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Che fare se la badante minaccia di fare vertenza?

3 Luglio 2021 | Autore:
Che fare se la badante minaccia di fare vertenza?

Più facile affrontare un’eventuale causa se la lavoratrice è stata assunta regolarmente. Cosa si rischia se il rapporto era in nero.

Assumere una badante è una delle decisioni più complicate che debba prendere una famiglia: si tratta, infatti, di mettere nelle mani di una sconosciuta una persona cara, non autosufficiente, debole dentro e fuori. Quello della badante, insomma, è uno dei mestieri in cui non si deve sbagliare mai. Le possibilità sono due: prendere in casa una persona referenziata, che abbia lavorato per qualche parente, amico o conoscente fidato in modo da sapere con chi si ha a che fare oppure, se non fosse possibile, fare una scelta al buio sperando di avere fortuna. Nella maggior parte dei casi è così, ma può anche capitare che per diversi motivi il rapporto di lavoro debba essere concluso prima del tempo. A quel punto, che fare se la badante minaccia di fare vertenza? Soprattutto se non è stata assunta ma ha lavorato in nero?

Quest’ultima eventualità può essere più comune di quello che si pensa. Credere che chi fino a ieri ha lavorato in nero non faccia causa al datore di lavoro per la paura di ricevere una multa è sbagliato. Capita molto spesso che chi svolge l’attività di badante sia una persona straniera e sola, bisognosa di fare questo lavoro giorno e notte perché le garantisce vitto e alloggio, oltre che uno stipendio. Davanti alla possibilità di essere licenziata e di doversi cercare un’altra famiglia nell’arco di poco tempo, potrebbe decidere di farla pagare al datore di lavoro denunciando il rapporto senza contratto. «Pago io ma paghi anche tu», insomma. Anzi, non è detto che abbia delle agevolazioni per aver fatto emergere una posizione lavorativa nascosta.

Ma ci sono anche le badanti che lavorano alla luce del sole e che possono fare una vertenza come qualsiasi altro dipendente impegnato in altri settori. Che fare? Vediamo.

Badante: perché può fare una vertenza?

Dicevamo che uno dei motivi per cui una badante può fare vertenza è perché viene costretta a lavorare in nero. Ferie e malattia non pagate, contributi inesistenti, assicurazione assente. Nessuna garanzia, insomma. Certo, nemmeno lei paga le tasse e, per di più, ha un tetto sopra la testa e non spende nulla per mangiare, se non qualche suo capriccio. Tuttavia, potrebbe pensare al rischio che corre se un giorno si fa male o deve andare in ospedale: oltre a non avere alcuna garanzia di tipo economico, deve inventarsi qualcosa da raccontare per dire dove ha la residenza, con chi abita, ecc.

In più, non è detto che la convivenza con l’assistito o l’assistita e con la famiglia vada sempre bene: le incompatibilità sono sempre dietro l’angolo ed è logico che il datore di lavoro darà sempre priorità alla persona da assistere (sempre che non sia la stessa che l’ha chiamata e le paga lo stipendio). Argomenti, tutti questi, più che sufficienti per cercare di tutelarsi facendo una vertenza (leggi, a questo proposito Cosa si rischia ad assumere una badante in nero?).

Se, invece, la badante è regolarmente assunta, i motivi per fare causa possono essere gli stessi di chi lavora in altri settori. In questo specifico caso, le ragioni per una vertenza vanno dal mancato pagamento dello stipendio, dei contributi o del Tfr al mancato rispetto dell’orario di lavoro o dei riposi. C’è anche chi ha portato il datore di lavoro in tribunale perché è stata fatta una busta paga per un importo diverso da quello effettivamente erogato o perché il conteggio di ferie e permessi è volutamente sbagliato. E ancora: perché le viene chiesto che, oltre a svolgere l’attività di badante, faccia anche la colf, mestiere che a stare a guardare bene non sarebbe il suo.

In casi come questi, la badante si rivolge al sindacato, il quale convoca il datore di lavoro per gli opportuni chiarimenti e cercare un accordo entro 60 giorni. In caso contrario, cioè se il tentativo di conciliazione dà esito negativo, tutto passa nelle mani degli avvocati per agire in tribunale ed aprire la vertenza vera e propria.

Vertenza della badante: come difendersi?

L’obiettivo numero uno è quello di evitare le situazioni più complicate. A tal fine, e per non avere facilmente delle grane a causa di una vertenza della badante, la soluzione più pratica è quella di assumerla regolarmente, in modo tale che per entrambe le parti ci sia l’obbligo di rispettare le regole e il contratto nazionale del lavoro domestico, che è quello a cui appartiene chi assiste una persona a domicilio.

Quindi, il datore di lavoro dovrà:

  • assumere regolarmente la badante;
  • leggere con attenzione il contratto nazionale di categoria per conoscere diritti e doveri della lavoratrice;
  • effettuare la comunicazione dell’assunzione al Centro per l’impiego;
  • consegnare e pagare le buste paga come disposto dal Ccnl;
  • versare i contributi.

In questo modo, avendo un rapporto di lavoro alla luce del sole, sarà meno complicato affrontare un’eventuale vertenza davanti a un giudice.

La situazione è più delicata se a fare causa è una badante che lavora in nero. In questo caso, il datore di lavoro dovrà mettersi nelle mani di un avvocato di fiducia per difendersi in tribunale. La lavoratrice dovrà provare, con eventuali testimonianze, che c’è stato un rapporto di lavoro subordinato e presentare al giudice un calcolo delle omissioni contributive e delle eventuali differenze retributive.

Al datore non resterà che tentare di «arrampicarsi sugli specchi» smentendo quello che dice la badante e, se non riesce a contrastare la versione della badante sul rapporto di lavoro, sostenere che era a titolo gratuito senza alcun vincolo di subordinazione.



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