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Alternative al carcere per i tossicodipendenti

6 Luglio 2021 | Autore:
Alternative al carcere per i tossicodipendenti

Affidamento in prova ai servizi sociali per chi è dipendente da droga e alcol: come fare richiesta al tribunale di sorveglianza e ottenere la scarcerazione.

Chi commette un crimine rischia il carcere. La pena prevista per la maggior parte dei reati, infatti, è la reclusione per un periodo di tempo variabile a seconda della gravità del reato. Ci sono delitti puniti con l’ergastolo, come l’omicidio, e altri che, invece, comportano l’applicazione di una pena detentiva molto ridotta. Per i reati meno gravi in assoluto, poi, è prevista una mera pena pecuniaria (multa o ammenda). Non tutte le persone potrebbero però tollerare una situazione di detenzione. Esistono soggetti che, per problemi di salute, potrebbero aver bisogno di cure mediche continue che un normale carcere non potrebbe garantire.

Ci sono poi individui che hanno intrapreso un percorso di disintossicazione dalla dipendenza da alcol o da sostanze stupefacenti, oppure che hanno intenzione di intraprenderlo, e che siano però ostacolati in ciò dall’esecuzione della pena detentiva. Cosa fare in casi del genere? Ci sono alternative al carcere per i tossicodipendenti? La legge consente alle persone che vogliano disintossicarsi di evitare la detenzione, a patto che si sottopongano a un serio percorso riabilitativo. Si tratta dell’istituto dell’affidamento in prova ai servizi sociali, misura alternativa alla detenzione cui possono accedere tutti i condannati a pena detentiva inferiore ai quattro anni e, in caso di tossicodipendenza, inferiore a sei anni.

In ipotesi del genere, in pratica, si può evitare di scontare la pena in carcere, purché si dia prova della volontà e dell’impegno di porre fine alla propria dipendenza da sostanze stupefacenti. Insomma: si tratta di un’importante chance attribuita a coloro che, pur essendo stati condannati per un crimine, hanno intenzione di riscattarsi e di intraprendere un percorso di recupero. Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.

Affidamento in prova: cos’è?

Prima di vedere quali sono le alternative al carcere per i tossicodipendenti, è bene spiegare cos’è l’affidamento in prova visto che, come vedremo, si tratta dell’istituto giuridico che consente di poter evitare la detenzione per potersi riabilitare.

L’affidamento in prova ai servizi sociali è una misura alternativa alla detenzione. In pratica, si tratta di uno strumento che consente alla persona condannata per un reato di non scontare la pena in carcere ma di svolgere, in alternativa, un percorso di reinserimento.

Affidamento in prova: in cosa consiste?

L’affidamento in prova ai servizi sociali consiste nella possibilità di espiare la pena definitiva, contenuta entro un preciso limite o il residuo di una maggiore pena, fuori dall’Istituto penitenziario, affrontando un periodo di prova il cui esito positivo estinguerà la pena e ogni effetto penale.

In pratica, il condannato ammesso all’affidamento in prova potrà scontare la pena fuori dalle mura del carcere, seguendo il percorso di reinserimento accordato dal giudice.

Affidamento ai servizi sociali: chi può chiederlo?

Secondo la legge [1], se la pena detentiva inflitta non supera tre anni, il condannato può essere affidato al servizio sociale fuori dell’istituto per un periodo uguale a quello della pena da scontare.

Davanti alla richiesta del condannato, il giudice dovrà valutare non solo che la pena sia effettivamente limitata entro i tre anni, ma anche che il condannato, sulla base dell’osservazione della sua personalità, ne sia ritenuto meritevole.

L’affidamento in prova può, altresì, essere concesso al condannato che deve espiare una pena, anche residua, non superiore a quattro anni di detenzione, quando abbia serbato, quantomeno nell’anno precedente alla presentazione della richiesta, trascorso in espiazione di pena, in esecuzione di una misura cautelare ovvero in libertà, un comportamento tale da consentire un giudizio favorevole sulla sua personalità.

La richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali va fatta al tribunale di sorveglianza, un organo che si occupa dei diritti dei detenuti durante l’esecuzione della pena.

Affidamento in prova per i tossicodipendenti

L’affidamento in prova ai servizi sociali può essere richiesto dalle persone tossicodipendenti a condizioni particolarmente vantaggiose.

Come visto nei paragrafi precedenti, mentre l’ordinario affidamento in prova può essere chiesto solo se si è condannati a pena detentiva non superiore ai tre anni (oppure quattro se v’è stata condotta meritevole), per coloro che vogliano intraprendere un percorso di disintossicazione dalla droga il limite di pena è aumentato a sei anni.

Secondo la legge [2], se la pena detentiva deve essere eseguita nei confronti di persona tossicodipendente o alcoldipendente che abbia in corso un programma di recupero o che ad esso intenda sottoporsi, l’interessato può chiedere in ogni momento di essere affidato in prova al servizio sociale per proseguire o intraprendere l’attività terapeutica sulla base di un programma da lui concordato con un’azienda sanitaria locale o con una struttura privata autorizzata.

In pratica, la legge consente di poter fare richiesta di affidamento in prova non solo al tossicodipendente che stia già seguendo un programma di recupero e che non voglia interromperlo per via della detenzione, ma anche a colui che voglia intraprenderne uno per la prima volta.

L’affidamento in prova per i tossicodipendenti può essere concesso solo quando deve essere espiata una pena detentiva, anche residua e congiunta a pena pecuniaria, non superiore a sei anni (limite che si riduce a quattro anni se la pena riguarda alcuni reati particolarmente gravi, come l’associazione mafiosa, la rapina o l’estorsione aggravate, ecc.).

Affidamento per tossicodipendenti: come fare richiesta?

Affinché un tossicodipendente possa accedere alla misura alternativa al carcere, alla richiesta formale di affidamento in prova ai servizi sociali deve allegare, a pena di inammissibilità, la certificazione rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da una struttura privata accreditata attestante:

  • lo stato di tossicodipendenza o di alcoldipendenza;
  • la procedura con la quale è stato accertato l’uso abituale di sostanze stupefacenti, psicotrope o alcoliche;
  • l’andamento del programma concordato eventualmente in corso e la sua idoneità, ai fini del recupero del condannato.

Insomma: perché la richiesta di affidamento in prova venga accolta dal giudice occorre che si dimostri, mediante documentazione medica, il proprio effettivo stato di tossicodipendenza. Ciò per evitare che qualche condannato possa beneficiare ingiustamente di questa particolare forma di affidamento in prova.

La richiesta va presentata al tribunale di sorveglianza, il quale può acquisire copia degli atti del procedimento e disporre gli opportuni accertamenti in ordine al programma terapeutico concordato.

Il tribunale deve altresì accertare che lo stato di tossicodipendenza o alcoldipendenza o l’esecuzione del programma di recupero non siano preordinati al conseguimento del beneficio.

Il tribunale accoglie l’istanza se ritiene che il programma di recupero, anche attraverso le altre prescrizioni, contribuisce al recupero del condannato ed assicura la prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati. Se il tribunale di sorveglianza dispone l’affidamento, tra le prescrizioni impartite devono essere comprese quelle che determinano le modalità di esecuzione del programma. Sono altresì stabilite le prescrizioni e le forme di controllo per accertare che il tossicodipendente o l’alcoldipendente inizi immediatamente o prosegua il programma di recupero.

Solo in casi d’urgenza, se l’ordine di carcerazione è stato già eseguito, la domanda di affidamento in prova è presentata al magistrato di sorveglianza il quale può disporre l’applicazione provvisoria della misura alternativa, se l’istanza è ammissibile, se sono offerte concrete indicazioni in ordine alla sussistenza dei presupposti per l’accoglimento della domanda ed al grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione, qualora non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza del pericolo di fuga.


note

[1] Art. 47, legge ord. pen.

[2] Art. 94. D.P.R. n. 309/90.

Autore immagine: canva.com/


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