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Atti fiscali: firma digitale ma notifica cartacea

1 Marzo 2021
Atti fiscali: firma digitale ma notifica cartacea

È valido l’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate firmato digitalmente ma notificato con la raccomandata?

Siamo abituati a pensare che l’atto cartaceo debba sempre avere la firma tradizionale del suo autore, anche se stampata, mentre l’atto digitale – quello cioè notificato tramite pec – debba contenere la firma digitale. Ma cosa succederebbe in caso di ibrido? Se, ad esempio, l’Agenzia delle Entrate dovesse produrre gli atti fiscali con la firma digitale ma con la notifica cartacea (ossia effettuata tramite posta raccomandata), saremmo dinanzi a un’attività legittima oppure contestabile dinanzi al giudice tributario?

A giudicare dall’operato dell’amministrazione finanziaria, la notifica dell’atto impositivo firmato digitalmente può anche avvenire con raccomandata e non necessariamente con Pec. Ma cosa ne pensa la giurisprudenza? Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Qui di seguito analizzeremo due ricorrenti contestazioni che i contribuenti sono soliti sollevare contro gli atti “nativi” digitali. La prima, appunto è la notifica cartacea di un atto fiscale firmato digitalmente; la seconda invece consiste nell’asserita illegittimità dell’atto per l’assenza della qualifica di pubblico ufficiale in capo al funzionario che attesta la conformità della copia analogica dell’atto impositivo. Ma procediamo con ordine.

Avviso di accertamento con firma digitale ma notificato con raccomandata: è valido?

Secondo le istruzioni interne dell’Agenzia delle Entrate è possibile firmare digitalmente un atto impositivo e poi notificarlo tramite raccomandata a.r. anziché con posta elettronica certificata. La questione, già oggetto di svariate contestazioni [1], è stata risolta dalla Cassazione in favore del Fisco [2]. Secondo la Corte Suprema, gli atti impositivi formati digitalmente sono senz’altro legittimi. 

La possibilità per gli uffici di provvedere, peraltro in via facoltativa, alla notifica degli atti a mezzo Pec, è stata introdotta a far data dal 1° luglio 2017. L’Agenzia «non potendo utilizzare la notifica a mezzo Pec prima di tale data (1° luglio 2017), ha correttamente proceduto alla notifica ordinaria di una copia analogica dell’atto informatico… non sussistendo alcun indispensabile o necessario collegamento tra documento informatico e notifica a mezzo Pec». 

Peraltro, secondo la Cassazione, l’eventuale nullità della notificazione tramite raccomandata dell’atto contenente la firma digitale risulta comunque sanata in ragione dell’avvenuta impugnazione dell’atto; questo perché la notifica ha raggiunto il suo scopo. Come noto, infatti, la giurisprudenza rigetta ogni contestazione relativa ad eventuali vizi sulla notifica laddove vi sia prova che il contribuente abbia comunque ricevuto l’atto impugnato; ed il fatto di contestarlo – e quindi di produrlo in giudizio – è già prova del completamento dell’iter notificatorio. 

Chi può attestare la conformità della copia analogica dell’atto impositivo?

Altra frequente contestazione di taluni difensori dei contribuenti riguarda l’inesistenza giuridica dell’atto contestato per l’assenza della qualifica di pubblico ufficiale in capo al funzionario che ha attestato la conformità della copia analogica dell’atto impositivo. Anche qui, la censura mossa in sede di ricorso viene ritenuta infondata dall’Agenzia delle Entrate secondo cui l’attestazione di conformità della copia analogica all’originale formato digitalmente può ben essere apposta dallo stesso funzionario che ha redatto l’atto in quanto “munito” della qualifica di pubblico ufficiale.

In base all’attuale codice dell’amministrazione digitale [3], il funzionario dell’ufficio controlli che appone l’attestazione di conformità sulla copia analogica dell’avviso di accertamento ha la qualifica di pubblico ufficiale autorizzato in quanto soggetto che ha emesso l’atto stesso. 

Secondo l’Agenzia delle Entrate, il funzionario dell’Agenzia che ha apposto l’attestazione di conformità sulla copia analogica dell’atto impositivo risulta preventivamente autorizzato al compimento di tale attività attraverso il rilascio dello specifico profilo abilitativo che gli consente di operare sul sistema informativo dell’Agenzia ai fini dell’apposizione dell’attestazione di conformità. 


note

[1] In relazione alla violazione dell’articolo 2, comma 6, del Cad, che stabiliva, nel testo vigente tra il 14 settembre 2016 e il 26 gennaio 2018, l’inapplicabilità delle proprie disposizioni in relazione all’attività e alle funzioni ispettive e di controllo fiscale (non però per gli atti impositivi).

[2] Cass. sent. n. 1150/21 n. 1557/21.

è3] Art. 23, comma 1, del Cad.


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