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Mantenimento coniuge disoccupato: giurisprudenza

28 Febbraio 2021
Mantenimento coniuge disoccupato: giurisprudenza

Rilevano le potenzialità lavorative e le capacità dell’ex coniuge di procurarsi un reddito: l’assenza di un posto di lavoro non è sufficiente ad ottenere l’assegno divorzile.  

Riconosciuto l’assegno divorzile alla ex moglie che non trova lavoro

Nel caso in cui la ex moglie abbia dimostrato di essersi attivata per trovare un’occupazione lavorativa, senza riuscirvi, il marito è tenuto a riconoscerle un assegno divorzile, commisurato alle proprie capacità economiche. È, altresì, chiamato ad incrementare l’importo dell’assegno mensile a favore della figlia, in considerazione del fatto che la stessa crescendo aumenta le sue esigenze di vita.

Cassazione civile sez. I, 02/10/2020, n.21141

Presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile e criteri di determinazione del quantum

In tema di determinazione dell’assegno divorzile, il giudice, deve verificare se sussistono i presupposti per la negazione (revoca) del diritto all’assegno a causa della sopraggiunta indipendenza o autosufficienza economica dell’ex coniuge beneficiario, desunta dai seguenti “indici”: possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri “lato sensu” imposti e del costo della vita nel luogo di residenza dell’ex coniuge richiedente), capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo), stabile disponibilità di una casa di abitazione, nonché eventualmente altri – rilevanti nelle singole fattispecie – senza, invece, tener conto del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio; il tutto sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte dall’ex coniuge obbligato, sul quale incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all’eccezione ed alla prova contraria dell’ex coniuge beneficiario.

Tribunale Torino sez. VII, 29/09/2020, n.3394

Assegno divorzile e concreta verifica dell’attitudine dell’ex coniuge al lavoro

In tema di diritto all’assegno divorzile, l’attitudine dell’ex coniuge al lavoro assume rilievo solo se venga riscontrata una effettiva sopravvenuta possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non già sulla base di mere valutazioni astratte e ipotetiche.

Cassazione civile sez. VI, 04/09/2020, n.18522

Finalità e lo scopo dell’assegno di mantenimento

La finalità e lo scopo dell’assegno di mantenimento – che spetta con la separazione, al coniuge più debole economicamente – è garantire lo stesso tenore di vita che il coniuge con lo stipendio più basso (o disoccupato) aveva durante il matrimonio grazie alle “sovvenzioni” dell’altro coniuge, e deve sostenere l’ex sino a quando i due redditi non si equivalgano.

Tribunale Foggia sez. I, 19/11/2019, n.2673

Attribuzione dell’assegno divorzile ed onere della prova incombente sul richiedente

Al fine di accertare se il coniuge richiedente abbia diritto all’assegno è pertanto necessario in primo luogo verificare se vi sia una rilevante disparità tra le rispettive situazioni economico-patrimoniali degli ex coniugi; una volta raggiunta la prova di tale circostanza, è necessario accertare (e in entrambi i casi l’onere probatorio ricade sul coniuge richiedente l’assegno, il quale peraltro ben potrà assolverlo anche mediante presunzioni) se questa disparità sia stata causata da scelte condivise in ordine alla gestione del ménage familiare e ai rispettivi ruoli all’interno della famiglia, e se il coniuge economicamente più debole non abbia la possibilità di superare (o quanto meno ridurre) il divario esistente, sotto il profilo delle concrete, effettive ed attuali possibilità di trovare un lavoro o di ottenere una più remunerativa occupazione, in considerazione della sua età, delle pregresse esperienze professionali, delle condizioni del mercato del lavoro e così via.

Una volta accertate tali circostanze, l’entità dell’assegno non dovrà essere liquidata in misura corrispondente alla somma di denaro necessaria a mantenere (sia pur in via solo tendenziale) il pregresso tenore di vita, bensì in misura adeguata a colmare il divario avendo riguardo <al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali ed economiche eventualmente sacrificate, in considerazione della durata del matrimonio e dell’età del richiedente.

Corte appello Roma, 18/06/2020, n.2946

È dovuto l’assegno di mantenimento al coniuge economicamente più debole se il divario tra le condizioni patrimoniali è dovuto al sacrificio per la vita familiare

In tema di cessazione degli effetti civili del matrimonio se vi sia divario tra le condizioni patrimoniali dei coniugi dovuto al sacrificio che uno dei due ha dovuto fare per la vita familiare e che per ragioni oggettive non riesce a procurarsi mezzi adeguati al sostentamento, il coniuge economicamente più forte dovrà corrispondere un assegno di mantenimento all’altro considerando che l’assegno divorzile svolge una funzione assistenziale in pari misura compensativa e perequativa.

(Nel caso di specie, si trattava di due coniugi in cui uno lavorava dapprima come dirigente di una società e poi come quadro con una riduzione dello stipendio e la moglie, che aveva lasciato l’attività lavorativa per seguire il marito e agevolarne l’attività professionale, non era riuscita a trovare attività lavorativa in considerazione dell’età e della lunga assenza dal mondo del lavoro, stabilendo il Tribunale un assegno di mantenimento di Euro 200,00 con funzione assistenziale).  

Tribunale Treviso sez. I, 30/05/2020, n.730

Assegno divorzile: riduzione per l’ex coniuge che non si adoperi a cercare attivamente un lavoro

Secondo il principio di autodeterminazione e responsabilità, nella determinazione dell’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge rilevano la capacità dello stesso di procurarsi mezzi propri di sostentamento e le sue potenzialità professionali e reddituali, che egli stesso è chiamato a valorizzare attraverso una condotta attiva e non passiva limitata ad attendere nuove opportunità lavorative.

Cassazione civile sez. I, 13/02/2020, n.3661

Ai fini del riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge assumono rilievo la capacità di quest’ultimo di procurarsi i propri mezzi di sostentamento e le sue potenzialità professionali e reddituali piuttosto che le occasioni concretamente avute dall’avente diritto di ottenere un lavoro. Se la solidarietà post coniugale si fonda sui principi di autodeterminazione e autoresponsabilità, non si potrà che attribuire rilevanza alle potenzialità professionali e reddituali personali, che l’ex coniuge è chiamato a valorizzare con una condotta attiva facendosi carico delle scelte compiute e della propria responsabilità individuale, piuttosto che al contegno, deresponsabilizzante e attendista di chi si limiti ad aspettare opportunità di lavoro riversando sul coniuge più abbiente l’esito della fine della vita matrimoniale.

Cassazione civile sez. I, 13/02/2020, n.3661

Se la solidarietà post coniugale si fonda su principi di autodeterminazione e autoresponsabilità, non si potrà che attribuire rilevanza alle potenzialità professionali e reddituali personali che l’ex coniuge è chiamato a valorizzare con una condotta attiva, facendosi carico delle scelte compiute e della propria responsabilità individuale, piuttosto che al contegno, deresponsabilizzante e attendista, di chi si limiti ad aspettare opportunità di lavoro riversando sul coniuge più abbiente l’esito della fine della vita matrimoniale.

Cassazione civile sez. I, 13/02/2020, n.3661

Coniugi entrambi disoccupati

Qualora entrambe le parti siano disoccupate, in una posizione di uguaglianza economica, non può essere riconosciuto l’assegno divorzile in favore della coniuge richiedente, per insussistenza dei presupposti e segnatamente per impossibilità oggettiva della controparte a corrisponderlo.

Tribunale Gela, 15/03/2019, n.129

Assegno divorzile per l’ex coniuge che vive del solo sussidio di disoccupazione

L’assegno divorzile, presupponendo lo scioglimento del matrimonio, prescinde dagli obblighi di mantenimento e di alimenti, costituendo effetto diretto della pronuncia di divorzio. Pertanto, ai fini del riconoscimento del relativo diritto e considerata la natura assistenziale dello stesso, è necessario accertare l’inadeguatezza dei mezzi o comunque l’impossibilità a procurarseli per ragioni oggettive, in considerazione del contributo fornito dal richiedente, della durata del matrimonio e dell’età dell’avente diritto (nel caso di specie, deve essere riconosciuto il diritto all’assegno alla richiedente che, cinquantenne, ha quale unica fonte di reddito il sussidio di disoccupazione).

Tribunale Roma sez. I, 01/03/2019, n.4668

Escluso il mantenimento per la moglie disoccupata che non si attiva per trovare lavoro

Se è vero che nella separazione personale i “redditi adeguati” cui va rapportato, ai sensi dell’art. 156 c.c., l’assegno di mantenimento a favore del coniuge sono quelli necessari a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, è anche vero che la prova della ricorrenza dei presupposti dell’assegno incombe su chi chiede il mantenimento e che tale prova ha ad oggetto anche l’incolpevolezza del coniuge richiedente, quando – come nella specie – sia accertato in fatto che, pur potendo, esso non si sia attivato doverosamente per reperire un’occupazione lavorativa retribuita confacente alle sue attitudini, con l’effetto di non poter porre a carico dell’altro coniuge le conseguenze della mancata conservazione del tenore di vita matrimoniale.

Cassazione civile sez. VI, 20/03/2018, n.6886



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4 Commenti

  1. diciamo la verità: molti ex si nascondono dietro la storia della crisi economica e ne approfittano per non muovere un dito alla ricerca di un lavoro e tentano di farsi mantenere dal poveretto che magari si fa in quattro per mandare avanti la baracca e si ritrova a doversi spezzare la schiena per poi non essere neppure ringraziato, perché viene visto come una cosa dovuta. E non è dovuto un bel niente. IL fatto è che le donne, per fortuna non tutte, vogliono la parità di genere quando conviene e poi fanno le affrante e le indifese quando si parla di fatica e di soldi!!!

  2. Quante situazioni diverse che ci sono. Ad esempio, io e la mia ex ci siamo sempre trovati d’accordo su una cosa: la suddivisione delle spese nel menage domestico. Siamo riusciti ad organizzarci benissimo in tutti questi anni. Il problema riguardava l’amore che è venuto a mancare, ma la stima ed il rispetto sono rimasti ecco perché quando tutto è finito, ci siamo inizialmente colpevolizzati a vicenda, ma poi abbiamo capito che la colpa forse era di entrambi o meglio eravamo entrambi cambiati quindi nessuno poteva dirsi pienamente colpevole. Allora, dopo incontri di terapia di coppia, siamo giunti alla conclusione della separazione consensuale e i soldi e le questioni economiche non ci hanno portato mai a scannarci

  3. Non è semplice rimettersi a lavorare dopo aver fatto la casalinga per una vita… E se non hai mai lavorato è ancora peggio. Ci sono casi in cui l’età ha un grande peso sulla ricerca del lavoro perché certe professioni pur volendo non puoi farle e magari ci sono altri casi in cui si fanno le discriminazioni. Quindi, non si tratta di scuse, ma spesso il mercato del lavoro ti esclude a priori superata una certa soglia di età

  4. Mia zia, pur di non chiedere un centesimo all’ex, ha iniziato a lavorare in una ditta di pulizie. Qualcuno le aveva detto di non abbassarsi a fare questo lavoro, ma ogni professione è dignitosa e non bisogna essere troppo schizzinosi quando in mezzo ci sono esigenze economiche e certe dinamiche familiari. Bisogna avere la forza di reagire e di guadagnare da soli senza screditare un lavoro. Nobile è il lavoro di chi si alza per portare il pane a casa

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