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Omicidio stradale: quando c’è colpa del conducente?

2 Marzo 2021 | Autore:
Omicidio stradale: quando c’è colpa del conducente?

Il rispetto del limite di velocità esclude la condotta colposa dell’imputato? Imprudenza, imperizia e negligenza: quando il reato non è doloso?

Il rispetto delle regole stradali è fondamentale per evitare incidenti che, a volte, possono avere esiti letali. È purtroppo risaputo che in Italia, a causa dei sinistri, ogni anno perdono la vita migliaia di persone, soprattutto giovani. Proprio per questa ragione, è fondamentale rispettare tutte le norme contenute nel Codice della strada. Queste ultime non stabiliscono solamente i limiti massimi di velocità ma anche tutte le regole di prudenza che ogni automobilista dovrebbe rispettare. Con questo articolo vedremo quando c’è colpa del conducente nel caso di omicidio stradale.

L’omicidio stradale è un delitto introdotto appositamente per punire le morti causate dal mancato rispetto del Codice della strada. Si tratta dunque di una forma speciale di omicidio colposo che presuppone che la morte della persona sia stata causata non volontariamente ma per non essere stati diligenti e accorti durante la guida.

Non solo: ogni conducente deve prestare la massima attenzione anche alle eventuali condotte imprudenti dei pedoni. Secondo la Corte di Cassazione [1], la circostanza che i pedoni attraversino la strada improvvisamente costituisce un rischio tipico e, quindi, prevedibile della circolazione stradale. Ciò significa che, anche nell’ipotesi in cui il pedone dovesse gettarsi improvvisamente in strada, vi sarebbe il rischio di rispondere di lesioni e, nei casi più gravi, di omicidio stradale. Approfondiamo questo argomento.

Omicidio stradale: cos’è e com’è punito?

Secondo il Codice penale, è punito con la reclusione da due a sette anni chi cagiona per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale.

Le pene sono aumentate (reclusione da otto a dodici anni) nel caso di omicidio stradale causato da chi si è posto alla guida in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione derivante dall’assunzione di stupefacenti.

Altre aggravanti sono previste nel caso di particolari infrazioni al Codice della strada (guida contromano, velocità pari o superiore al doppio di quella consentita, ecc.) [2].

Come si evince da quanto detto, caratteristiche fondamentali dell’omicidio stradale sono:

  • la morte di una persona a seguito della violazione delle norme che disciplinano la circolazione stradale;
  • la non volontarietà dell’evento (se un automobilista investisse di proposito un pedone, si tratterebbe di normale omicidio, punibile con pena non inferiore ai ventuno anni [3]).

Quando è omicidio stradale?

L’omicidio stradale è un delitto colposo: significa che questa specifica responsabilità penale del conducente si configura solamente se il fatto si è verificato senza l’intenzione di volerlo commettere.

In altre parole, l’omicidio stradale presuppone che l’evento della morte non debba essere voluto, ma debba essere solo la conseguenza della propria imprudenza, negligenza o imperizia. Tutto ciò significa che a colui che investe e uccide volontariamente una persona non si applicherà la norma che punisce l’omicidio stradale, bensì la più grave norma che sanzione l’omicidio.

Reati: quando c’è colpa?

Come spiegato nei paragrafi precedenti, l’omicidio stradale è solo colposo. Cosa si intende per “colpa” nell’ambito della responsabilità penale?

La legge distingue i reati in dolosi e colposi:

  • i reati dolosi sono quelli commessi volontariamente, proprio con l’intenzione di realizzare la condotta illecita;
  • i reati colposi, invece, sono frutto di disattenzione, negligenza o imprudenza e, pertanto, non sono realmente voluti [4].

Dolo e colpa sono elementi psicologici del reato. Cosa significa? Vuol dire che sia il dolo che la colpa si riferiscono alle motivazioni, agli aspetti interiori che hanno mosso un soggetto ad agire e a commettere un reato.

La differenza tra dolo e colpa è netta:

  • il dolo presuppone la precisa intenzione di commettere un reato;
  • la colpa, al contrario, è lo stato psicologico di colui che non vuole compiere un reato ma, per uno sbaglio dovuto a negligenza o a imprudenza, lo realizza comunque.

Commette un omicidio colposo colui che, uscendo di casa e dimenticando il gas aperto sotto i fornelli, causa la morte per asfissia di colui che era rimasto nell’abitazione. In tal caso, si parlerà di omicidio colposo perché la morte non è voluta, ma è stata provocata da una dimenticanza (negligenza).

Omicidio stradale: quando c’è colpa?

Da quanto appena detto, si evince che il reato di omicidio stradale si integra ogni volta che la condotta del conducente non sia improntata a prudenza, diligenza e perizia. Di conseguenza, è sufficiente a far scattare il delitto di omicidio stradale anche una semplice disattenzione momentanea, come ad esempio quella di colui che parla al cellulare oppure si volta per raccogliere qualcosa sui sedili posteriori.

Ma non solo. Secondo la sentenza della Corte di Cassazione menzionata in premessa, risponde di omicidio stradale anche il conducente che, pur rispettando i limiti di velocità, investe un pedone che attraversava la strada al di fuori delle apposite strisce. Ciò perché il Codice della strada impone al conducente di regolare la velocità del veicolo in modo che, avuto riguardo alle caratteristiche, allo stato ed al carico del veicolo stesso, alle caratteristiche e alle condizioni della strada e del traffico e ad ogni altra circostanza di qualsiasi natura, sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose ed ogni altra causa di disordine per la circolazione [5].

Secondo la Suprema Corte, la circostanza che i pedoni attraversino la strada improvvisamente o si attardino nell’attraversare costituisce un rischio tipico e quindi prevedibile della circolazione stradale. Di conseguenza, il conducente che, pur rispettando i limiti di velocità, investe e uccide un pedone imprudente, rischia ugualmente l’incriminazione per omicidio stradale se è dimostrato che era prevedibile un attraversamento.

È il caso, ad esempio, dei bambini che giocano sul marciapiede. In ipotesi del genere, l’automobilista non deve rispettare solo i limiti di velocità, ma deve anche mettere in conto che i bambini possano attraversare improvvisamente la strada, ad esempio per recuperare il pallone con cui stanno giocando.

In pratica, nel caso di omicidio stradale c’è colpa del conducente anche quando il comportamento imprudente è del pedone, purché rientri nel limite della prevedibilità. Ne deriva che il rispetto del limite di velocità non esclude la condotta colposa dell’imputato.

Secondo i giudici, le condizioni metereologiche avverse, il centro abitato e la ridotta visibilità sono condizioni che devono orientare la condotta di guida alla massima prudenza fino a consentire l’arresto tempestivo del veicolo a fronte della possibilità di attraversamento di un pedone, che non costituisce un evento imprevedibile.

Al contrario, il conducente va esente da responsabilità solo ove, per motivi estranei a ogni obbligo di diligenza, si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di notare il pedone e di osservarne tempestivamente i movimenti, attuati in modo rapido, inatteso e imprevedibile [6].


note

[1] Cass., sent. n. 7094 del 24 febbraio 2021.

[2] Art. 589-bis cod. pen.

[3] Art. 575 cod. pen.

[4] Art. 43 cod. pen.

[5] Art. 141 cod str.

[6] Cass., sent. n. 10635/2013.

Autore immagine: canva.com/


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