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Passaporto vaccinale: tempi più brevi

1 Marzo 2021
Passaporto vaccinale: tempi più brevi

L’Europa accelera sulla necessità di un documento che attesti l’immunizzazione individuale dal Covid-19. 

Sulla questione del passaporto vaccinale, l’Unione europea è decisa a fare in fretta. Stamattina, con un tweet dal suo profilo, la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen ha annunciato che il braccio esecutivo dell’Ue si muoverà a breve in questa direzione.

«Questo mese – si legge sul tweet di Von Der Leyen – presenteremo una proposta legislativa per un Green pass digitale. L’obiettivo è fornire prova che la persona sia stata vaccinata oppure i risultati dei test per chi non ha ancora potuto vaccinarsi ed eventuali informazioni su guarigione da Covid-19».

Segno che la Commissione fa sul serio e ritiene il passaporto vaccinale il solo modo per tornare a viaggiare in libertà e, soprattutto, in sicurezza.

Von Der Leyen assicura che il documento sarà concepito in modo da rispettare «la protezione dei dati, la sicurezza e la privacy. Il Digital Green Pass dovrebbe facilitare le vite degli europei. Lo scopo è consentire gradualmente ai cittadini di muoversi in sicurezza nell’Ue o all’estero, per lavoro o per turismo». C’è già una data per questo. Il Digital Green Pass prenderà forma ufficialmente il 17 marzo, termine entro il quale la Commissione conta di avere pronto e quindi di poter presentare il suo pacchetto di proposte «che si concentrerà sui viaggi e la revoca delle restrizioni, per una riapertura comune sicura», ha spiegato il vicepresidente della Commissione Ue, Margaritis Schinas, durante la conferenza stampa seguita alla conference call dei ministri della Salute europei.

Per il commissario agli Affari economici Ue, Paolo Gentiloni, è bene che si riesca a «creare un certificato comune, non deve contenere chissà quali informazioni ma semplicemente il dato che il titolare è stato vaccinato ed eventualmente se solo con la prima o anche con seconda dose. Detto questo, c’è una parte molto delicata e difficile del problema».

Gentiloni si riferisce alla necessità di rilanciare l’economia con l’esigenza altrettante irrinunciabili della salute e della sicurezza, al tempo stesso senza creare discriminazioni.

Sul tema, è intervenuta anche l’Autorità garante per la protezione dei dati personali, secondo la quale una legge nazionale si impone per non lasciare che il passaporto vaccinale diventi un affare da privati o gestito singolarmente, a macchia di leopardo, a livello regionale. Il Garante, naturalmente, solleva anche preoccupazioni in materia di violazione della privacy.

«I dati relativi allo stato vaccinale – spiega l’autorità – sono dati particolarmente delicati e un loro trattamento non corretto può determinare conseguenze gravissime per la vita e i diritti fondamentali delle persone: conseguenze che, nel caso di specie, possono tradursi in discriminazioni, violazioni e compressioni illegittime di libertà costituzionali».

Per questo motivo, cioè la delicatezza delle informazioni sanitarie dei singoli, il Garante della privacy dice no ai pass di privati e Regioni e annuncia di voler inviare a breve una segnalazione in merito al Parlamento.



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