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News Il prelievo del 20% delle banche sui bonifici: come evitarlo

News Pubblicato il 18 febbraio 2014

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> News Pubblicato il 18 febbraio 2014

Il contribuente che non presenterà l’autocertificazione in via preventiva sarà costretto a presentare istanza di bonifico; la misura non vale per i redditi derivanti da lavoro autonomo e d’impresa.

Fa ancora molto discutere la misura, appena scattata, del prelievo del 20% sui bonifici provenienti dall’estero scattato in Italia dal 1° febbraio, prelievo che saranno tenute ad effettuare le banche. Una misura che finisce per svantaggiare enormemente il cittadino.

Abbiamo parlato della nuova misura, prevista da una legge introdotta nello scorso agosto [1], nell’articolo “Dal 1° febbraio le banche faranno la ritenuta del 20% sui bonifici dall’estero in automatico”.

Ora, però, questa novità potrebbe finire nel mirino della Commissione Ue e del responsabile europeo per la fiscalità, Algirdas Semeta.

“Siamo ovviamente consapevoli di questa nuova disposizione – ha detto la portavoce Traynor – e il Commissario la sta esaminando per assicurarsi che sia in linea con i principi di base della non discriminazione e del libero movimento delle merci e dei capitali”.

Di cosa si tratta

Come abbiamo già spiegato, si tratta di una misura anti-evasione secondo cui, dallo scorso 1° febbraio, i redditi derivanti dagli investimenti esteri e dalle attività di natura finanziaria sono assoggettati a ritenuta o ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, ritenuta che viene effettuata dagli intermediari residenti in Italia ai quali investimenti e attività sono affidati (in altre parole, le banche). La ritenuta, con aliquota al 20%, si applica a titolo d’acconto a tutti i contribuenti che riceveranno un bonifico dall’estero sul proprio conto personale (non, pertanto, sul conto professionale o d’impresa). Non si applica, quindi, alle persone fisiche che ricevano bonifici nell’ambito della propria attività d’impresa o di lavoro autonomo e quando la riscossione non avvenga tramite l’intervento di un intermediario finanziario. Scatta anche per i redditi di capitale derivanti da mutui, depositi e conti correnti, diversi da quelli bancari, nonché per i redditi di capitale.

La misura sull’assoggettamento a ritenuta del 20% dei bonifici esteri in entrata desta una perplessità grave e di fondo. Il tema che si pone è quello di un fisco che troppo spesso procede in base a presunzioni (e a presunzioni discutibili), con relativa inversione dell’onere della prova, cioè scaricando sul cittadino il compito di dimostrare di essere (o di non essere) in una certa situazione.

Come evitare il prelievo: l’autocertificazione

Come si era già spiegato nel predetto articolo, l’unico modo per evitare la trattenuta è quello di esibire una autocertificazione con cui il contribuente richiede di essere dispensato dalla ritenuta d’ingresso sui bonifici esteri percepiti da persone fisiche. Se così non fa, il beneficiario del bonifico proveniente dall’estero – e riscosso tramite l’intervento della banca – dovrà successivamente attivarsi per chiedere il rimborso. Infatti, l’intermediario finanziario che intervenga nella riscossione del bonifico, in assenza di comunicazioni da parte del beneficiario, dovrà assoggettare a ritenuta o imposta sostituiva l’intera somma; sarà poi il correntista a dover dimostrare che il bonifico non ha natura reddituale e, quindi, chiedere la restituzione della ritenuta.

Nel provvedimento delle Entrate del 18 dicembre 2013 si lascia ampia libertà al contribuente nella formulazione di tale autocertificazione che dovrà essere fornita o esibita all’intermediario in via preventiva rispetto alla percezione della somma. Il contribuente, insomma, dovrà attivarsi prima di ricevere il bonifico. Se invece l’accredito è già giunto sul conto, dovrà allora effettuare una specifica richiesta di rimborso.

È chiara dunque la differenza tra:

autocertificazione: va fatta anticipatamente al bonifico e vale per la generalità di tutti i successivi accrediti sul conto;

– richiesta di rimborso: viene fatta dopo che il bonifico è giunto sul conto e vale per la singola operazione e non per la generalità dei successivi accrediti.

Pertanto, l’esibizione anticipata della certificazione rispetto all’arrivo del bonifico è necessaria al fine di evitare fastidiose procedure di rimborso parziale o totale di quanto trattenuto dall’intermediario, nel caso in cui il soggetto si attivi solo successivamente al bonifico.

Come si scrive la certificazione

Il ministero non ha ad oggi diffuso un fac-simile. Pertanto il soggetto passivo dovrà elaborare da sé un documento che abbia tutti i requisiti essenziali per lo scopo che si è preposto.

All’interno dell’autocertificazione dovranno essere presenti i seguenti elementi:

– i dati identificativi del soggetto proponente;

– i riferimenti conosciuti dal percipiente del bonifico estero in arrivo;

– gli elementi normativi con cui si richiede e in base al quale si certifica su come l’intermediario finanziario debba approcciarsi al caso di specie;

– la durata temporale dell’autocertificazione inviata;

– gli eventuali allegati a supporto della richiesta, ove classificare fiscalmente l’operazione posta in essere.

Gli elementi centrali dell’autocertificazione sono da un lato l’inquadramento fiscale del bonifico in entrata e, dall’altro, la documentazione a supporto della richiesta.

Come detto, i bonifici esteri che siano percepiti nell’ambito di attività d’impresa o di lavoro autonomo non devono, in nessun caso, essere sottoposti a questa disposizione. In questa situazione sarà opportuno allegare una visura camerale oppure il certificato di attribuzione della partita Iva.

Nel caso in cui la certificazione, invece, non giunga in tempo utile o non sia corredata da una documentazione ritenuta idonea dall’intermediario finanziario, il beneficiario potrà, anche successivamente, richiedere il rimborso di quanto trattenuto impropriamente.

A tal fine, potrebbe essere opportuno esibire tra gli allegati il proprio modello Unico del periodo d’imposta precedente a quello di effettuazione del bonifico, dal quale si evinca che non sono stati effettuati investimenti esteri o non si detengano attività produttive di reddito da assoggettare a ritenuta d’acconto.

note

[1] L. 97/2013.

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. possibile fare chiarezza su ciò che si intende per ESTERO? dentro o fuori l’area SEPA? dentro o fuori la comunita’ europea? grazie per rispondere e fare chiarezza su questo punto.

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