entro il 16 dicembre, ma si può decidere di pagare l’intera somma in un’unica soluzione alla scadenza della rata di acconto.

Imu: termini di accertamento

La competenza sull’Imu appartiene al Comune ove è ubicato l’immobile. A norma di legge [1], ogni Comune deve emettere ed inviare per la notifica gli avvisi di accertamento relativi all’Imu che in tutto o in parte non è stata versata alle prescritte scadenze entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato, in relazione all’annualità del tributo richiesto.

L’avviso di accertamento per Imu non pagata relativa all’anno 2016 deve essere notificato entro il 31 dicembre 2021, in quanto il pagamento andava effettuato a giugno ed a dicembre del 2016.

Se viene contestata l’omessa o infedele dichiarazione c’è un anno di tempo in più a favore del Comune, fermo restando il medesimo termine quinquennale, perché la dichiarazione può essere presentata dal contribuente entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di acquisizione del possesso dell’immobile (leggi “Quanto tempo ha il Comune per effettuare l’accertamento Imu“) e, quindi, il termine per l’utile invio dell’avviso inizia a decorrere da tale momento.

Quando il Comune utilizza il servizio postale, per rispettare il termine di cinque anni è sufficiente che la lettera raccomandata contenente l’avviso di accertamento da notificare sia stata spedita al contribuente entro il 31 dicembre del quinto anno, anche se è stata ricevuta dal destinatario nell’anno seguente. In proposito, trovi un approfondimento nell’articolo “Termini accertamento Imu”.

Imu: quando va in prescrizione

L’avviso di accertamento notificato oltre tali termini è tardivo e dunque prescritto, sia nella parte relativa al tributo sia in quella riguardante le sanzioni irrogate. La prescrizione dell’Imu scatta appunto dopo il decorso di cinque anni, perciò il tributo richiesto oltre i termini non è più dovuto; ma l’intervenuta prescrizione deve essere eccepita ricorrendo al giudice tributario, che la dichiarerà maturata e, perciò, annullerà l’avviso di accertamento o la cartella esattoriale successiva.

Tieni presente che il ricevimento dell’avviso di accertamento interrompe il decorso dei termini di prescrizione, che ripartiranno da zero: questo significa che se entro i cinque anni successivi non riceverai un sollecito, un’intimazione di pagamento o una cartella esattoriale, la prescrizione si sarà compiuta perché non sarà arrivato nessun atto idoneo ad interromperla nuovamente e il decorso dei cinque anni sarà pieno; altrimenti la pretesa del Comune o dell’Agente della riscossione sarà ancora valida.

Imu: nullità per difetto di sottoscrizione

L’avviso di accertamento Imu è nullo se non è stato sottoscritto da un funzionario appositamente delegato dal sindaco o dalla giunta comunale: lo ha affermato la Corte di Cassazione [2] poiché la legge vigente per tutti i tipi di atti di accertamento delle imposte [3] prevede espressamente che gli accertamenti siano sottoscritti «dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato».

Inoltre, proprio per gli Enti locali esiste una norma specifica [4] secondo cui «con delibera della giunta comunale è designato un funzionario cui sono conferiti le funzioni e i poteri per l’esercizio di ogni attività organizzativa e gestionale dell’imposta; il predetto funzionario sottoscrive anche le richieste, gli avvisi e i provvedimenti, appone il visto di esecutività sui ruoli e dispone i rimborsi».

Dunque, è bene controllare se chi ha firmato l’atto di accertamento era munito dei relativi poteri. Se risulta che c’è carenza di potere di firma, si può ricorrere per questo motivo alla Commissione Tributaria impugnando l’avviso entro il termine di 60 giorni dal ricevimento. In caso di contestazione da parte del contribuente, l’Amministrazione comunale è tenuta a dimostrare la sussistenza del potere di firma in capo al funzionario incaricato, mediante conferimento dell’apposita delega, che dovrà essere esibita e depositata in giudizio per consentire di constatarne la validità.

Imu: nullità per omessa indicazione dei criteri di calcolo

Per espressa previsione della legge [5], ogni atto impositivo deve essere motivato, in modo da porre il contribuente in condizioni di conoscere le ragioni della pretesa avanzata nei suoi confronti dall’Amministrazione.

In concreto, la motivazione dell’avviso di accertamento Imu potrà essere carente perché non descrive in maniera esatta i beni immobili posseduti, indicandone gli estremi catastali di riferimento (codice Comune, foglio, numero di particella e dell’eventuale subalterno) o la quota di proprietà attribuita al destinatario dell’avviso, o il periodo di possesso.

Inoltre, devono sempre essere specificati i criteri adottati per il calcolo dell’imposta, evidenziando la base imponibile – con il valore attribuito al bene – e le aliquote applicate su di essa. Quando si tratta di terreni edificabili, il valore delle aree può essere determinato applicando i valori venali medi di riferimento di aree fabbricabili analoghe: la Suprema Corte ha riconosciuto valido questo criterio [6].

Imu: nullità per dati catastali inesatti

Una recente sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio [7] ha annullato un avviso di accertamento Imu emesso dal Comune basandosi sulle risultanze catastali inesatte. Il contribuente ha impugnato l’atto dimostrando che quei terreni non erano suoi: ha prodotto in giudizio le copie degli atti notarili di compravendita dai quali risultava che la proprietà immobiliare era stata trasferita ad altri soggetti in data antecedente a quella cui si riferiva la richiesta di pagamento dell’Imu.

Il contribuente aveva soltanto tardato ad effettuare la richiesta di variazione catastale e, perciò, le mappe dell’ex Agenzia del territorio consultate dal Comune non erano state aggiornate. Così, mancando il necessario presupposto impositivo del possesso dei beni, la ripresa a tassazione Imu è stata annullata. Nell’occasione, i giudici tributari hanno precisato che i i dati catastali riportati dal Comune hanno soltanto «valore indiziario», dunque suscettibile di essere superato da una prova contraria, che in quel caso il contribuente ha fornito.


note

[1] Art. 1 co. 161 L. n. 296/2006.

[2] Cass. sent. n. 6697/2020 del 10.03.2020.

[3] Art. 42 D.P.R. n. 600 del 1973.

[4] Art. 11 co. 4 D.Lgs. n. 504/1992.

[5] Art. 7 co. 1 L. n. 212 del 27.07.2000 (“Statuto del contribuente”).

[6] Cass. ord. n. 27795/2020.

[7] Ctr Lazio, sent. n. 834/21 dell’11.02.2021.


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