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Una lettera dell’alfabeto può essere un marchio?

1 Marzo 2021
Una lettera dell’alfabeto può essere un marchio?

Proprietà intellettuale e difesa del marchio: una lettera, anche priva di elementi grafici particolari, può essere un segno distintivo dell’impresa? 

Può un’azienda avere, come proprio segno distintivo, una comune lettera? Una lettera dell’alfabeto può essere un marchio? La questione è stata analizzata, proprio di recente, dalla giurisprudenza e, in particolare, dalla sezione specializzata in materia di impresa del tribunale di Roma [1]. Ecco quali sono state le conclusioni a cui sono giunti i giudici della capitale. 

Quanti tipi di marchi esistono?

Prima di spiegare se una lettera dell’alfabeto può essere un marchio dobbiamo fare alcune premesse di carattere generale per introdurre il lettore comune a questa particolare – ma interessantissima – materia.

Volendo rendere l’argomento semplice a chi non è pratico del settore, possiamo dire che i marchi sono di due tipi. C’è innanzitutto il marchio nominativo, rappresentato da un nome, comunque esso venga raffigurato graficamente. In forza di ciò, nessun altro può usare lo stesso nome per la medesima categoria merceologica. Si pensi, ad esempio, al marchio Nike o a quello Ferrari per le automobili.

Esiste poi il marchio figurativo, costituito invece da una particolare raffigurazione. Qui ciò che si tutela non è il nome, ma l’aspetto grafico, sicché lo stesso nome, rappresentato in modo diverso, potrebbe ben essere utilizzato. 

Nulla esclude che un’azienda possa registrare, per lo stesso nome, sia un marchio nominativo che figurativo: si pensi, ad esempio, alla parola Coca Cola, tutelata sia in quanto nome che in quanto rappresentazione grafica, con l’ormai famosa scritta stilizzata sulle lattine.

I marchi poi si distinguono in marchi forti e marchi deboli. Tanto più un marchio è originale, tanto più può essere tutelato da eventuali contraffazioni o similitudini; in tal caso, si parla di “marchio forte”. Si pensi, ancora una volta, alla parola Coca Cola: la multinazionale potrà certo impedire a un’altra azienda di produrre una bevanda dal nome Coka Coda. 

Altri marchi invece non hanno una grande capacità distintiva del prodotto e sono costituiti da parole comuni, prese in prestito dal vocabolario. In tal caso, si parla di “marchi deboli”, difficilmente tutelabili dai marchi simili. Se un imprenditore volesse dare, ai propri prodotti di abbigliamento, il nome “Pura seta” non potrebbe vietare che altri diano ai prodotti concorrenti il marchio “Seta fina”, per quanto simile al primo. Si tratta infatti di parole di uso quotidiano, il cui impiego non può essere vietato.

Una lettera dell’alfabeto può essere un marchio?

Veniamo ora alle lettere dell’alfabeto: possono essere registrate come marchi? Sicuramente, non ci saranno problemi a registrare un marchio figurativo laddove il font utilizzato – ossia la rappresentazione grafica della lettera in questione – sia originale e dotata di un margine di novità. Non si potrebbe pertanto registrare un marchio figurativo utilizzando uno dei classici font installati in tutti i computer comuni.

Tuttavia, secondo il tribunale di Roma, è possibile anche usare una lettera dell’alfabeto come marchio nominativo e poi tutelarla contro eventuali contraffazioni. Difatti, secondo i giudici della capitale, la capacità distintiva dei caratteri dell’alfabeto vocali o consonanti – prescinde dalla caratterizzazione grafica che sia stata loro conferita.

Con tale decisione sono stati riconosciuti i diritti di esclusiva di una nota catena di alberghi di lusso che avevano utilizzato la lettera dell’alfabeto “W”, registrata come marchio di impresa.

Dunque, le lettere dell’alfabeto possono essere considerate marchi “forti” la cui tutela si estende a tutte le variazioni che mantengono un’identità sostanziale del “cuore” del marchio.

Il tribunale di Roma ha confermato che le lettere dell’alfabeto possono essere registrate come marchi purché abbiano capacità distintiva, anche a prescindere dalla loro rappresentazione grafica.  

Nel caso di specie, il tribunale della capitale ha stabilito che i marchi della società ricorrente (tutti costituiti dalla lettera “W”) avessero una «accentuata» capacità evocativa, e che – vista la mancanza di qualsiasi collegamento tra la lettera “W” e i prodotti/servizi della catena alberghiera – gli stessi dovessero persino considerarsi marchi “forti” (per cui devono ritenersi confondibili con essi anche marchi che presentano somiglianze non particolarmente stringenti).

Lettere dell’alfabeto come marchi: precedenti sentenze 

La sentenza del tribunale di Roma è tutt’altro che isolata. È ormai consolidato l’orientamento giurisprudenziale (non solo italiano ma anche comunitario) che ritiene tutelabili come marchi le lettere dell’alfabeto. Secondo i giudici [2], le lettere dell’alfabeto non necessitano di “artifici” grafici per poter svolgere una funzione distintiva.

L’elemento di novità della decisione in commento risiede nel fatto che i giudici hanno evidenziato che le lettere dell’alfabeto possono, addirittura, essere considerate marchi cosiddetti forti, la cui tutela si estende a tutte le variazioni – ancorché rilevanti ed originali – che lascino sussistere un’identità sostanziale del “cuore” del marchio (e cioè la lettera dell’alfabeto).


note

[1] Trib. Roma, sez. specializzata in materia di impresa, sent. del 10.12.2020. 

[2] Corte di giustizia dell’Unione europea C-265/09; Cassazione 25 giugno 2007; Tribunale di Milano, 31 marzo 2010; Tribunale di Napoli, 23 aprile 2009.

Autore immagine: depositphotos.com


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