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Pignoramento stipendio e pensione: come funziona

5 Luglio 2021
Pignoramento stipendio e pensione: come funziona

Il creditore può cercare di recuperare il proprio credito nei confronti del proprio debitore aggredendo direttamente le somme di cui il soggetto è titolare a titolo di retribuzione o trattamenti pensionistici.

Sei un lavoratore subordinato con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Negli ultimi tempi, hai avuto molte spese impreviste e non sei riuscito a pagare tutti i tuoi creditori. Ti hanno detto che, attraverso il pignoramento presso terzi, questi soggetti potrebbero aggredire direttamente il tuo stipendio mensile. Ti chiedi cosa rischi.

L’ordinamento offre numerosi strumenti al creditore per soddisfare il proprio credito. In particolare, esiste la possibilità di disporre un pignoramento presso terzi attraverso il quale il creditore soddisfa le sue pretese creditorie aggredendo direttamente un credito che il suo debitore vanta nei confronti di un terzo. In questa tipologia di azione di recupero rientra il pignoramento stipendio e pensione: ma come funziona? La legge, considerando la funzione sociale della retribuzione e dei trattamenti pensionistici, ammette la possibilità di pignorare salari e pensioni ma entro determinati limiti finalizzati a preservare il cosiddetto minimo vitale e a garantire un reddito sufficiente a soddisfare i bisogni primari.

Pignoramento dello stipendio: cosa si intende?

L’ordinamento offre al creditore di una somma di denaro diversi strumenti per recuperare quanto a lui spettante. In generale, chi vuole recuperare un credito deve attivare la procedura esecutiva nei confronti del debitore. Uno degli strumenti di recupero coattivo del credito è il pignoramento che può essere effettuato anche verso terzi quando il debitore vanta un credito nei confronti di un terzo. Uno dei casi più ricorrenti di pignoramento presso terzi avviene quando il creditore pignora lo stipendio o la pensione del debitore.

Il pignoramento dello stipendio, in considerazione della funzione sociale della retribuzione, che consente al lavoratore di procurarsi quanto necessario a condurre una vita dignitosa, è soggetto a delle regole specifiche [1] che integrano la disciplina del pignoramento prevista per la generalità dei crediti.

Pignoramento dello stipendio: quali limiti?

La legge prevede che le somme dovute al lavoratore o al pensionato a titolo di stipendio o di pensione possono essere sottoposte a pignoramento da parte del creditore nella misura massima di un quinto da calcolarsi sull’importo netto della retribuzione, ossia, dopo aver effettuato le ritenute fiscali e previdenziali di legge. Se il lavoratore percepisce uno stipendio netto di 1.000 euro al mese, dunque, potrà essere pignorato un massimo di 200 euro al mese.

Quando, invece, il pignoramento dello stipendio ha ad oggetto le somme che sono state già accreditate su un conto bancario o postale del lavoratore il limite pignorabile equivale ad un somma di denaro pari al triplo dell’assegno sociale. Nel 2021, il valore dell’assegno sociale è pari ad euro 460,28: ne consegue che lo stipendio già accreditato al dipendente può essere pignorato fino ad un importo massimo di euro 1.380,84.

Pignoramento dello stipendio: i limiti speciali

Il limite di un quinto dello stipendio netto è previsto dalla legge per la generalità dei crediti. La norma codicistica prevede, tuttavia, dei limiti diversi a seconda della natura del credito per il recupero del quale è stato disposto il pignoramento presso terzi. In alcuni casi, infatti, la meritevolezza di tutela del creditore procedente consente di pignorare una somma maggiore di stipendio.

In particolare, il pignoramento dello stipendio per crediti alimentari può essere fatto nella misura autorizzata dal presidente del tribunale e, dunque, anche oltre l’importo di un quinto del netto. In questo caso, infatti, occorre tutelare in modo prioritario il creditore alimentare (solitamente, i figli del debitore in caso di separazione o divorzio).

Per quanto concerne, invece, i crediti degli enti pubblici per tributi non pagati e per ogni altro credito resta fermo il limite di un quinto dello stipendio, da calcolarsi sull’importo netto.

Se sullo stesso stipendio insistono, contestualmente, sia crediti alimentari che crediti di altra natura la somma complessivamente pignorata non può eccedere la metà dell’importo dello stipendio, sempre da calcolarsi al netto delle ritenute.


note

[1] Art. 545 cod. proc. civ.


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