Tumore alla prostata: arriva una nuova speranza di cura

1 Marzo 2021
Tumore alla prostata: arriva una nuova speranza di cura

È stato scoperto un medicinale che riesce a ridurre il rischio di mortalità del 31%. 

La chiave per contrastare il tumore alla prostata, nella sua versione più ostinata, si chiama darolutamide ed è una molecola non steroidea. Si tratta di un farmaco orale che ha dato ottimi risultati durante la sperimentazione ed è stato già approvato dall’Agenzia europea del farmaco (Ema). Il suo omologo italiano, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha dato l’ok alla rimborsabilità e il medicinale è da pochi giorni disponibile anche negli ospedali italiani.

L’esito dei test dello studio di fase 3 – quella più avanzata della sperimentazione – è stato pubblicato sul The New England Journal of Medicine. Nei casi in cui la neoplasia non risponde ad alcuni trattamenti terapeutici e ricompare in forma quasi asintomatica, una buona opzione può essere il darolutamide.

Il farmaco è stato messo alla prova su 1.500 malati. Ne è emersa una riduzione della mortalità pari al 31%. Gli effetti collaterali sono limitati e la terapia riesce a garantire una buona qualità di vita a quei pazienti in cui il tumore resiste ai trattamenti ormonali e riprende la sua avanzata. In questi casi, si parla di carcinoma prostatico resistente alla castrazione non metastatico. In pratica, la malattia continua a esserci ma non si vede e il rischio di sviluppare metastasi nel giro di due anni è alto.

Pochi i campanelli d’allarme. Segnali che il tumore sta peggiorando possono essere la stanchezza cronica, i dolori alle ossa, i disturbi urinari, le difficoltà a svolgere le più semplici attività quotidiane o ad addormentarsi la sera. In tal caso, il paziente dovrebbe subito avvertire il suo medico.

Il Corriere della Sera ha intervistato in merito il professor Giario Conti, direttore dell’Urologia all’Ospedale S. Anna di Como e segretario della Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO), che ha chiarito che «questi pazienti generalmente non presentano sintomi e conducono una vita attiva, ma circa un terzo sviluppa metastasi entro due anni. Nello studio, gli uomini trattati con darolutamide, associato a terapia di deprivazione androgenica, hanno mostrato un miglioramento significativo sia della sopravvivenza globale, con una riduzione del rischio di morte del 31%, sia della sopravvivenza libera da metastasi».

Il medicinale, infatti, si è dimostrato in grado rallentare la comparsa di metastasi e allungare l’aspettativa di vita del paziente, che può condurre un’esistenza del tutto normale.

Il problema del tumore alla prostata, infatti, per quanto non sia aggressivo nella maggior parte dei casi, è che questo tipo di cancro può sviluppare una resistenza ai trattamenti ormonali e rimanere silente, ma attivo e in progressione. Fino a poco tempo fa, non c’erano molte alternative terapeutiche. Ora, però, c’è il darolutamide, che ritarda la comparsa delle metastasi, con effetti positivi sia sul piano clinico, sia su quello psicologico.

La tollerabilità, inoltre, è molto alta: secondo gli esperti, gli effetti collaterali sono minimi, dunque non c’è alcuna compromissione della qualità della vita.

Nel 2020, in Italia, sono stati diagnosticati 36mila nuovi casi di cancro alla prostata. Si tratta del tumore che più spesso colpisce gli uomini, soprattutto intorno ai settant’anni. Negli ultimi anni, la ricerca ha fatto passi da gigante, arrivando a una diminuzione consistente della mortalità (-15,6%).



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