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Blocco licenziamenti per Covid: vale per i dirigenti?

2 Marzo 2021 | Autore:
Blocco licenziamenti per Covid: vale per i dirigenti?

Il divieto di recesso del datore di lavoro stabilito dalla legislazione emergenziale durante la pandemia si applica anche a livello individuale.

Lo stop ai licenziamenti per ragioni economiche introdotto dalla normativa straordinaria varata durante l’emergenza Covid riguarda sia le cessazioni individuali sia le procedure collettive, ma alcune categorie sono escluse dal divieto e per esse rimane possibile licenziare. Ma qual è esattamente l’ambito di applicazione delle misure introdotte dal Governo per salvaguardare l’occupazione dei lavoratori dipendenti in periodo di pandemia? Il blocco dei licenziamenti per Covid vale anche per i dirigenti? Questa particolare categoria di lavoratori nei periodi normali può essere licenziata con più facilità degli altri dipendenti. Anche per i dirigenti, però, vi sono alcuni casi di licenziamento illegittimo.

Sulla vicenda di un dirigente d’azienda licenziato per giustificato motivo oggettivo si è pronunciato il tribunale di Roma [1] che ha fornito un’innovativa interpretazione delle disposizioni emergenziali ed ha ritenuto il licenziamento contrario a norme imperative in materia di lavoro.

Il divieto di licenziamento in emergenza Covid

Il divieto di licenziare i lavoratori dipendenti è stato introdotto a partire dal marzo 2020 con il Decreto Legge “Cura Italia” ed è stato successivamente prolungato con i Decreti “Rilancio”, Agosto” e “Ristori” [2] e, ultimamente, dalla Legge di Bilancio 2021.  Nel momento in cui scriviamo questo articolo, il termine del divieto è fissato al 31 marzo 2021, ma sono possibili ulteriori proroghe che il Governo sta predisponendo in via generalizzata o per specifici comparti.

Il blocco riguarda i licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ed i licenziamenti collettivi. Restano invece consentiti, anche durante l’emergenza, i licenziamenti dovuti alla cessazione definitiva dell’attività (non quindi se invece c’è continuazione, anche parziale) e quelli stabiliti con accordi collettivi aziendali. Sono possibili anche i licenziamenti per giusta causa [3] e per giustificato motivo soggettivo, in caso di superamento del periodo di comporto o durante il periodo di prova, dei dirigenti e dei lavoratori domestici.

Il licenziamento dei dirigenti

I lavoratori dipendenti subordinati si dividono in quattro fondamentali categorie: operai, impiegati, quadri e dirigenti. Questi ultimi sono al vertice della piramide organizzativa: in ragione della loro elevata professionalità, sono dotati di autonomia decisionale e di ampi poteri discrezionali e possono essere preposti alla direzione dell’intera organizzazione aziendale o di un suo settore autonomo (ad esempio, il dirigente dell’area finanziaria, della logistica, del reparto acquisti o del settore vendite): in sostanza, essi decidono per tutta l’azienda o per buona parte di essa. Le regole di inquadramento nella categoria dirigenziale sono stabilite dai contratti collettivi di ciascun comparto in relazione alle mansioni svolte.

Il licenziamento del dirigente è possibile per giusta causa anche senza preavviso [4] e questa costituisce un’importante differenza rispetto ai lavoratori delle altre categorie, o per altri motivi disciplinari, legati a negligenza, mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati o ad un grave inadempimento da cui sia derivata la rottura del vincolo fiduciario con il datore di lavoro.

Licenziamento dirigente in emergenza Covid: è possibile?

La categoria dei dirigenti non è espressamente richiamata dalle norme di legge varate sull’emergenza Covid e questo fa ritenere, trattandosi di norme eccezionali, che il divieto di licenziamento non si applichi nei loro confronti. Ma il tribunale di Roma in funzione di giudice del lavoro [1] ha accolto il ricorso di un manager licenziato, per motivi oggettivi di natura economica, durante il periodo di divieto ed ha indicato le condizioni che legittimano l’applicabilità del blocco dei licenziamenti anche ai dirigenti.

Il caso deciso riguardava un licenziamento individuale e non di tipo collettivo, intimato per giustificato motivo oggettivo consistente nella soppressione della posizione dirigenziale a seguito della riorganizzazione dell’azienda, resa necessaria dal calo dell’attività provocato dalla pandemia.

L’interessato aveva lamentato la violazione del divieto di licenziamento per insussistenza ed incongruenza dei motivi addotti: la società dopo la sua estromissione aveva assunto altri lavoratori ed inoltre proprio la funzione da egli svolta (quella di credit manager impegnato nel recupero crediti) era destinata a crescere proprio in conseguenza della crisi legata alla pandemia. La sentenza ha accolto il ricorso e, perciò, ha dichiarato la nullità del recesso operato dal datore ed ha ordinato la reintegrazione del dirigente nel rapporto di lavoro.

Divieto licenziamento dirigenti: quando opera

Il tribunale rileva che la ragione del divieto di licenziare è quella «in un certo senso di ordine pubblico, di evitare in via provvisoria che le conseguenze economiche della pandemia si traducano nella soppressione immediata di posti di lavoro». Questa eventualità riguarda anche i dirigenti, «che anzi sono più esposti a tale rischio stante la maggior elasticità del loro regime contrattuale collettivo di preservazione dai licenziamenti arbitrari» che si fonda sul principio della «giustificatezza» anziché sulle norme generali e più protettive disposte in favore delle altre categorie di lavoratori dipendenti.

Perciò, se questo è il vero scopo della norma, l’interpretazione restrittiva del divieto di licenziare i dirigenti risulta irragionevole ed errata: l’ordinanza del giudice capitolino afferma che «è difficile capire perché i dirigenti dovrebbero essere esclusi da un blocco dei licenziamenti e ancor meno risulta comprensibile perché il divieto dovrebbe operare per costoro in caso di licenziamento collettivo e non in caso di licenziamento individuale, a differenza delle altre categorie di lavoratori».

Invece – rileva il tribunale – è proprio la sicura applicabilità del blocco dei licenziamenti collettivi ai dirigenti che «offre un dato significativo del fatto che il legislatore non abbia voluto fondare una distinzione basata sullo status del lavoro dirigenziale e sulla particolarità di esso».

Perciò, per il giudice del Lavoro romano, il divieto di licenziamento è applicabile anche a livello individuale nei casi in cui il provvedimento del datore di lavoro venga adottato per giustificato motivo oggettivo: il riferimento delle disposizioni adottate durante l’emergenza Covid-19 alla norma di legge [5] «mira a identificare la natura della ragione impassibile di essere posta a fondamento del recesso, e non a delimitare l’ambito soggettivo di applicazione del divieto»; se il legislatore emergenziale avesse voluto agire in tal senso, avrebbe adottato «una diversa tecnica normativa, soggettiva e non tipologica».

Insomma, non può esserci una disparità di tutela tra il licenziamento collettivo – che la legge vieta anche nei confronti dei dirigenti durante l’emergenza pandemica – ed il licenziamento individuale, che non è espressamente previsto: ragioni di ordine sistematico e logico fanno ritenere che anch’esso sia compreso nel blocco dei licenziamenti.


note

[1] Tribunale di Roma, sez. 3° Lavoro, ord. del 26.02.2021.

[2] Art. 12, commi 9 e 10, del D.L. n. 137 del 28.10.2020, conv. in Legge n.176 del 18.12.2020.

[3] Art. 2119 Cod. civ.

[4] Art. 2118 Cod. civ.

[5] Art. 3 Legge n. 604/1966.


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