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Covid, più focolai a scuola: rischio di chiusure

26 Febbraio 2021 | Autore:
Covid, più focolai a scuola: rischio di chiusure

Cattive notizie dalla Cabina di regia sui dati settimanali: ci sono più di 10 regioni con indice di trasmissione superiore a 1. La situazione si aggrava.

Non è confortante il quadro che emerge dal report settimanale del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità (Iss) (per approfondire leggi qui: Covid, ecco il report Iss: i dati delle Regioni). Il Coronavirus vola sulle ali delle varianti: quella inglese, da approfondimenti scientifici, è risultata essere più contagiosa del 37% rispetto al ceppo finora conosciuto.

Ed ecco che la diffusione del Covid preme l’acceleratore su tutto il territorio nazionale. Ieri, i contagi giornalieri sono saliti sopra le 19mila unità. Oggi, la Cabina di regia (Iss e ministero) ha annunciato che in dieci regioni italiane l’indice di trasmissione del contagio Rt supera il valore di 1 (che sancisce l’ingresso in zona arancione). Dunque, un peggioramento. È evidente anche dalla nuova cartina dell’Italia, per la prima volta dopo settimane, compariranno di nuovo le zone rosse regionali.

Scuole a rischio in zona arancione rafforzata (e rossa)

In questa settimana, una nuova tinta si è aggiunta alle tre della mappa del rischio: l’arancione scuro o zona arancione rafforzata, di cui si sono colorate molte città italiane, soprattutto in Emilia Romagna (qui sono 14 i Comuni che hanno assunto questa colorazione). Alla luce dei dati, la regione rischia di diventare zona rossa da lunedì insieme al Molise e alla Campania.

La zona arancione rafforzata non è nient’altro che la zona arancione con alcune restrizioni in più. Per esempio, la chiusura delle scuole. Un’eventualità da considerare nelle aree dove le varianti stanno prendendo il sopravvento, hanno detto oggi il direttore della Prevenzione al ministero della Salute, Gianni Rezza, e il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro.

«Quando si parla di chiusure scolastiche è sempre doloroso – ha sottolineato Rezza oggi, durante la conferenza stampa seguita alla pubblicazione del report -. Ma laddove ci sono dei focolai, o c’è presenza di varianti ad alta trasmissibilità soprattutto nella popolazione scolastica, è chiaro che tale decisione dolorosa è assolutamente da considerare. Dobbiamo essere pragmatici».

Potendo scegliere, le scuole vanno tenute aperte. Ma in quelle aree dove i contagi dilagano non si può scegliere, secondo gli esperti. «Ci siamo dati come priorità quella di aprire e tenere aperte le scuole – ha aggiunto Rezza -. Finché è possibile farlo, è chiaro che la didattica in presenza rappresenta una priorità, però solo se la situazione epidemiologica lo permette».

Scuole campane chiuse da lunedì

In Campania, il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, ha già preso e comunicato la sua decisione: «Oggi siamo obbligati a prendere misure drastiche. Da lunedì chiudiamo tutte le scuole. Abbiamo registrato in queste ore, in particolare nelle scuole di Napoli la presenza di variante inglese. Non credo che dobbiamo aspettare che ci sia un’epidemia diffusa di Covid anche fra i ragazzi di 10, 15 o 18 anni, con buona pace di qualche comitato sempre pronto a fare ricorsi al Tar».

De Luca ha fatto notare, nel suo tradizionale modo schietto di comunicare, che la distribuzione dei vaccini alle regioni non è stata omogenea, né equa. «Abbiamo avuto sperequazioni a danno in particolare della Campania – ha fatto presente il governatore -, che ha ricevuto a oggi 64mila dosi in meno rispetto al Lazio che ha la stessa popolazione della Campania, significa 32mila persone in meno da vaccinare, 26mila dosi in meno rispetto all’Emilia Romagna che ha 1,3 milioni di abitanti in meno della Campania, 7mila dosi in meno rispetto al Veneto che ha 900mila abitanti in meno della Campania e potrei continuare».

Il dramma dei posti letto monopolizzati dal Covid

La chiusura delle scuole è un provvedimento che De Luca intende necessario ai fini del raggiungimento dell’obiettivo del momento: «evitare la saturazione delle terapia intensive e la chiusura dei reparti ospedalieri ordinari».

«Stiamo cercando di reggere sulle terapie intensive e sulle degenze ordinarie – ha affermato il presidente della Campania – e se abbiamo duemila positivi al giorno noi rischiamo nel giro di due settimane di avere la saturazione dei posti letto di terapia intensiva oggi disponibili, e la saturazione dei posti letto di degenza ordinaria o subintensiva nei nostri ospedali. Siccome non possiamo avere i malati per terra, è evidente che se non viene frenata l’onda del contagio tu devi chiudere altri reparti, quelli ordinari, per accogliere i pazienti o ampliare i posti di terapia intensiva. Noi vogliamo evitare di chiudere altri reparti perché non si muore solo di Covid».



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