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Delitti contro la vita

4 Luglio 2021
Delitti contro la vita

Omicidio volontario, colposo e preterintenzionale, istigazione al suicidio, lesioni personali: le fattispecie previste dal Codice penale.

Il nostro Codice penale dedica una parte specifica ai delitti contro l’incolumità individuale con l’obiettivo di tutelare la vita, presupposto indispensabile per il godimento di qualsiasi altro bene o diritto garantiti dal nostro ordinamento. La prima figura di reato appartenente a questa categoria che viene in mente è naturalmente l’omicidio, ma in realtà in questa tipologia di reati ne rientrano altri anche meno gravi che si verificano molto più di frequente. Ma quali sono? Analizziamo, quindi, i delitti contro la vita soffermandoci, in particolare, sulle ipotesi principali.

Omicidio: le diverse forme

Come accennato nella nostra introduzione, la più grave forma di delitto contro la vita è l’omicidio: esso può avere diverse forme, ma la cosa che le accomuna tutte è la causazione della morte di un uomo.

L’omicidio doloso

Cos’è l’omicidio doloso [1]? Il Codice penale punisce chiunque provoca la morte di un uomo dolosamente, cioè con coscienza e volontà di uccidere la vittima. La sanzione prevista per tale reato è molto grave, ossia la reclusione non inferiore a ventuno anni.

Il Codice prevede poi delle circostanze aggravanti che comportano l’applicazione di una pena più severa, vale a dire l’ergastolo (ad esempio, nel caso in cui il fatto è stato commesso per eseguirne oppure occultarne un altro, per futili motivi o da soggetti latitanti o da membri di associazione a delinquere anche di stampo mafioso) [2].

L’omicidio è aggravato, ma punito con la reclusione da ventiquattro a trent’ anni, se il fatto è commesso contro il coniuge, il fratello o la sorella, il padre o la madre adottivi, il figlio adottivo o un affine in linea retta [3].

L’omicidio colposo

L’omicidio colposo [4] viene commesso da chi cagiona la morte di un uomo per colpa, ossia con negligenza, imprudenza e imperizia o per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline. La pena prevista dal Codice per tale forma di omicidio è la reclusione da sei mesi a cinque anni.

Anche in tal caso, il nostro legislatore ha previsto delle ipotesi in cui si applicano della aggravanti con conseguente aumento della sanzione penale: in particolare, se il fatto è commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro si applica la pena della reclusione da due a sette anni, se è commesso con violazione delle norme che regolano la circolazione stradale da un soggetto che si trova sotto l’effetto di alcool o di sostanze stupefacenti o psicotrope, la pena è della reclusione da tre a dieci anni.

Nel caso di morte di più persone o di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, la pena è quella che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma sino al massimo quindici anni di reclusione.

L’omicidio preterintenzionale

L’omicidio preterintenzionale [5] si realizza quando il soggetto pone in essere atti diretti a percuotere o provocare lesioni personali nei confronti di un altro soggetto, ma dalla sua condotta deriva, involontariamente, la morte della vittima; viene punito con la reclusione da dieci a diciotto anni.

L’omicidio stradale

L’omicidio stradale [6] è una particolare forma di omicidio colposo, introdotta nel nostro Codice penale con una riforma piuttosto recente [7] con l’intenzione di porre un freno al costante aumento delle morti sull’asfalto. Tale delitto si realizza quando un soggetto cagiona, per colpa, la morte di una persona a seguito della violazione delle norme che disciplinano la circolazione stradale e viene punito con la pena della reclusione da due a sette anni.

L’omicidio del consenziente

L’omicidio del consenziente [8] viene commesso da colui che cagiona la morte di una persona con il consenso di quest’ultima (una fattispecie che è venuta all’attenzione della cronaca nei casi di eutanasia) ed è punito con la reclusione da sei a quindici anni.

Elemento fondamentale di questo tipo di omicidio è, quindi, il consenso della vittima, che deve essere valido ed esplicito, senza riserve. Il legislatore ha previsto però delle ipotesi in cui si presume che il consenso sia invalido, cioè quando la vittima è minorenne, inferma di mente o ha prestato il consenso a seguito di minaccia, violenza o inganno e la pena viene aumentata: in tale ipotesi, la pena che viene applicata al reo è quella prevista per l’omicidio doloso.

Lesioni personali

Un delitto contro la vita meno grave dell’omicidio è quello di lesioni personali, che si realizza quando il soggetto cagiona ad altri una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente.

Le lesioni personali [9] possono essere:

  • dolose: quando il reo agisce con coscienza e volontà di voler causare alla vittima una malattia nel corpo o nella mente;
  • colpose: quando viene commesso con negligenza, imprudenza e imperizia o per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

Ma cosa si intende, esattamente, per malattia? A chiarirlo è la Corte di Cassazione che, con numerose pronunce, ha affermato che essa va intesa come qualsiasi alterazione anatomica o funzionale che determina un’alterazione anatomica che comporti una sensibile menomazione funzionale dell’organismo [10].

Le lesioni personali si distinguono in:

  • lievissime: quando la malattia provocata dal colpevole ha una durata non superiore ai venti giorni;
  • lievi: quando si tratta di malattia guaribile tra i ventuno e i quaranta giorni;
  • gravi: nei casi in cui dalla condotta del reo deriva una malattia che metta in pericolo la vita della vittima, ovvero una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni;
  • gravissime: quando si tratta di malattia certamente o probabilmente insanabile, quando la condotta del reo provoca la perdita di un senso, di un arto, una mutilazione che renda l’arto inservibile, la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare, una permanente e grave difficoltà della parola, la deformazione o lo sfregio permanente del viso.

Nel caso di lesioni lievissime, si applicherà solo una multa, per quelle lievi il codice prevede la reclusione da sei mesi a tre anni, per le lesioni gravi la reclusione da tre a sette anni e, infine, per le lesioni gravissime la reclusione da sei a dodici anni.

Delitti contro la vita: le altre fattispecie di reato

Ci siamo occupati in modo più approfondito delle principali ipotesi di delitti contro la vita, ma non sono le uniche.

Il Codice penale punisce infatti anche:

  • infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale [11]: commesso dalla madre che cagiona la morte del feto o del neonato durante o immediatamente dopo il parto;
  • istigazione o aiuto al suicidio [12]: commesso da chi fa sorgere o rafforza in un altro soggetto l’intento di suicidarsi;
  • percosse [13]: si verifica quando il reo percuote la vittima senza però provocargli una malattia;
  • pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili [14];
  • deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso [15].

note

[1] Art. 575 cod. pen.

[2] Art. 576 cod. pen.

[3] Art. 577 cod. pen.

[4] Art. 589 cod. pen.

[5] Art. 584 cod. pen.

[6] Art. 589-bis.

[7] L. n.41 del 2016.

[8] Art. 579 cod. pen.

[9] Art. 582 cod. pen.

[10] Cass. pen. sent. n. 44026/2014.

[11] Art. 578 cod. pen.

[12] Art. 580 cod. pen.

[13] Art. 581 cod. pen.

[14] Art. 583 bis cod. pen.

[15] Art. 583 quinquies cod. pen.


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