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Lettera alfabeto e numeri come marchio: giurisprudenza

1 Marzo 2021
Lettera alfabeto e numeri come marchio: giurisprudenza

La capacità distintiva delle lettere dell’alfabeto e dei numeri non è messa in discussione dai giudici, a prescindere dalla particolare rappresentazione grafica. 

Si è ormai affermato in giurisprudenza il principio per il quale le lettere dell’alfabeto possono essere marchi anche forti. Le lettere dell’alfabeto nazionale, internazionale e anche di quello greco antico, anche se non sottoposte a rielaborazioni grafiche, non sono segni giudicabili a priori come privi di carattere distintivo: la sussistenza o meno di questo requisito va valutata sempre in concreto, in relazione alla percezione del pubblico. Così Corte Giust. UE, 9 settembre 2010 (in causa C-265/09 P) (5612/1), in relazione alla registrabilità come marchio la lettera «a» per bevande alcoliche. Nello stesso senso già Trib. primo grado CE, 13 giugno 2007, in Causa T-441/05 IVG Immobilien AG/UAMI in Foro it. 2008, IV, 46. Nella giurisprudenza nazionale: Cass, 25 giugno 2007, n. 14684 (5207/1-3); Trib. Milano l6 luglio 2011 (5744/3); App. Milano, 9 giugno 2008 (5374/1).

Le lettere dell’alfabeto possono essere utilizzate, anche a prescindere dall’eventuale caratterizzazione grafica che sia stato loro conferita, come segni identificativi di prodotti o attività, e cioè per una funzione che non è quella loro propria e che proprio per questo può assumere efficacia distintiva, che non preclude però a chiunque lo voglia di utilizzare quella stessa lettera come strumento di linguaggio

Tribunale Roma, 21/06/2013

Riguardo alla validità dei marchi costituiti da una sola lettera dell’alfabeto è pacifico che l’oggetto dei marchi in questione non è rappresentato dalla lettera in sé bensì dalla particolare grafia indicata nelle registrazioni.

Tribunale Milano Sez. Proprieta’ Industriale e Intellettuale, 02/05/2013, n.6095

I marchi numerici (o alfabetici) sono privi di tutela quando sono usati per esigenze di comunicazione imprenditoriale, come per indicare la serie o il tipo di prodotto o la loro quantità; non così quando sono utilizzati in funzione distintiva.

I numeri (le cifre) sono espressamente menzionati nell’art. 7 c.p.i. (oggetto della registrazione) e, dunque, si deve presumere quantomeno che essi non siano d’uso comune, salvo ovviamente la prova contraria da parte di chi ne contesti la validità come marchio.

Tribunale Bologna, 04/06/2012

Tali principi sono espressi da Corte Giust. UE, 9 settembre 2010 (5612), resa relativamente ad un marchio costituito da una lettera dell’alfabeto. Secondo la Corte, le lettere dell’alfabeto, ancorché non sottoposte a rielaborazioni grafiche, non sono segni giudicabili a priori privi di carattere distintivo: la sussistenza o meno di questo requisito va valutata sempre in concreto, in relazione alla percezione del pubblico. Nello stesso senso già Trib. primo grado CE, 13 giugno 2007, in Causa T-441/05 IVG Immobilien AG/UAMI in Foro it., 2008, IV, 46.

L’affermazione secondo cui, per escludere il rischio di confusione in relazione ai marchi deboli, sarebbero sufficienti anche lievi modifiche o aggiunte non consente di ritenere sufficienti anche delle mere varianti formali che siano inidonee ad escludere la confondibilità con ciò che del marchio imitato costituisce l’aspetto caratterizzante, ossia il nucleo cui è affidata la funzione distintiva (nella specie il marchio imitato era rappresentato da una lettera dell’alfabeto graficamente caratterizzata).

Tribunale Napoli, 16/03/2012

Un marchio complesso, costituito da due figure umane di genere diverso poste schiena contro schiena sormontanti la dicitura “Kappa”, non è confondibile con un marchio caratterizzato dalla dicitura “Kappavideo”, sormontata da una figura che richiama uno schermo televisivo all’interno del quale campeggia una lettera “K” le cui linee, sormontate da delle sfere, simboleggiano due figure umane impegnate in un rapporto sessuale, trattandosi di segni la cui pare figurativa è totalmente differente ed essendo la parola “kappa” dotata di scarso carattere distintivo.

Tribunale Bologna, 05/10/2011

 In argomento si vedano le decisioni, giunte a soluzioni divergenti, rese con riguardo al marchio «A-Style», anch’esso caratterizzato da una lettera dell’alfabeto (in quel caso la A) sormontata da piccoli cerchi a simboleggiare teste di figure umane impegnate in un atto sessuale: Trib. Milano, 17 dicembre 2005 (4990/2), che aveva negato la tutela cautelare inibitoria invocata nei confronti dell’impresa titolare di un segno in cui un effetto analogo era stato raggiunto elaborando graficamente una lettera H, asserendosi che il segno azionato sarebbe stato contrario al buon costume; e Trib. Bari, 12 luglio 2007 (5156/2), che invece aveva respinto nel merito l’eccezione di nullità per contrarietà al buon costume sollevata dal contraffattore che aveva adottato un segno dello stesso tipo utilizzando la lettera K.

Nelle note di commento a quelle decisioni, alle quali si rinvia per ulteriori riferimenti, si sottolineava come secondo le direttive d’esame dell’UAMI (punto 8.8.1) la contrarietà all’ordine pubblico e al buon costume vada interpretata considerando unitariamente i due concetti, così da ritenere non registrabili essenzialmente marchi nei quali l’oscenità discende dalla trasmissione di un significato blasfemo, razzista o discriminatorio, mentre superano il vaglio segni anche di forte richiamo sessuale o di cattivo gusto, che pure possano offendere sentimenti di singoli senza però porsi in contrasto con la generale percezione dei valori fondamentali della società civile.

In questa prospettiva, che appare divergente da quella fatta propria dai giudici bolognesi nella decisione in rassegna, appare dunque rivestire rilievo decisivo la reazione del pubblico all’uso del segno: questione che − come si sottolineava nella nota a Trib. Bari, 12 luglio 2007,cit. − appare invece essere stata trascurata in tutte le decisioni che si sono occupate dell’argomento.

Il marchio rappresentato da una lettera dell’alfabeto non può essere considerato nullo, o comunque debole, poiché rientrante tra i segni di uso generale [art. 13, comma 1, lett. a) e b)] .

Tribunale Milano, 16/07/2011

Le lettere dell’alfabeto non sono inidonee a svolgere una funzione distintiva per espressa previsione normativa. Condizione per la loro tutelabilità è che esse risultino − come ogni altro segno − atte a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre imprese, il che comporta la necessità di verificare se il marchio-lettera abbia assunto in concreto una sua autonoma capacità distintiva.

Tribunale Venezia, 18/03/2011

Il marchio d’insieme «Elleduemila», registrato per contraddistinguere elementi divisori per ufficio senza rivendicare alcuna particolare grafia o colore, essendo formato dalla mera giustapposizione di una lettera dell’alfabeto italiano (elle) e di un numero (duemila) che solo nel loro insieme risultano connotati da una qualche originalità e forza distintiva, è un marchio debole.

Tribunale Milano, 24/02/2011



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2 Commenti

  1. Molto interessanti queste pronunce. Visto che ho in mente di aprire una mia attività, vorrei capire meglio se posso usare una lettera dell’alfabeto come marchio nominativo ed assicurarmi che sia tutelato da possibili contraffazioni. Aspetto che mi forniate maggiori chiarimenti, perché mentre su loghi e nomi mi sembra di aver compreso bene la disciplina, qui ho qualche dubbio. Grazie in anticipo

    1. Il tribunale di Roma ha confermato che è possibile registrare le lettere dell’alfabeto (vocali o consonanti) come marchi: l’importante è che abbiano capacità distintiva, indipendentemente dalla rappresentazione grafica.

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