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Ammissione consulenza tecnica d’ufficio: ultime sentenze

26 Febbraio 2021
Ammissione consulenza tecnica d’ufficio: ultime sentenze

La ctu non è un mezzo di prova o di ricerca delle prove: il giudice può rigettare la richiesta avanzata dalla parte, con idonea motivazione, a meno che essa non sia l’estrema ratio per dimostrare un fatto.

La ctu è un mezzo istruttorio diverso dalla prova vera e propria

La consulenza tecnica d’ufficio è mezzo istruttorio diverso dalla prova vera e propria, sottratto alla disponibilità delle parti e affidato al prudente apprezzamento del giudice di merito, rientrando nel suo potere discrezionale la valutazione di disporre la nomina dell’ausiliario e potendo la motivazione dell’eventuale diniego del giudice di ammissione del mezzo essere anche implicitamente desumibile dal contesto generale delle argomentazioni svolte e dalla valutazione del quadro probatorio unitariamente considerato.

Cassazione civile sez. VI, 13/01/2020, n.326

Ricorso in Cassazione per illegittimo rigetto della richiesta di ctu

Lo svolgimento di una consulenza tecnica d’ufficio rientra nel potere discrezionale del giudice del merito, incensurabile in sede di legittimità, e non nei limiti in cui la mancata ammissione della consulenza si risolva in un vizio della motivazione sul merito della controversia ovvero nell’omesso esame di un fatto decisivo.

Cassazione civile sez. III, 13/02/2020, n.3696

Il rigetto dell’istanza della CTU rientra tra i poteri discrezionali del giudice che deve però darne adeguata motivazione

La decisione di ricorrere o meno a una consulenza tecnica d’ufficio costituisce un potere discrezionale del giudice, che, tuttavia, è tenuto a motivare adeguatamente il rigetto dell’istanza di ammissione proveniente da una delle parti, dimostrando di poter risolvere, sulla base di corretti criteri, i problemi tecnici connessi alla valutazione degli elementi rilevanti ai fini della decisione, senza potersi limitare a disattendere l’istanza sul presupposto della mancata prova dei fatti che la consulenza avrebbe potuto accertare. Deriva da quanto precede, pertanto, che quando il giudice disponga di elementi istruttori e di cognizioni proprie, integrati da presunzioni da nozioni di comune esperienza, sufficienti a dare conto della decisione adottata, non può essere censurato il mancato esercizio di quel potere, mentre se la soluzione scelta non risulti adeguatamente motivata, è, sindacabile in sede di legittimità, sotto l’anzidetto profilo.

Cassazione civile sez. I, 07/03/2018, n.5492

La decisione di ricorrere o meno ad una consulenza tecnica d’ufficio costituisce un potere discrezionale del giudice, che, tuttavia, è tenuto a motivare adeguatamente il rigetto dell’istanza di ammissione proveniente da una delle parti, dimostrando di poter risolvere, sulla base di corretti criteri, i problemi tecnici connessi alla valutazione degli elementi rilevanti ai fini della decisione, senza potersi limitare a disattendere l’istanza sul presupposto della mancata prova dei fatti che la consulenza avrebbe potuto accertare.

Pertanto, nelle controversie che, per il loro contenuto, richiedono si proceda ad un accertamento tecnico, il mancato espletamento di una consulenza medico-legale, specie a fronte di una domanda di parte in tal senso (nella specie, documentata attraverso l’allegazione di un certificato medico indicativo del nesso di causalità tra la sindrome depressiva lamentata e la condotta illecita del convenuto), costituisce una grave carenza nell’accertamento dei fatti da parte del giudice di merito, che si traduce in un vizio della motivazione della sentenza.

Cassazione civile sez. I, 01/09/2015, n.17399

La CTU non può essere richiesta per acquisire documentazione che la parte avrebbe potuto produrre

La c.t.u. costituisce un mezzo di ausilio per il giudice, volto alla più approfondita conoscenza dei fatti già provati dalle parti, la cui interpretazione richiede nozioni tecnico-scientifiche, e non un mezzo di soccorso volto a sopperire all’inerzia delle parti; essa, tuttavia può eccezionalmente costituire fonte oggettiva di prova, per accertare quei fatti rilevabili unicamente con l’ausilio di un perito.

Ne consegue che, qualora la c.t.u. sia richiesta per acquisire documentazione che la parte avrebbe potuto produrre, l’ammissione da parte del giudice comporterebbe lo snaturamento della funzione assegnata dal codice a tale istituto e la violazione del giusto processo, presidiato dall’art. 111 Cost., sotto il profilo della posizione paritaria delle parti e della ragionevole durata.

Cassazione civile sez. I, 15/09/2017, n.21487

Limiti alla richiesta di ctu 

La consulenza tecnica d’ufficio non è mezzo istruttorio in senso proprio, avendo la finalità di coadiuvare il giudice nella valutazione di elementi acquisiti o nella soluzione di questioni che necessitino di specifiche conoscenze. Ne consegue che il suddetto mezzo di indagine non può essere utilizzato al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume, ed è quindi legittimamente negata qualora la parte tenda con essa a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni o offerte di prova, ovvero di compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati.

Cassazione civile sez. VI, 22/01/2014, n.1299

La consulenza tecnica d’ufficio, il cui scopo è quello di aiutare il giudice nella valutazione degli elementi acquisiti o nella soluzione di questioni che comportino specifiche conoscenze tecniche, non può essere disposta al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume ed è quindi legittimamente negata dal giudice qualora la parte tenda con esso a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni o di prove ovvero a compiere un’indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati.

Ai sopraindicati limiti è consentito derogare unicamente quando l’accertamento di determinate situazioni di fatto possa effettuarsi soltanto con il ricorso a specifiche cognizioni tecniche, nella quale ipotesi, peraltro, la parte che denunzia la mancata ammissione della consulenza ha l’onere di precisare, sotto il profilo causale, come l’espletamento del detto mezzo avrebbe potuto influire sulla decisione impugnata.

Cassazione civile sez. III, 31/07/2002, n.11359

Quando la richiesta di ctu non può essere rigettata

Pur essendo la consulenza tecnica d’ufficio un mezzo istruttorio sottratto alla disponibilità delle parti e affidato al prudente apprezzamento del giudice di merito, questi – tuttavia – non può respingere senza adeguata motivazione una istanza di ammissione di tale mezzo formulata dalla parte, se siano state indicate le ragioni dell’indispensabilità delle indagini tecniche per la decisione.

In particolare, rientra nel potere discrezionale del giudice di merito anche accogliere o rigettare la istanza di riconvocazione del consulente d’ufficio per chiarimenti o per un supplemento di consulenza, senza che l’eventuale provvedimento negativo possa essere censurato in sede di legittimità deducendo la carenza di motivazione espressa al riguardo.

A tale fine è – tuttavia – necessario che dal complesso delle ragioni svolte in sentenza, in base a elementi di convincimento tratti dalle risultanze probatorie già acquisite e valutate con un giudizio immune da vizi logici e giuridici, risulti la irrilevanza e la superfluità dell’indagine richiesta, dovendo – invece – il giudice di merito espressamente motivare sulle ragioni del rigetto laddove il tenore della motivazione non sia tale da far risultare l’inutilità della indagine peritale, tanto più quando invocata dalla parte gravata dall’onere della prova di fatti costitutivi, accertabili soltanto mediante l’impiego di conoscenze tecniche reputate rilevanti dallo stesso giudice di merito.

Cassazione civile sez. III, 13/06/2014, n.13539

La consulenza tecnica d’ufficio costituisce un mezzo di ausilio per il giudice, volto alla più approfondita conoscenza dei fatti già provati dalle parti, la cui interpretazione richiede nozioni tecnico-scientifiche, e non un mezzo di soccorso volto a sopperire all’inerzia delle parti. La stessa, tuttavia, può eccezionalmente costituire fonte oggettiva di prova per accertare quei fatti rilevabili unicamente con l’ausilio di un perito.

Ne consegue che, qualora la consulenza d’ufficio sia richiesta per acquisire documentazione che la parte avrebbe potuto produrre, l’ammissione da parte del giudice comporterebbe lo snaturamento della funzione assegnata dal codice a tale istituto e la violazione del giusto processo presidiato dall’art. 111 Cost. sotto il profilo della posizione paritaria della parti e della ragionevole durata (nella specie, la Corte ha confermato la decisione dei giudici del merito che, nell’ambito di una controversia instaurata da un condominio per la restituzione di alcuni importi trattenuti indebitamente da un amministratore, avevano respinto le pretese del condominio e in particolare rigettato la richiesta di c.t.u. ritenuta esplorativa, in mancanza della documentazione contabile che la parte stessa avrebbe dovuto produrre a fondamento della propria domanda e sulla quale si sarebbe dovuto eseguire l’esame del tecnico).

Cassazione civile sez. II, 18/01/2013, n.1266

La consulenza tecnica d’ufficio anche se non costituisce un mezzo di prova in linea di massima rappresenta una fonte oggettiva di prova quando si risolve nell’accertamento di fatti rilevabili unicamente con l’ausilio di specifiche cognizioni o strumentazioni tecniche. L’accertamento della verità processuale attraverso l’indagine esplorativa del consulente supportata dall’estensione del mandato da parte del giudice e autonomi quesiti rispetto a quelli posti dalle parti è ammissibile se rappresenta l’extrema ratio.

Cassazione civile sez. III, 05/02/2013, n.2663

La consulenza tecnica d’ufficio costituisce un mezzo di ausilio per il giudice, volto alla più approfondita conoscenza dei fatti già provati dalle parti, la cui interpretazione richiede nozioni tecnico-scientifiche, e non un mezzo di soccorso volto a sopperire all’inerzia delle parti; la stessa, tuttavia può eccezionalmente costituire fonte oggettiva di prova, per accertare quei fatti rilevabili unicamente con l’ausilio di un perito. Ne consegue che, qualora la consulenza d’ufficio sia richiesta per acquisire documentazione che la parte avrebbe potuto produrre, l’ammissione da parte del giudice comporterebbe lo snaturamento della funzione assegnata dal codice a tale istituto e la violazione del giusto processo, presidiato dall’art. 111 cost., sotto il profilo della posizione paritaria delle parti e della ragionevole durata.

Cassazione civile sez. III, 19/04/2011, n.8989

 



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