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L’Inps può ridurre il reddito di cittadinanza?

2 Marzo 2021 | Autore:
L’Inps può ridurre il reddito di cittadinanza?

In quali casi può essere decurtato l’importo della ricarica mensile alla carta Rdc: sussidio non speso, nuovi introiti, violazione degli obblighi.

Il reddito di cittadinanza, il sussidio a favore delle persone delle famiglie che si trovano in difficoltà economiche, richiede delle condizioni piuttosto severe per il suo riconoscimento, sia amministrative, che personali, patrimoniali e di reddito. Se non si soddisfano le condizioni previste, il sussidio non spetta. Se la famiglia è già beneficiaria del Rdc ed i requisiti non risultano più rispettati, decade dal sussidio.

Ma ci sono dei casi in cui l’Inps può ridurre il reddito di cittadinanza? L’Istituto previdenziale può operare dei tagli al sussidio qualora la famiglia percepisca dei nuovi redditi, non considerati al momento della domanda o del precedente aggiornamento. Inoltre, il reddito di cittadinanza può essere ridotto qualora l’Inps applichi delle sanzioni per il mancato rispetto degli obblighi di condizionalità. La riduzione può operare anche qualora l’importo accreditato mensilmente non risulti completamente speso.

Alcune variazioni, però, possono determinare la revoca del beneficio: se, ad esempio, si supera il limite relativo al patrimonio mobiliare o immobiliare del nucleo stabilito dalla legge, il reddito di cittadinanza non viene semplicemente tagliato, ma revocato.

Osserviamo allora quali conseguenze possono comportare le variazioni, in merito alla situazione dei componenti del nucleo familiare, che si realizzano più di frequente.

Nuovo introito o nuovo lavoro

Per quanto riguarda i requisiti reddituali, se nel nucleo familiare, considerando le entrate di tutti i membri, si superano le soglie previste dalla legge, il sussidio non spetta. Ricordiamo che il reddito annuo non può superare i 6mila euro e la soglia Isee pari i 9.360 euro, valori da moltiplicare per la scala di equivalenza, in base alla composizione del nucleo (la scala di equivalenza massima è pari a 2,1; è pari a 2,2 nelle famiglie numerose con disabili gravi o non autosufficienti).

Se, a causa di una nuova entrata o di un nuovo lavoro, non si superano le soglie reddituali e Isee previste dalla legge, il sussidio è soltanto ridotto. In pratica, se il reddito derivante da un nuovo stipendio o una differente entrata è basso, tale da non comportare il superamento delle soglie di reddito ed Isee (vedi Quali sono i valori che fanno aumentare l’Isee) previste per la famiglia, questo nuovo introito viene integrato, attraverso il reddito di cittadinanza, fino ad arrivare alla soglia di reddito calcolata per il nucleo.

Il reddito di cittadinanza è infatti compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa da parte di uno o più componenti del nucleo familiare, purché non si superino le soglie di reddito ed Isee previste.

Nella famiglia di Pietro non lavora nessuno: il nucleo percepisce un reddito base di 900 euro al mese. Pietro inizia a lavorare con un part time, percepisce 600 euro al mese. Alla famiglia il sussidio spetta sempre, ma in misura pari a 300 euro al mese.

I redditi derivanti dallo svolgimento di un nuovo lavoro e le nuove entrate, in genere, devono essere comunicati (come differenza tra compensi e spese inerenti) all’Inps entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, attraverso il modello “Rdc/Pdc – Com Esteso”, da presentare presso un Caf. Ne abbiamo parlato in: “Con un lavoretto si perde il reddito di cittadinanza?“.

Crescita del conto in banca

Per il diritto al reddito di cittadinanza, il patrimonio mobiliare familiare (conti, carte prepagate, titoli, libretti, depositi, obbligazioni, partecipazioni…) non deve essere superiore a 6mila euro; questa soglia è incrementata di 2mila euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di 10 mila euro, incrementati di ulteriori mille euro per ogni figlio successivo al secondo. I massimali sono ulteriormente incrementati di 5mila euro per ogni componente con disabilità, come definita a fini Isee, e di 7500 euro per ogni componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza.

Che cosa succede se un conto o un libretto aumentano d’importo, ad esempio grazie a una donazione? In questo caso, se si superano i parametri previsti, si verifica la decadenza dal reddito di cittadinanza.

Riduzione da uno a sei mesi del reddito di cittadinanza

Qualora i beneficiari del reddito di cittadinanza non rispettino gli obblighi di politica attiva del lavoro (frequenza di corsi di formazione, partecipazione ad incontri di orientamento, a selezioni, ai progetti utili alla collettività), sono applicate delle sanzioni piuttosto severe, che vanno dal taglio di una mensilità del reddito di cittadinanza alla revoca del sussidio.

Nel dettaglio, per la mancata presentazione, senza un giustificato motivo, alle convocazioni per la sottoscrizione del Patto per il lavoro o del Patto per l’inclusione sociale, da parte anche di un solo componente il nucleo familiare, è applicata:

  • la decurtazione di una mensilità di Rdc in caso di prima mancata presentazione e di due mensilità alla seconda mancata presentazione;
  • la decadenza dalla prestazione in caso di ulteriore mancata presentazione.

Per la mancata partecipazione, senza giustificato motivo, alle iniziative e ai laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro è prevista:

  • la decurtazione di due mensilità, in caso di prima mancata presentazione;
  • la decadenza dalla prestazione in caso di ulteriore mancata presentazione.

Per il mancato rispetto degli impegni previsti nel Patto per l’inclusione sociale relativi alla frequenza dei corsi di istruzione o di formazione da parte di un componente minorenne, o degli impegni di prevenzione e cura volti alla tutela della salute, è applicata;

  • la decurtazione di due mensilità dopo un primo richiamo formale al rispetto degli impegni, di tre mensilità al secondo richiamo formale e di sei mensilità al terzo richiamo formale;
  • la decadenza dal beneficio in caso di ulteriore richiamo.

Riduzione del reddito di cittadinanza per chi risparmia

Se entro il mese successivo a quello della ricarica, l’importo Rdc accreditato non viene speso, l’ammontare del sussidio residuo, ad eccezione di eventuali arretrati, viene sottratto dal sussidio, nella mensilità successiva a quella in cui il beneficio non è stato interamente speso, il valore corrispondente all’importo risparmiato, nei limiti del 20% del reddito di cittadinanza spettante.

Relativamente a ciascun semestre di erogazione, viene poi effettuata una verifica dell’eventuale ammontare complessivamente non speso: l’ammontare complessivo risparmiato o non prelevato nel semestre viene decurtato dalla disponibilità della carta, fatta eccezione per una mensilità di sussidio riconosciuto.



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