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Lavoro occasionale: contributi Inps a carico del lavoratore?

13 Marzo 2021
Lavoro occasionale: contributi Inps a carico del lavoratore?

Buonasera. É stato superato il limite del reddito occasionale dei 5.000 euro. Avviso il committente del superamento di tale soglia poiché  ho avuto altre collaborazioni occasionali, che devo applicare in ricevuta 1/3 a carico mio e che loro devono versare con f24 anche il restante 2/3 Inps ( quale a carico loro) . Il loro commercialista mi comunica che in base al contratto firmato e che riporta la dicitura” .. con il quale si intende compensata anche ogni altra spesa o onere accessorio sostenuto dalla S.V. in dipendenza del presente incarico”  é tutto a carico mio ( sia 1/3 , sia 2/3)”. Chiedo se vero ciò che sostengono. 

Per quanto riguarda il lavoro autonomo occasionale (art. 2222 c.c.), l’art. 44, co. 2 del D.L. 269/2003 ha disposto l’iscrizione alla gestione Separata Inps, a decorrere dal 1° gennaio 2004, dei lavoratori autonomi occasionali, ma solo per redditi fiscalmente imponibili superiori a 5.000 euro nell’anno, considerando la somma dei compensi corrisposti da tutti i committenti occasionali.

In sostanza, i primi 5.000 euro annui costituiscono una soglia annua di esenzione dall’obbligo contributivo.

Se questa soglia viene superata, il lavoratore autonomo occasionale deve iscriversi alla gestione Separata Inps e comunicare ai committenti interessati, all’inizio dei singoli rapporti e durante il loro svolgimento, il superamento o meno della soglia reddituale e della soglia di esenzione di 5mila euro annui.

Se la soglia risulta superata con il concorso di più compensi nello stesso mese, ciascun committente concorre in misura proporzionale al pagamento dei contributi previdenziali, in base al rapporto tra il suo compenso e il totale di quelli erogati nel mese.

Ai lavoratori autonomi occasionali si applicano le stesse regole già previste per i collaboratori coordinati e continuativi in materia di iscrizione, ripartizione del contributo, versamento e denuncia, nonché le regole generali in materia di aliquote, massimale ed accredito contributivo.

Nello specifico, il lavoratore autonomo occasionale deve soltanto iscriversi alla gestione Separata, mentre il committente deve trattenere 1/3 dei contributi dai compensi, versare i contributi dovuti all’Inps (pari in totale, per l’anno 2020, al 33,72% dell’imponibile, 24% per i pensionati o gli iscritti presso altre gestioni, di cui 2/3 a suo carico ed 1/3 a carico del lavoratore autonomo occasionale) e inserirli nella denuncia mensile Uniemens.

Il committente non titolare di partita Iva e non sostituto d’imposta è obbligato al pagamento dei contributi previdenziali, nell’ipotesi in cui il lavoratore autonomo occasionale la soglia annua di compensi ecceda i 5.000 euro? La risposta è positiva: nonostante, difatti, il committente “privato”, non sostituto d’imposta, non debba effettuare la ritenuta d’acconto sui compensi del lavoratore autonomo occasionale, questi è comunque soggetto agli obblighi contributivi che gravano sulla generalità dei committenti al superamento della soglia, ossia:

  • operare la ritenuta contributiva sui compensi da corrispondere al lavoratore;
  • versare sia la contribuzione a proprio carico che quella a carico del lavoratore (rispettivamente pari a 2/3 ed 1/3 del 33,72% o del 24% da applicare all’imponibile, quest’ultima aliquota da utilizzare solo se il lavoratore è già pensionato o iscritto presso altre gestioni previdenziali obbligatorie);
  • inviare la denuncia mensile Uniemens all’Inps.

Appare dunque evidente che il committente non possa, con una semplice pattuizione, sottrarsi all’obbligo di versamento della contribuzione, disposto per legge.

Nel caso del lettore, ai fini degli obblighi contributivi in capo al committente, non ha alcuna rilevanza la dicitura contrattuale “con il quale si intende compensata anche ogni altra spesa o onere accessorio sostenuto dalla S.V. in dipendenza del presente incarico“. I contributi non costituiscono, per il lavoratore, una spesa, né a mio avviso è corretto qualificarli come onere accessorio. Nella voce “Oneri accessori” si dovrebbero difatti inserire tutti i costi direttamente collegati alla prestazione del servizio.

In ogni caso, anche volendo qualificare i contributi come spesa o onere accessorio, non è possibile che una pattuizione individuale deroghi alla legge (art. 44 co. 2 del DL 269/2003, conv. L. 326/2003), che prevede l’obbligo contributivo in capo al committente; il committente non può in alcun modo rivalersi sul lavoratore, ad eccezione della quota di 1/3 della contribuzione, da trattenere dal compenso.

In conclusione, non è affatto vero che “è tutto a carico suo”, ma è il committente obbligato al versamento dell’intera contribuzione dovuta (sia 1/3 trattenuto dal compenso, che i 2/3 a carico del committente).

Articolo tratto da una consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci, consulente del lavoro.



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