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Lanciare un gavettone è reato?

28 Febbraio 2021
Lanciare un gavettone è reato?

Quando lanciare palloncini pieni d’acqua può integrare un illecito penale: il reato di getto pericoloso di cose, di danneggiamento, le lesioni, il risarcimento del danno e l’ingiuria. 

Ricevere un gavettone può essere piacevole in piena estate, un po’ meno se si è vestiti di tutto punto o se si sta andando a un appuntamento. 

In verità, si tratta di un gesto i cui protagonisti sono quasi sempre i giovani: difficile pertanto che l’eventuale lite finisca in un’aula di tribunale. Eppure, c’è stato chi non si è limitato a qualche imprecazione ed ha denunciato il brutto gesto. Di qui, il dubbio: lanciare un gavettone è reato?

Certo, se hai in mano un cellulare e questo si rompe o se ti rovinano i vestiti potresti sempre azionare una richiesta di risarcimento del danno, a patto che tu abbia testimoni che possano/vogliano deporre in tuo favore. Ma chi si mette a fare una causa civile per poche centinaia di euro al giorno d’oggi! Molto più facile recarsi dalla polizia e sporgere una querela. Ma questo è possibile solo se il comportamento in questione dovesse costituire un illecito penale. 

Ritorniamo allora alla domanda di partenza: lanciare un gavettone è reato? Per quanto singolare possa sembrare, ci sono già dei precedenti giudiziari. Alla luce di questi possiamo quindi rispondere con certezza.

Secondo l’ufficio delle indagini preliminari del tribunale di La Spezia [1], gettare una secchiata d’acqua per strada, allo scopo di bagnare i vestiti di un passante e danneggiandone il telefono cellulare integra il reato di getto pericoloso di cose. Non importa che l’acqua non possa fare del male alle persone: il reato in questione, infatti, non richiede che vi sia una pericolosità nel gesto incriminato e, quindi, un danno concreto. 

Dello stesso parere è anche la Cassazione che, già in passato, ha confermato la condanna penale per il reato di getto di cose pericolose all’autore di un gavettone [2].

C’è però da dire che il reato di getto pericoloso di cose si verifica solo quando il gesto ha come destinataria una persona e non le cose altrui. Per cui, chi lancia dei palloncini ricolmi d’acqua verso oggetti, rompendoli, potrebbe tutt’al più rispondere del reato di danneggiamento [3].

La Cassazione ha anche detto che il lancio di un gavettone contro una persona, in pubblico, allo scopo di deriderla, ha una valenza offensiva e, quindi, potrebbe essere inquadrato nell’ingiuria [2]. Ma questa condotta non costituisce più reato. Sarebbe comunque un illecito civile che consentirebbe sempre il risarcimento, ma il clima non deve essere quello goliardico tra amici.

Il gavettone non può essere neanche giustificato se costituisce la reazione a una molestia subita, come nel caso del locale sottostante che, con la musica, impedisce ai vicini di dormire la notte. Anche la Suprema Corte ha condannato fortemente il gavettone “anti-movida”. E questo perché non è ammesso farsi giustizia da sé: scatterebbe in questo caso un ulteriore reato: quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Chi viene molestato non può quindi prendere secchiate d’acqua e rovesciarle a chi cammina sotto.

C’è infine da considerare un ultimo aspetto: se dal gavettone dovessero sorgere ulteriori effetti dannosi per la vittima, il suo autore ne risponderebbe, anche se non è stato in grado di prevederli o se non li ha voluti. Si pensi al caso di una persona che, nel fare un gavettone, faccia scivolare per terra il passante, ferendolo agli arti. E c’è stato il caso di una donna che, a seguito di un gavettone subito all’improvviso – ed evidentemente inaspettato – ha avuto un infarto letale: in questo caso, il colpevole risponderà anche del delitto di omicidio colposo. Un altro famoso caso giudiziario ha visto incriminato un ragazzino che, divertendosi da un balcone a gettare palloncini pieni d’acqua addosso alla gente, ha colpito l’occhio di un uomo, provocandogli gravi lesioni: automatica l’incriminazione anche per tale ulteriore reato [4].

Che succede infine se il lancio del gavettone viene fatto da un ragazzo ma insieme a lui ci sono altri amici che si divertono? Questi ultimi sono responsabili penalmente? Assolutamente sì. Sempre secondo la Cassazione [4], si può parlare di una cooperazione colposa [5] in quanto tutti consapevoli della condotta sconsiderata posta dall’autore del gesto [6]. 


note

[1] Trib. La Spezia sez. uff. indagini prel., 05/04/2017

[2] Cass. sent. n. 460/15 dell’8.01.2015

[3] Cass. sent. n. 12401/2009

[4] Cass. sent. n. 46992/2015.

[5] Art. 113 cod. pen.

[6] Secondo il consolidato indirizzo della giurisprudenza (cfr., per tutte, Cass. n. 43083/2013), ha ritenuto difatti la Corte “è responsabile ai sensi dell’art. 113 c.p. di cooperazione nel delitto colposo l’agente il quale, trovandosi a operare in una situazione di rischio da lui immediatamente percepibile, pur non rivestendo alcuna posizione di garanzia, contribuisca con la propria condotta cooperativa all’aggravamento dei rischio, fornendo un contributo causale giuridicamente apprezzabile alla realizzazione dell’evento, ancorché la condotta del cooperante in sé considerata appaia tale da non violare alcuna regola cautelare, essendo sufficiente l’adesione intenzionale dell’agente all’altrui azione negligente, imprudente o inesperta, assumendo così sulla sua azione il medesimo disvalore che, in origine, è caratteristico solo dell’altrui comportamento”.

Autore immagine: depositphotos.com

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 11 gennaio – 25 febbraio 2021, n. 7397

Presidente Ramacci – Relatore Galterio

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza in data 11.11.2019 il Tribunale di Trapani ha condannato Francesca Napoli alla pena di Euro 100,00 di ammenda ritenendola responsabile della contravvenzione di cui all’art. 674 cod. pen. per avere, gettando acqua fuori dall’uscio della propria abitazione/trascinato degli escrementi di piccione ivi presenti fino alla porta di casa della vicina Fr. Br..

2. Avverso il suddetto provvedimento l’imputata ha articolato quattro motivi con i quali lamenta:

2.1) l’errata valutazione delle risultanze processuali ed il conseguente vizio motivazionale per avere il giudice affermato che l’imputata aveva gettato lungo la strada davanti all’abitazione della propria madre dell’acqua che aveva trascinato con sé gli escrementi dei piccioni fino alla porta di casa della vicina, fatto questo smentito dal rapporto di servizio nel quale i Carabinieri che avevano notato solo una chiazza d’acqua davanti l’uscio della prevenuta e non della vicina il che consentiva soltanto di ritenere soltanto che la prevenuta avesse gettato dell’acqua e che gli escrementi presenti sulla strada fossero sfati trascinati davanti l’immobile della querelante sia per effetto della naturale pendenza del manto stradale, sia della forza di trascinamento dell’acqua;

2.2) il vizio di violazione di legge riferito all’art. 674 cod. pen. non rientrando il getto dell’acqua tra le ipotesi criminose descritte dalla norma ed avendo comunque il getto d’acqua interessato la pubblica via e, dunque, una res, e non già la persona della querelante e non potendo pertanto ritenersi che la suddetta condotta costituisse reato posto che era diretta verso cose e non verso persone;, senza che fosse emerso che la stessa avesse portato alcun nocumento alla vicina di casa;

2.3) la contraddittorietà della motivazione posto che pur essendo il gettito d’acqua potenzialmente idoneo ad imbrattare o a molestare le persone, nella fattispecie concreta era stato rivolto verso la pubblica via e non alla querelante;

2.4) il vizio di violazione di legge riferito all’art. 131 bis cod. pen. non sussistendo alcun motivo che impedisse l’applicazione dell’invocata causa di non punibilità

Considerato in diritto

1 -Il primo motivo è inammissibile in ragione della coerente logicità che contraddistingue il ragionamento del giudice di merito, del tutto conforme all’esauriente disamina dei dati probatori raccolti. Il vizio motivazionale che la ricorrente invoca è smentito, invero, dalla sua stessa prospettazione: non negando costei di aver gettato l’acqua davanti al proprio uscio di casa né che vi fosse una naturale pendenza del manto stradale degradante verso l’abitazione della vicina, discende dalla sua stessa condotta, ovverosia dal volontario gettito dell’acqua, lo spostamento degli escrementi dei piccioni, che la difesa non nega fossero inizialmente davanti la casa della Napoli, fin davanti la porta di ingresso della querelante, i quali, altrimenti, sarebbero rimasti posizionati dove originariamente si trovavano.

2. Il secondo motivo non può ritenersi fondato.

Ove si consideri che il bene giuridico tutelato dalla contravvenzione di cui all’all’art. 674 cod. pen. è costituito dalla polizia di sicurezza a presidio dell’incolumità pubblica, relativamente all’interesse di prevenire i nocumenti più o meno gravi alle persone derivanti dal getto o versamento di cose atte ad offendere, imbrattare o molestare o turbare la tranquillità, deve ritenersi, come del resto già affermato da questa Corte, che si verta in tema di reato di pericolo onde sufficiente alla sua integrazione è l’espletamento di una condotta concretamente idonea al nocumento dell’interesse salvaguardato, senza che ne occorra l’offesa effettiva (Sez. 3, n. 25175 del 11/05/2007 – dep. 03/07/2007, Gagliardi, Rv. 237137; Sez. 3, Sentenza n. 46846 del 10/11/2005 – dep. 22/12/2005, Toscano, Rv. 232652, nonché Sez. 3, n. 35885 del 27/09/2006 – dep. 26/10/2006, Cestarelli ed altri, Rv. 235534 che ravvisa la fattispecie criminosa in contestazione ove l’oggetto diretto della condotta siano le cose e solo in via indiretta la persona).

Ciò premesso, quello che va chiarito è che il gettito pericoloso non è costituito nel caso di specie dall’acqua, così come sostiene la difesa, bensì dagli escrementi dei volatili trascinati dalla forza motrice dell’acqua e dalla scopa – che i testi avevano visto essere stata utilizzata dall’imputata per pulire lo spiazzo antistante la propria dimora – davanti al portone dell’abitazione della querelante. Dal momento che ciò che la norma indefettibilmente richiede è che la condotta sia idonea a offendere, imbrattare o molestare la persona stessa, non può non rilevarsi che la condotta in esame, sebbene abbia interessato la pubblica via, e segnatamente la parte antistante la porta di ingresso della vicina, era destinata recare nocumento sotto forma quanto meno di molestia per chi in quella abitazione risiede stabilmente.

Non è perciò manifestamente illogico, né configurante una violazione di legge trarre dall’ampiezza degli effetti della condotta e dallo specifico contesto in cui si è svolta la conclusione che essa fosse concretamente idonea a recare disagio, fastidio o disturbo ovvero a turbare il modo di vivere quotidiano dei soggetti residenti in quell’abitazione (Sez. 3, n. 49983 del 09/04/2015, Sicali, Rv. 265399; Sez. 3, n. 12261 del 04/07/1986, Di Leo), integrando perciò il fatto materiale previsto dalla contravvenzione in contestazione. Diversamente dalla fattispecie apparentemente analoga in cui è stato escluso che il lancio di escrementi contro un’autovettura configurasse il reato ex art. 674 cod. pen. in quanto volto ad imbrattare esclusivamente il mezzo di locomozione, senza che la condotta abbia interessato alcuna persona (Sez. 2, n. 1142 del 09/11/2018 – dep. 11/01/2019, Oliveri, Rv. 274462), nel caso di specie il lancio degli escrementi davanti alla porta di ingresso di un’abitazione deve ritenersi volto a recare molestia o comunque a turbare le modalità del vivere quotidiano di chi davanti a quell’abitazione debba transitare stante la sensazione di repulsione che la loro vista genera e comunque il fastidio che inequivocabilmente ad esso consegue. Non incombeva d’altra parte sul giudice di merito l’esplicitazione delle specifiche conseguenze derivanti dalla condotta materiale accertata, gravando al contrario sulla difesa l’indicazione delle ragioni atte ad escluderle, senza che a tale onere sia stato in alcun modo assolto.

3. Discende, perciò, a cascata da tali rilievi la manifesta infondatezza del terzo motivo che riproduce in relazione al vizio di illogicità e carenza motivazionale le stesse doglianze articolate nel secondo motivo.

4. Il quarto motivo deve ritenersi inammissibile alla luce delle censure del tutto indeterminate in ordine al mancato riconoscimento della causa di non punibilità. La ricorrente nulla deduce, invero, né in ordine alla particolare tenuità del fatto né alla non abitualità della condotta che costituiscono i due indici-requisiti che devono sussistere congiuntamente per poter fruire del beneficio invocato.

Conseguentemente nessuna omissione motivazionale o violazione di legge può essere ravvisata nella decisione impugnata ancorché silente sul punto, non potendosi ritenere che il giudice, che, avendo comunque quantificato il trattamento sanzionatorio in misura superiore al minimo edittale, ha già implicitamente escluso la configurabilità della particolare tenuità del fatto, abbia disatteso le ragioni fatte valere dalla difesa o emergenti dagli atti che non risultano neppure indicate nell’impugnativa in esame.

5. Il ricorso deve essere, in conclusione, dichiarato inammissibile, seguendo a tale esito la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali, secondo quanto previsto dall’art. 616 cod. proc. pen. e, ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento di una somma, in favore della Cassa delle Ammende, equitativamente fissata come in dispositivo

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende

Così deciso il 11.1.2021

 


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